ISDE, su pesticidi neonicotinoidi

ISDE Pesticidi

Posizione ufficiale in materia di pesticidi neonicotinoidi

4 febbraio 2013

 

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University of Cambridge - Daniel E. Rozen Maarten Zwart

Outside the Journal of Experimental Biology

 

 

Il 16 gennaio 2013, dopo essersi pronunciata in senso negativo in modo temporaneo, cioè in attesa di esprimere valutazioni più esaurienti, sulle tre molecole insetticide (neonicotinoidi) Imidacloprid, Thiametoxam e Clothianidin, delle quali sono noti da tempo gli effetti tossici sugli insetti pronubi -- in particolare su api e bombi che rivestono grande importanza nell'impollinazione delle piante e altri processi ecosistemici -- l'EFSA ha in qualche modo posto il suo sigillo ai ripetuti rimproveri di “leggerezza” provenienti da ambienti governativi e non-governativi di buona parte della UE.

 

I neonicotinoidi sono derivati della nicotina che, a sua volta, è una potente tossina (un alcaloide) sintetizzata nelle foglie del tabacco e di altre piante. Si ritiene che la sintesi di nicotina sia un ottimo sistema di difesa biochimica evoluto da alcune piante per proteggere i tessuti vegetali dall’attacco degli erbivori.

 

Oggi i neonicotinoidi sono tra i pesticidi più utilizzati al mondo, con un impiego globale esteso su 140 colture diverse e un mercato che riguarda oltre 120 nazioni. Nel quadro dei prodotti commercializzati su scala planetaria essi costituiscono il 25% di tutti i composti impiegati come insetticidi.

 

Deve essere chiaro che i neonicotinoidi sono pesticidi “di sintesi”, spesso utilizzati per la cosiddetta “concia” dei cereali, che una volta assorbiti dai tessuti della pianta hanno una diffusione sistemica per la loro capacità di invadere i vasi linfatici e quindi raggiungere l’intero organismo vegetale. Come si può facilmente intuire, tutto questo aumenta l’efficacia e la durata del trattamento anti-parassitario delle colture.

 

Altri usi dei neonicotinoidi prevedono l’applicazione diretta al suolo, ove i principi attivi possono restare per tempi indefiniti (persistenza) oppure transitare verso i corpi idrici superficiali a causa del dilavamento del terreno. In questo modo viene a determinarsi una fonte cronica di inquinamento chimico degli ecosistemi e di esposizione rischiosa per una moltitudine di organismi, uomo compreso.

 

Non bisogna inoltre dimenticare che queste molecole possono contaminare anche gli ambienti indoor. Esse infatti vengono usate come anti-parassitari per gli animali da compagnia oppure impiegate come insetticidi a uso domestico.

 

I neonicotinoidi sono sotto il mirino di ecotossicologi e zoologi da molti anni perché sugli insetti esercitano notoriamente una potente azione neurotossica.
In particolare, a livello delle sinapsi essi si comportano come ligandi dei recettori colinergici nAChR (nicotinic acetylcholine receptor) e come agonisti dell’acetilcolina, con effetti sulla fisiologia del sistema nervoso e sul comportamento molto simili a quelli indotti dalla nicotina. Le conseguenze tossicologiche per gli insetti, e in particolare per gli insetti sociali come gli imenotteri, sono talmente rilevanti da poter essere osservate anche a dosaggi molto bassi o "subletali", come indicato da una serie di autorevoli studi scientifici.

 

Effetti di questo tipo sono stati rilevati soprattutto sugli individui adulti che provvedono al foraggiamento delle colonie (api bottinatrici) nelle api del miele (Apis mellifera), e le ripercussioni che vengono riportate di seguito sono soltanto alcune di quelle descritte a oggi in letteratura: devianza del comportamento esplorativo finalizzato all’alimentazione, riduzione della memoria olfattiva, ridotta capacità di orientamento, ridotta capacità di percezione spaziale, ridotta capacità di comunicazione sociale. Poco chiari, inoltre, sono gli effetti sulle larve.

 

Direttamente o indirettamente, gli effetti sopra elencati determinano una minore performance alimentare e sociale, provocando un inevitabile aumento della mortalità delle colonie di api e di altri insetti.

Come tutti gli analoghi della nicotina, anche le molecole sintetiche Imidacloprid (capostipite), Thiametoxam, Clothianidin -- oggi protagoniste delle rettifiche dell’EFSA che definisce “inquietanti” i loro effetti ecologici -- tendono a modificare la funzionalità del sistema nervoso. Molti autori, tuttavia, danno per acclarato che l’azione tossica dei suddetti principi attivi sia caratterizzata da una selettività specifica per gli insetti, il che permetterebbe di risparmiare danni o effetti indesiderati a carico degli altri organismi animali.

