È davvero triste e fa incazzare…

È davvero triste e fa incazzare…

Dal blog di Ezio Orzes, 22 gennaio 2012


Ci risiamo!
La manovra sulle liberalizzazioni del governo Monti, largamente condivisa dalle forze politiche che lo sostengono, ripropone la privatizzazione forzata dei servizi pubblici!

Si privatizza  naturalmente senza distinguere, a prescindere! L’importante è consegnare al “mercato”  fette importanti di servizi essenziali per i cittadini. Al “mercato” e alle stesse logiche che hanno determinato la crisi economica e sociale che sta esplodendo sotto i nostri piedi.
I professori degni dell’appellativo non dovrebbero mai smettere di imparare, non dovrebbero recitare dei mantra assoluti senza avere la capacità di spiegarli, dovrebbero essere in grado  dimostrare con i numeri le ragioni delle loro scelte.

E allora proviamo noi a dare qualche numero, a partire da 2 casi concreti:
1. Il mio Comune - Ponte nelle Alpi - si attesta su una percentuale di differenziazione (media 2010) dell’88,04%. Si è passati da una percentuale di raccolta differenziata del 22,4% del 2006, all’81,6% del 2008, all’85,01% del 2009, fino ad arrivare al 88.04% nel 2010. Il dato ancora più significativo, però, è la riduzione della produzione di rifiuto secco indifferenziato: nel 2006 abbiamo portato in discarica 2938,24 tonnellate di rifiuto secco indifferenziato, nel 2010 solo 248  tonnellate: una riduzione pari all’ 91,56%%. Nel 2006 ogni cittadino del nostro comune produceva 348 Kg di rifiuto secco indifferenziato, nel 2010 ne ha prodotto in media 29,04 Kg. Considerando anche la frazione organica auto smaltita a domicilio con il compostaggio domestico secondo il metodo utilizzato da Arpa Veneto, a Ponte nelle Alpi raggiungiamo il 90,32% di raccolta differenziata (dati 2010). Siamo da qualche anno considerati il comune con le migliori performances d’ Italia, recentemente la nostra esperienza è stata presentata a Bruxelles come riferimento delle migliori pratiche del settore.

Il servizio è gestito dalla Ponte Servizi srl una società 100% pubblica del Comune di Ponte nelle Alpi a cui il comune ha affidato direttamente la gestione del servizio. La Ponte Servizi srl è il braccio operativo dell’Amministrazione comunale che esercita tutte azioni di indirizzo e controllo sulla società.
La Ponte Servizi in 4 anni ha ottenuto questi risultati riducendo i costi totali del servizio del 14,7%, raddoppiando il numero degli occupati e applicando un sistema tariffario che premia, anche economicamente, i comportamenti più virtuosi dei cittadini. Alla Ponte Servizi srl lavorano persone straordinarie, competenti e capaci, vicine alle esigenze dei cittadini, attente nel riuscire a dare risposte efficaci a tutte le utenze (per noi non sono clienti) con una grande attenzione alle componenti più fragili della nostra comunità.


 

2. Il Consorzio Priula e il Consorzio Tv 3 gestiscono attraverso la loro società Contarina Spa, con un affidamento diretto, tutte le attività connesse alla gestione dei rifiuti, compresa la comunicazione all’utenza e la fatturazione. Complessivamente stiamo parlando di 49 comuni per un bacino di utenza servito di quasi 500.000 abitanti nella stessa area geografica. Mezzo milione di cittadini serviti con una raccolta differenziata porta a porta che supera l’80%, tutti a tariffa puntuale da anni! Il Consorzio Priula è stato il primo in Italia ad introdurre la raccolta differenziata porta a porta e la tariffa puntuale su larga scala e tutti quelli che si sono avvicinati a questo metodo devono qualcosa a questa esperienza, che a mio avviso non ha uguali in Europa.

Se il provvedimento sulle liberalizzazioni non verrà modificato queste due realtà verranno spazzate via, queste esperienze che dovrebbero essere, da un governo serio, prese a riferimento, verranno gettate in pasto al “mercato”. Con quali vantaggi per i cittadini? Con quali vantaggi per il paese? Con quali vantaggi per l’ambiente?

