Cronaca

Inceneritore, i residui un’incognita tossica

Ed a proposito di dove andrebbero smaltiti i residui dell’inceneritore, riportiamo stralcio dell’articolo del gennaio 2010 con l’intervento del vicepresidente della Provincia, Alberto Pacher, al  consiglio comunale di Arco.

La discarica della Maza, nonostante i bellicosi pronunciamenti dei consiglieri comunali non più tardi di lunedì sera, continuerà a raccogliere i rifiuti dell’Alto Garda e della Valle dei Laghi fino al 2014, quando il termovalorizzatore di Trento sarà entrato in funzione per smaltire quelle 100 mila tonnellate all’anno di immondizia che fino ad allora dovranno essere conferite dove lo sono state fino ad oggi. Questo il senso dell’intervento in consiglio comunale ad Arco del vice presidente della Provincia Alberto Pacher, accompagnato dall’architetto Alverio Camin, dirigente del servizio per le politiche di risanamento dei siti inquinati, e dal presidente del C9 Vittorio Fravezzi.

Non sarà però quello del 2014 uno stop definitivo: alla Maza infatti finiranno poi le “ceneri” dei rifiuti comprensoriali trattati dall’inceneritore.

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Se l’arcivescovo Bressan ha affermato che «In qualche modo bisogna disporre i rifiuti, non li si può solo ammassare”, analogamente potremmo dire che anche il 30% dei rifiuti da combustione va “disposto” e da qualche parte “ammassato”. In questo caso, però, il danno sarebbe peggiore, perfino irreversibile.

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Nota redazione Ecce Terra

Trento, 22 aprile 2011

 

 

Inceneritore, i residui un’incognita tossica

Il dottor Miserotti: resta un 30% da smaltire

l’Adige – Mariano Marinolli, 15 aprile 2011

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ROTALIANA - Se per il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, è inevitabile che il ciclo dei rifiuti si chiuda con il loro incenerimento, per il dottor Giuseppe Miserotti, presidente dell'Ordine dei medici di Piacenza e tra i massimi esperti italiani sul legame tra salute e politiche ambientali, ciò non è affatto vero.

«Difficile sostenere e dimostrare che l'inceneritore sia la soluzione per chiudere il ciclo - osserva Miserotti - poiché ci dimentichiamo che va smaltito, a sua volta, il 30% di prodotto derivante dall'incenerimento. E di questa quantità un buon 10% è cenere altamente tossica. Dove la porterete?». Inoltre, per il medico piacentino, non sono da sottovalutare la posizione di Ischia Podetti e gli effetti che l'inceneritore avrà, oltre che sulla salute degli abitanti, sulle campagne circostanti. Nessuno, finora, ha condotto uno studio dettagliato in proposito. «I danni alla salute e all'ambiente sono stati altrove dimostrati, tant'è che in Germania, ma soprattutto in Olanda, si è abbandonata la strada dell'incenerimento dei rifiuti, anche per il problema dello smaltimento della parte residua».

E l'inceneritore di Brescia, preso dalla giunta provinciale come esempio di «inceneritore modello», dove smaltisce questo rifiuto tossico?

«Fino ad oggi il residuo di Brescia finisce in Germania, nelle cave di salgemma. Ma ora pare che delle infiltrazioni d'acqua abbiamo riportato in superficie alcune sostanze tossiche di queste ceneri».

Inoltre, per il dottor Miserotti, l'inceneritore non conviene nemmeno dal punto di vista economico: «Se la gara per il vostro inceneritore è andata deserta, è perché, per la messa in sicurezza dell'impianto con le nuove normative, servono grossi investimenti. È lo stesso discorso delle centrali nucleari che, per i costi necessari a garantire la loro sicurezza, non sono più convenienti come un tempo. Ad esempio, a Parma si vorrebbe costruire un inceneritore da 120.000 tonnellate/anno, simile a quello di Ischia Podetti. Costerà 205.000 euro [205 milioni, nota Ecce Terra] e funzionerà solo un quarto di secolo. Oltre, naturalmente, ai costi di trasporto e smaltimento della parte residua».

E allora, come chiudere il ciclo?

«C'è uno studio davvero interessante del professor Natale Belosi dell'Eco Istituto di Faenza, che potete trovare su internet: egli prende un campione di undici milioni di abitanti tra Lombardia e Veneto e dimostra come il riciclaggio integrato abbia costi sensibilmente inferiori e sia una garanzia per la salute degli abitanti, la difesa dell'ambiente e delle coltivazioni agricole».