Orobie che vai, civiltà che trovi

Orobie che vai, civiltà che trovi

 

 

Riportiamo la cronaca dello scrittore Davide Sapienza di un giro domenicale “tranquillo, breve…” in Presolana, citata nel pezzo pubblicato ieri su Ruralpini dal prof. Michele Corti “Orobie Luna Park (e peggio) diventa un caso nazionale”.


Speranza conclude così il suo racconto: .

"È solo una storia di un’ordinaria domenica in un luogo dove non tornerò MAI PIÙ di domenica. Sono solo contento di avere fatto vedere a mio figlio cosa lo aspetta, lui che è nato qui sotto la Presolana, se i nostri amministratori continueranno a fare dei distinguo che nulla hanno a che vedere con la logica, il raziocinio, l’economia, la giustizia, la legalità e lo Spirito della Montagna. Io non ci credo che tutte le istituzioni non sappiano cosa accade la domenica in luoghi come quelli. Non ci credo e basta. Non ne incontro MAI dove si trovano criticità di questo tipo: 300/400 persone che camminano, pedalano, vanno a cavallo, qualche decina tra elicotteri, jeep e quad. Ma vincono questi, vince l’illegalità. La smettano di criticare i “terroni”. E si guardino in casa."

 

Qui l’intervista di Giovanni Agnoloni a Davide Sapienza.

 

Redazione Ecce Terra

Trento, 20 settembre 2012

 

 

La lettera di Davide Sapienza


Domenica 16 settembre 2012. Decido di fare un giro tranquillo, breve, e far vedere a mio figlio, 3 anni e 4 mesi ieri, il lago d’Iseo dal Monte Alto, 1723m, poco sopra il R. Magnolini, che è luogo di ritrovo per facili escursioni e per questo molto frequentato. Non sbagliamoci, la zona è bellissima. Ma so cosa POTREBBE attenderci...

 

Ore 10.30 partiamo dal parcheggio sotto il Pian del Termen e risaliamo diretti al Magnolini. Oggi mi sento buono e mio figlio deve vedere e imparare da solo a distinguere e quindi lo porto in un’area molto bella ma anch molto “asservita” alla “urbanizzazione” della montagna‐senza‐fatica‐ma‐divertente. Pora e Monte Alto sono luoghi belli, sono qui sopra casa... capita di rado di andarci da solo, scelgo sempre mete più selvatiche però mi mancano quei paesaggi sempre affascinanti che si godono da lassù.

 

Al rifugio è tutto pieno. Ma ci accolgono se si pranza rapidi, il cucciolo scalpita ha fame e il rifugista dice “un bambino deve sempre mangiare” e per questo lo ringrazio. Per ora è andata bene: solo 2 jeep, per portare i “disabili” (quelli veri, quelli normodotati secondo la terminologia corrente, che però per fare 1‐2 km a piedi e arrivare al Pian della Palù o altrove devono farsi andare a prendere, perché camminare cosa c’entra con la montagna?). Poi ecco due moto, provenienti dall’area Monte Alto. Ah già, dimenticavo che c’era anche un aereo, un piccolo velivolo anche affascinante, peccato che volteggi dietro il Pian del Termen a non più di 20 metri dal suolo. Mi era già capitato in passato di vederne. Fortuna che c’è gente a piedi e anche tante mountain bike.

 