 

Per quanto riguarda gli effetti sui mammiferi, le imprese produttrici hanno storicamente minimizzato la portata dei neonicotinoidi definendoli "a bassa tossicità". In materia, comunque, la letteratura scientifica non sembra così congruente. Studi sperimentali su roditori (ratto e topo) e lagomorfi (coniglio) documentano che i neonicotinoidi e i loro metaboliti hanno una tossicità acuta degna di attenzione, anche se complessivamente di minore entità rispetto a quella a carico degli insetti.

 

La somministrazione sistemica di Thiametoxam nel topo ha mostrato che quasi il 50% del principio attivo assunto viene metabolizzato, e che i relativi metaboliti possono facilmente essere rilevati nel tessuto cerebrale. Questi composti mostrerebbero una selettività specifica per i recettori nicotinici dell’acetilcolina dei mammiferi e i potenziali effetti sul sistema nervoso sono stati definiti di “considerevole interesse”.

 

Oggi si sa che in tutti gli animali dotati di un vero sistema nervoso, i meccanismi molecolari che presiedono la fisiologia nervosa sono piuttosto simili: in termini filogenetici, sarebbero "caratteri omologhi".
Vero è che talora questi meccanismi presentano variazioni riferibili a differenze (per esempio, di struttura molecolare) dei recettori colinergici in grado di spiegare, almeno in parte, la selettività dei neonicotinoidi per gli insetti. Come indicato poco sopra, tuttavia, gli studi di tossicità su mammiferi non andrebbero completamente in tale direzione, in particolare quando l’attenzione viene indirizzata ai metaboliti dei neonicotinoidi.


Tra l’altro, poco o nulla si conosce dei possibili effetti in termini di tossicità cronica.
Allo stato, nessuno è in grado di escludere che i neonicotinoidi siano potenzialmente o effettivamente tossici per una moltitudine di specie animali, anche perché alcuni processi tossicologici potrebbero non essere facilmente rilevabili, soprattutto per ciò che concerne gli effetti cronici. Nel cane domestico, comunque, è stata osservata insufficienza epatica e aumento della colesterolemia dovuta a esposizione alimentare cronica. Inoltre, nel ratto sono state individuate modificazioni pronunciate della tiroide soprattutto nei maschi a seguito di esposizione alimentare cronica. In entrambi i casi si tratta di reazioni avverse non contemplate dalle imprese produttrici e dovute a esposizione prolungata.

 

Un ulteriore effetto possibile è che i neonicotinoidi interferiscano con il sistema endocrino dei mammiferi, poiché il recettore bersaglio (nAChR) dei neonicotinoidi è presente in vari distretti dell’organismo coinvolti nella rete endocrina. Tale effetto potrebbe valere allo stesso modo per l’uomo e gli altri primati, soprattutto quando l'esposizione ai neonicotinoidi avviene nelle fasi dello sviluppo embrionale e/o peri-natale.

 

È infine importante sottolineare che la nicotina e i suoi derivati sono sostanze farmacologicamente attive e, come tali, potenziali agenti tossici.

Oggi è la stessa EFSA che, a seguito di un interessamento del Parlamento Europeo e su sollecitazione della Commissione Europea, deve rimettere in discussione il proprio operato facendo un deciso passo indietro su alcuni neonicotinoidi (Imidacloprid, Thiametoxam, Clothianidin) che in passato hanno ottenuto l'autorizzazione per la commercializzazione.

 

Il gruppo ISDE–Pesticidi ritiene che tali neonicotinoidi debbano essere banditi dal mercato, sia per la prevenzione di ulteriori ripercussioni sulla biodiversità dell’entomofauna, con particolare riferimento agli insetti pronubi, sia richiamando il Principio di precauzione per quanto concerne le insufficienti conoscenze in materia di tossicità acuta e cronica in tutti gli altri metazoi, uomo incluso.

 

Il gruppo ISDE–Pesticidi, inoltre, sollecita le Autorità nazionali ed europee a un'efficace azione di monitoraggio e a una più oculata regolamentazione di tutti gli analoghi della nicotina e, più in generale, di tutti i pesticidi attualmente impiegati nei sistemi agricoli dei paesi UE.

 

Si auspica che il caso dei neonicotinoidi sistemici induca l’EFSA -- spesso accusata di non adempiere pienamente al proprio ufficio -- a perseguire il mandato istituzionale che le è stato conferito dai cittadini europei attenendosi unicamente a valutazioni scientifiche indipendenti.
L’Agenzia infatti opera per garantire la sicurezza alimentare nei paesi dell’Unione e non per tutelare gli interessi dell’industria e dei gruppi di pressione.