Cronaca

Lo spirato inceneritore che aspira ad essere gassificato

Lo spirato inceneritore che aspira ad essere gassificato


Nel merito di quello spirato inceneritore, ci limitiamo ad alcune essenziali annotazioni, evidenziando gli estraniati richiami nell'articolo del giornalista del Trentino, Luca Marognoli.

· Esordisce con “un inceneritore ecologico… ecco la parola chiave”; così tutto diventa ecologico, anche una parola chiave.

· “Alberto Pacher ha studiato”. Ha studiato, tre anni dopo l'improvvisato e costoso fallimento di un project financing, “per far tornare i conti…: come rendere conveniente l’investimento dei privati”.

· La novità sarebbe un “impianto di nuovissima generazione” che, producendo energia utile, farebbe “abbassare le tariffe dei cittadini” (un altro miracolo della "conveniente" crescita dei costi, per saperne di più potrebbe chiedere informazioni alla collega di partito Laura Puppato); quei cittadini che dovrebbero investire, per remunerare l’imprenditore (quella Dolomiti Energia con la proprietà attualmente al 70% circa di Comuni e Pat), nel 70% in “abbattimento dei fumi”.

· Pacher esordisce con qualche numero, usa la parola “crescita” per ribadire che i rifiuti indifferenziati sono in calo. Fino a quando, fino a quale tipo di remunerazione? Si ricorda, 6 anni dopo il Terzo aggiornamento del Piano rifiuti (a quando il Quarto?), che ci sono aree che “stanno aggiornando i propri sistemi di raccolta”. Cita un “meccanismo più capillare” per l’Alto Garda come se da quelle parti o nelle Giudicarie, in Val di Sole o in Val di Fassa qualcuno dovesse rimanere non lodevolmente dubbioso su efficacia del “porta a porta” e tariffa puntuale.

· Si sofferma sulla problematica delle 8 discariche provinciali che “vanno gestite come una sola articolata su 8 sedi”. Di chi sarebbe la regia?

· Insiste sulla flessibilità dell’impianto, dimenticando la regola citata in premessa della remunerazione per quell’”imprenditore”. Che cosa è realmente bancabile in termini di decennale gestione della materia rifiuto?


Dulcis in un fundo che dura da un decennio, Pacher, messo in soffitta senza troppi schiamazzi e clamori il vecchio “termovalorizzatore”, si ripropone con quell'ammodernato “concetto di trattamento termico senza specificare…”.

 

Per quanto a spesa e qualità del futuro, varrebbe la pena guardare altrove senza specificare alcun termicismo, forse ne andrebbe dei contenuti della prossima campagna elettorale.

Dopo il sofferto tempo degli studi si potrebbe passare all’ammissione di una lenta progressiva maturazione anche per quella parte politica che sempre più pare orientata a remunerare ben altro che la convenienza economica dell’operazione. Ad esempio, riducendo quella frazione indifferenziata che porterebbe ad una produzione pro capite, nel breve-medio periodo, di circa 70-80 kg/anno.

Si vorrebbe convincere qualcuno che varrebbe ancora la pena ricavare energia da circa 40-50.000 tonn/anno di rifiuto secco, escludendo i rifiuti assimilati o assimilabili agli urbani, non perennemente stabili su questo quantitativo?

Un anno dopo lo studio di fattibilità sul teleriscaldamento da 41.000 euro, sembra già finito il tempo degli ignari aspiranti teleriscaldati. A questo ci pensa più responsabilmente Eliopoli, la Città del Sole.


Adriano Rizzoli

Trento, 24 giugno 2012

 


     Assuan, città del caldo Sole

     Forse anch'essa aspirante al teleraffrescamento con moderno termovalorizzatore


     Monastero di San Simeone

 

       Monastero, particolare affresco

 

     Monastero, intonaco

 

     Museo nubiano (Nubia)

 

     Museo nubiano, braccialetto

 

     Museo nubiano, File

 

     Mango

 


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