Cronaca

"... si dia l'inizio alla realizzazione del sacrosanto inceneritore"

Ringraziamo il signor Gottardi per aver volato alto su conseguenze e irreversibilità di quel suo "sacrosanto inceneritore" con il quale - a suo insindacabile parere - si risparmierebbero nervosismi, ossessioni, tempo e denaro, magari bruciandoci anche vizi e ragioni dei cosiddetti ambientalisti.

Redazione Ecce Terra

Trento, 28 marzo 2012

 

 

Lettera in replica a Gottardi

Differenziata, pigrizia e declino ecologico

l’Adige Lettere - Ruggero Pozzer*, 30 marzo 2012


Leggo come l'antiambientalista Giuseppe Gottardi vive un gran disagio nell'aprire due confezioni per farsi un semplice panino. Il disagio aumenta poi a dismisura quando deve separare in due parti i materiali di confezionamento. Il pensiero poi che tali residui possano riempire discariche o produrre diossina non lo sfiora nemmeno tanto è ossessionato compulsivamente dal lavoraccio, peraltro non obbligato, di dover staccare l'etichetta dalla confezione di prosciutto. Vorrebbe l'inceneritore, non si capisce se per ovviare allo stacco di etichetta o perché crede veramente alla salubrità dello stesso.

Da ambientalista, non certo perfetto ma convinto, voglio solo invitarlo a guardarsi intorno, apprezzando come i principi cardine della salvaguardia ambientale e il conseguente distinguo nei rifiuti siano ormai condivisi in tutta la società. Rimane solo la differenza tra chi cerca con coerenza di battersi per gli stessi e chi invece ne parla a bocca larga salvo poi disattenderli per pigrizia.

Con la sua lettera antiambientalista Giuseppe ha fondato una terza categoria, fortunatamente poco frequentata, gli increduli a un mondo in costante declino ecologico.

* Vice Presidente Verdi del Trentino

 

 

Un referendum per liberarci di tutti gli ambientalisti

l’Adige Lettere - Giuseppe Gottardi, 28 marzo 2012


Insomma, per risparmiare tempo, decisi di farmi un panino al prosciutto. Dato che il pane non era freschissimo aggiunsi due cucchiai di salsa tartara per renderlo più morbido. Alla fine, liberai il tavolo dei residui. Il vasetto della tartara era finito per cui lo lavai e lo riposi nel contenitore del vetro. Il tappo metallico finì nel contenitore del metallo e plastica. Il sigillo di garanzia del prodotto, dove aver quasi rischiato di perdere un'unghia per strapparlo, lo misi nel contenitore del residuo.

Il sacchetto di plastica che conteneva l'involucro del prosciutto, dove aver tolto l'etichetta del prezzo che presentava della colla e averla messa nel contenitore del residuo, lo misi assieme alla plastica. L'involucro di carta del prosciutto finì nella carta. All'interno la carta oleata del prosciutto finì nel residuo ma il foglio di materiale plastico che separava le fette di prosciutto, poiché presentava residui di cibo, prima di metterlo nella plastica, subì un veloce lavaggio.

Ahimè, alcune parti del prosciutto non presentavano un bel colore, per cui due pezzettini finirono nell'umido.

Anche un pezzo del panino finì nell'umido perché, preso da un attacco di nervoso, mi ritrovai a vomitarlo.

Ora, in medicina un comportamento di questo tipo si chiama ossessivo-compulsivo determinato non dal rifiuto ma dai rifiuti. Esso non è conseguenza di un'eredità genetica, né di disturbi organici ma bensì di una specie di dermatite da contatto dovuta alla presenza costante nella nostra vita della follia dei nostri amministratori. Per cui alla fine, considerando la smisurata ricchezza della nostra amata Provincia, non ci resta che indire un referendum, qualsiasi sia il suo costo perché noi ce ne facciamo un baffo dei costi dei referendum e proporre un forte stanziamento in denaro da dividere fra tutti gli ambientalisti affinché prendano il loro cervello e le loro cose e vadano così a vivere da un'altra parte. Immediatamente dopo si dia l'inizio alla realizzazione del sacrosanto, indispensabile inceneritore.