Le fragili terre del Prosecco: non più solo vino

Corso di Laurea in Scienze e Cultura della Gastronomia e Ristorazione

Università degli Studi di Padova

 

Tesi di Laurea - Anno Accademico 2011/2012

Le fragili terre del Prosecco: non più solo vino

 

Relatore - Prof. Danilo Gasparini

Laureando – Dario Fiacconi

 

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Intervento correlato

Biologico, oltre i pesticidi

l'Adige - Laura Zanetti, 16 marzo 2013

 

 

..”Le albe, che una volta risuonavano del gorgheggio mattutino dei pettirossi, delle ghiandaie, delle tortore, degli scriccioli e della voce di un’ infinità di altri uccelli, adesso erano mute; un completo silenzio dominava sui campi, nei boschi e sugli stagni. Nelle fattorie le chiocce continuavano a covare, ma nessun pulcino nasceva”.

..”Giunse per i meli la stagione della fioritura, ma le api non danzavano più fra le corolle; non vi fu quindi impollinazione e non si ebbero frutti”.

..”Anche i corsi d’acqua erano rimasti spopolati. Ed i pescatori li disertavano giacché tutti i pesci erano morti. Nelle grondaie e tra le tegole dei tetti apparivano le tracce d’una polvere bianca e granulosa; essa era caduta come neve, qualche settimana prima, sulle case e sulle strade, sui campi e sui fiumi. Nessuna magia, nessuna azione nemica aveva arrestato il risorgere di una nuova vita: gli abitanti stessi ne erano colpevoli.”..

Rachel Carson, Primavera silenziosa, 1962

 

 

Introduzione


Il prosecco è oggi uno dei vini italiani più importanti. È importante perché conosciuto in tutto il mondo, ed è uno dei pochi prodotti che in questo periodo di crisi fa registrare un andamento positivo. Spesso si fa largo uso del binomio vino-territorio, dando al prosecco il ruolo di ambasciatore nel mondo delle colline trevigiane. Si potrebbe dire che bere un calice di questo vino è come bere un po’ di queste colline. Ma come sono queste colline? Il degrado ambientale e l’inquinamento cronico di cui sempre più si sente parlare in questi luoghi, menzionati spesso come tra i posti più belli d’Italia e candidato per diventare “Patrimonio dell’Umanità” (UNESCO), potrebbero influire negativamente sull’immagine del prosecco e rendere vani anni di impegno, investimenti e duro lavoro, che hanno fatto si che questo vino diventasse quello che è oggi.


Questo lavoro nasce dalla voglia di conoscere la consapevolezza con cui il consumatore sceglie il prodotto da acquistare. La curiosità di sapere se le notizie su questi problemi toccano il consumatore medio, italiano e straniero, oppure è un problema sentito solo dalla popolazione locale, in quanto preoccupata da notizie spesso allarmanti sullo stato di salute della gente e della loro terra, e dalla reticenza e assenza delle istituzioni.


Per l’elaborazione si sono raccolti dati sull’incidenza di alcune gravi malattie nella zona e i dati di vendita dei prodotti fitosanitari. Non ci sono prove che le malattie e l’uso di questi prodotti siano correlati, e lungi da questo lavoro dimostrarlo, ma a detta di diversi enti, l’inquinamento e il degrado ambientale fanno parte di un sistema di cause dell’insorgenza di alcune di queste, e certamente l’uso eccessivo della chimica per l’agricoltura crea problemi all’ambiente. Partendo dalle patologie più comuni della varietà di vite più coltivata nella zona, il glera, che dà il DOCG Conegliano-Valdobbiadene, si è provato a risalire ai principi attivi e prodotti fitosanitari più utilizzati per curare queste piante. Grazie ai dati ARPAV, non certo semplici da reperire come invece dovrebbe, essendo un’istituzione pubblica, si è risaliti alle quantità usate di questi prodotti. Grazie alle ulss, invece, si sono avuti i dati sulle incidenze di alcuni disturbi della popolazione, anche qui con qualche difficoltà. Si sono trovate ricerche ed elaborazioni di dati di alcune tra le più importanti istituzioni ed enti, nazionali e regionali, in cui viene dimostrato come la chimica, dalla terra passa all’acqua, al cibo, all’uomo. Si sono raccontate anche le reazioni e le risposte di tutte le parti coinvolte, quindi la popolazione, gli enti e i produttori, in quanto ognuno, a suo modo, sta facendo la propria parte.


Si è voluta dare voce ad un problema di un territorio fantastico, da cui si è stati accolti con gioia e amore, e merita di essere ricambiato, ogni giorno e in ogni gesto.

 

 


     Qui, ancora oggi, il vino viene fatto a mano” (immagine tratta dalla tesi).