Ma questo è niente. Ora viene l’orrore, quando alle 12.30 io e il bambino lasciamo il rifugio. Arriva un primo elicottero, bianco e rosso, atterra a 60 metri, sull’erba. Non esistono piazzole di atterraggio in questa zona. Scendono altri disabili, ma miracolo, MIRACOLO! CAMMINANO DALL’ELICOTTERO AL RIFUGIO!, e hanno ovviamente le scarpe basse sportive, ma slacciate, non va di moda allacciarsi le calzature. Ci sono decine di persone e tante famiglie, lì fuori. Non vedo molta felicità ma vedo anche indifferenza. L’elicottero riparte e si tuffa nella piccola macchia di conifera, in direzione Malga Ramello, il pilota deve farci vedere che è veramente un “figo” e vola a raso. Se fosse caduto, sarebbe stato un disastro, c’erano circa 100 persone con bambini lì vicino e in cammino su e giù dal Monte Alto. Come il biancorosso elicottero se ne va, ne arriva uno simil‐militare, scuro. C’è un uomo solo a bordo. Mio figlio, che sto tenendo per mano salendo rapidi verso “la vetta” che era il nostro piccolo‐grande obbiettivo, inizia a PIANGERE forte e inizia a dire “Siete impazziti! Andate via! Non fate lumole (leggi rumore), no no no...”, poi si gira e vede passare 5 cacciatori (gli unici esseri “legali” in circolazione tra tutti questi figuri, erano loro: oggi si apriva la stagione della caccia). Ma io gli dico “vai, che saliamo in vetta” e ci allontaniamo. I cacciatori tengono le armi puntate in basso, non costituiscono pericolo, lo spiego a mio figlio, che posso non essere d'accordo con loro, ma non stanno facendo nulla contro la legge. Intanto però il genio che pilota questo secondo elicottero scuro indugia almeno 3 minuti prima di atterrare. Sull’erba, ovviamente. Quando atterra, tiene il motore acceso. Almeno altri 5 minuti, poi spegne. Ho volato, in Canada e per lavoro soltanto su distanze immense, e so cosa dico e cosa ho visto. Ho visto uno che se ne frega degli altri. Intanto, torna l’elicottero bianco‐rosso, noi siamo ormai quasi in vetta (ora, circa 12.50) e questo elicottero atterra vicino all’altro. Venti minuti dopo ne arriva un terzo. Atterra invece a valle del  rifugio, sulla destra, dove c’è un gregge di pecore.

 

Con Leon scendiamo allora in direzione nordest, per stare lontani e così posso evitare di ripassare al Magnolini. Passiamo al “rifugio” Pian della Palù per rientrare da lì. Sopra la pista Valzelli incrocio due guardiacaccia. Scambio due chiacchiere. Chiedo come mai nessuno fa rispettare la legge sui sorvoli: “Eh già, è vero... però noi ci occupiamo dei cacciatori”... eh già, penso io, l’ignavia regna suprema in questa italietta, senza offesa, cari dipendenti della Provincia, immagino sia difficile avere a che fare con “vertici” che per finta vi fanno rispettare la legge e per davvero proteggono queste pratiche con tanti discorsi fumosi rilanciati dai gornali sull’economia in montagna. Ho anche il tempo di fare dei calcoli, sull’economia dei 10-12 “disabili normodotati” venuti al rifugio in elicottero, all’impronta ecologica lasciata dai velivoli e da queste 12 persone e dal totale che fanno incassare a un rifugio CAI. Ah  già! Il Magnolini è un rifugio CAI. Ma il CAI è ormai schierato per “il silenzio” in montagna e niente mezzi motorizzati, forse dovrebbe verificare meglio le pratiche dei propri rifugi, credo (non me ne vogliano i rifugisti, ma ognuno ha il diritto di avere le proprie idee).

 

Ora io domando, il CAI perché non si dissocia da questo tipo di andazzo? Forse gli ricorderemo che per andare a piedi al Magnolini si fanno ben 100 m di dislivello e che anche strisciando sul sedere, si raggiunge al massimo in 45 minuti.

 

Rientrando ho chiamato il 112, i Carabinieri. Ho spiegato tutto, ho lasciato il nome, ha risposto la stazione di Clusone, la persona con cui ho parlato è stata molto gentile, ha ascoltato e gli ho detto, “so che forse questo non è territorio vostro, ma avvertite qualcuno, non credo vi sia una singola azione legale oggi, tra quelle viste sui cieli di quell’area montana”. Vedremo. Non sapevo se scrivervi, beh l’ho fatto. È solo una storia di un’ordinaria domenica in un luogo dove non tornerò MAI P di domenica. Sono solo contento di avere fatto vedere a mio figlio cosa lo aspetta, lui che è nato qui sotto la Presolana, se i nostri amministratori continueranno a fare dei distinguo che nulla hanno a che vedere con la logica, il raziocinio, l’economia, la giustizia, la legalità e lo Spirito della Montagna. Io non ci credo che tutte le istituzioni non sappiano cosa accade la domenica in luoghi come quelli. Non ci credo e basta. Non ne incontro MAI dove si trovano criticità di questo tipo: 300/400 persone che camminano, pedalano, vanno a cavallo, qualche decina tra elicotteri, jeep e quad. Ma vincono questi, vince l’illegalità. La smettano di criticare i “terroni”. E si guardino in casa.

 

Davide Sapienza, dalla Presolana

 

 


     Rifugio Magnolini - Portale geografico - CAI Bergamo