Cronaca

Pacher si vergogna del ritardo sull’inceneritore

Pacher si vergogna del ritardo sull’inceneritore


Non nuova affermazione del vicepresidente della Provincia Alberto Pacher, nel giardino di Arco, secondo cui dal problema discariche se ne uscirebbe costruendo l’inceneritore.

Come se il 30% di rifiuto prodotto dall’incenerimento sparisse assieme alle discariche; come se ciò non costringesse i trentini a frenare su un buon sistema gestionale avviato al miglioramento, anziché congelarlo sulla richiesta di combustibile per l’inutile macchina; come se dopo il lungo tempo trascorso, non invano, in verifiche e ripensamenti non si dovesse guardare altrove per ritrovarsi meno concentrati sulla obbligatorietà di una scelta oramai superata; come se la situazione ambientale e igienico sanitaria non peggiorasse: dalle discariche agli inceneritori, dalla padella alla brace.

 

Come se, dieci anni dopo, malgrado uno studio di fattibilità sul teleriscaldamento del luglio 2011, solo l’ipotesi di servire e scassare per 10-20 anni strade e case dei sobborghi di Roncafort, Spini, Gardolo, Trento Nord fino a Piedicastello, fosse l'unico concreto supporto per un’operazione che comunque rimane economicamente e finanziariamente insostenibile.

 

A maggior ragione insostenibile per gli stessi abitanti dei citati sobborghi che, per far loro digerire un teleriscaldamento improponibile, potrebbero ritrovarsi costretti a una poco sapiente operazione di marketing.

Anche in questo caso di nullo coinvolgimento e partecipazione. Stavolta però potrebbe essere la stessa Provincia di Trento a indire un referendum: teleriscaldamento sì o teleriscaldamento no. È probabile che in questa eventualità il quorum sarebbe ampiamente raggiunto, forse anche nel sobborgo del presidente Dellai.

 

Redazione Ecce Terra

Trento, 5 maggio 2012

 


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