Attualmente i cittadini serviti da queste due realtà hanno tariffe basse - sotto la media nazionale - e servizi di assoluta eccellenza, una gestione trasparente e vicina al territorio.

E chi arriverà a gestire questi servizi? Da dove? Con quali capitali? C’è qualche professore o segretario di partito (di destra o di sinistra) che è capace di spiegarmi perché dovrebbe subentrare nella gestione qualcun altro e con quali garanzie? È evidente che se saremmo costretti ad andare a gara, qualsiasi concorrente sarà obbligato, per contenere i costi ed assicurarsi un profitto, a diminuire la qualità del servizio o a sfruttare, attraverso subappalti e società di comodo, i dipendenti, oppure ad aumentare i costi finali a carico degli utenti.

Non ci possiamo nemmeno nascondere il rischio concreto che in questa enorme partita economica delle privatizzazioni, come dimostrano diverse indagini della magistratura, la malavita organizzata possa trovare facili vie per riciclare denaro ed infiltrarsi nei comuni. Gli appalti si possono vincere anche sottocosto se lo scopo è ripulire i soldi sporchi.

Sappiamo che in Italia esistono anche pessime gestioni dei servizi pubblici, società di ogni colore che sono utilizzate per riciclare, piuttosto dei rifiuti, qualche politico trombato alle ultime elezioni. Società con consigli di amministrazione impresentabili e bilanci in rosso. Ma possibile che non si sia in grado di distinguere? Possibile?

Nel tritacarne della norma finiscono le società in house, i consorzi, le aziende pubbliche sane trattate allo stesso modo di quelle deficitarie. L’Italia dell’efficienza, delle competenze, dei servizi pubblici di qualità, delle gestioni finanziarie oculate e trasparenti accomunata ai carrozzoni che generano disservizi, assistenzialismo, sprechi, bilanci fuori controllo.
È evidente che norme che si propongono di mettere ordine nel settore delle partecipazioni degli enti locali non possono che basarsi su parametri ed indicatori di qualità gestionale, nell’effettivo raggiungimento degli obiettivi di settore previsti dalla normativa nazionale ed europea, nella verifica puntuale di bilanci, servizi erogati e performance societarie.

Basterebbe utilizzare qualche semplice parametro:
Performances delle società pubbliche rispetto al raggiungimento degli obiettivi minimi previsti dalla legge (nel caso il superamento del 65% entro il 2012).
Bilanci in pareggio o in attivo negli ultimi tre anni di esercizio.
- Effettivo “controllo analogo” esercitato dai Comuni nei confronti della propria società (bilanci approvati in consiglio comunale, trasparenza dei costi di gestione, puntuale rispetto dei contratti di servizio ecc…).
- Costo medio/abitante sotto la media nazionale comparato alla quantità/qualità dei servizi erogati.
Possibile che non si riesca in questo paese a fare due conti (dovrebbe essere un lavoretto facile per dei tecnici) con un po’ di buonsenso? Perché non si definiscono degli indicatori di qualità? In modo che le gestioni che rientrano in questi parametri possano continuare ad erogare servizi di qualità e chi non è in grado di rispettarli entro un termine stabilito vada a  gara? Che cosa ci vuole per fare un ragionamento così semplice?

È davvero triste e fa incazzare! Sono da anni assessore in un comune dove gli amministratori tentano quotidianamente, tra mille difficoltà, di dare un senso alla politica, di offrire servizi di qualità ai cittadini, di farlo con un approccio etico e responsabile e siamo continuamente costretti a difendere queste scelte da uno stato che con colpevole superficialità e superbia ripropone ricette vuote e stantie.
Caro Monti, noi difenderemo questa nostra esperienza, contro la miopia di queste norme e le ambiguità dei partiti che la sostengono. Se serve anche contro uno stato incapace di dare ascolto ai suoi figli migliori.

 

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