Cronaca

Un’altra puntata di un bando ancor più imperfettamente “aperto”

In questa fase di stantii ri-pensamenti sulle migliori formule dell’inceneritore “personalizzato”, con l’ente pubblico a fare da garante e da cassa, ci intratteniamo con la lettura di ciò che sembra o appare (leggi sotto) e con le valutazioni sulle immutabili aspirazioni di quella parte regionale nostrana che si sta incontrando per perfezionare l’imperfetta marcia verso il business dell’inceneritore.

Sulla quantità di questi incontri, e con chi, se lo chiede anche il consigliere Roberto Bombarda; leggi qui la sua interrogazione del 2 febbraio.

Un affare che si vorrebbe diventasse obbligo per i trentini di bruciare un conveniente quantitativo. Per questo motivo è fatto divieto di riciclare (e ridurre) una consistente parte della frazione indifferenziata, né pare possibile puntare sull’autosufficienza, o “chiusura del cerchio”, per la frazione dell’organico.

 

Evidenziamo inoltre i non esiti dei contatti intercorsi tra Simonetta Gabrielli - Nimby trentino e la parte politica.

Ad esempio, nel merito delle paventate iniziative di cui ai contatti alla vigilia di Natale da parte del presidente del Consiglio comunale Renato Pegoretti, da valutare con i capigruppo in consiglio comunale, “…si è deciso che ogni gruppo agirà come meglio crede e il caso non entrerà nel dibattito d'aula” (leggi sotto il secondo articolo).

O anche con la non risposta del vice presidente della Provincia Alberto Pacher all’interrogazione del consigliere Roberto Bombarda del 17 gennaio (leggi qui).

Qui le precedenti puntate.

 

Nota di Nimby trentino

Trento, 3 febbraio 2011



Bando più «invitante» per l'inceneritore
Snobbate le richieste di studio alternativo
l’Adige – Franco Gottardi, 25 gennaio 2011


L'ente pubblico si accollerà una parte dei costi inizialmente imputati a chi dovrà costruire e gestire l'inceneritore. E' la strada che Provincia e Comune sembrano orientati ad imboccare per rendere appetibile il business e andare avanti col progetto. Nessuno spazio invece sembra aprirsi per le alternative, chieste a gran voce dai sindaci della piana Rotaliana e da Nimby.
Passata la doccia fredda del bando di gara andato deserto, arrivata alla vigilia di Natale, il Comune ha iniziato a contattare uno ad uno i nove soggetti che l'estate scorsa avevano manifestato il loro interesse e fatto i sopralluoghi propedeutici alla presentazione di un progetto. Da loro si vuole sapere il perché non si sono fatti avanti. Ma al di là delle risposte dei diretti interessati, una qualche idea per rendere più attraente l'appalto comunque si sta già mettendo a fuoco. In particolare si sta pensando ad un intervento pubblico nella messa in sicurezza della parete rocciosa, che secondo i rilievi dei tecnici deve essere completata. Negli anni scorsi sono stati numerosi gli interventi sulle pendici del Soprasasso che sovrastano la zona di Ischia Podetti. Sono stati effettuati disgaggi, posizionate reti paramassi e si è cercato di stabilizzare alcuni massi a rischio caduta. Lo studio di fattibilità dell'inceneritore però ritiene indispensabili ulteriori interventi per poter garantire la sicurezza definitiva dell'area, visto che ai piedi della parete oltre all'impianto, che disterà una sessantina di metri, ci sarà comunque un viavai di uomini e mezzi. Il bando di gara andato deserto prevedeva la presentazione di una relazione geologica e l'aggiudicatario avrebbe poi dovuto garantire, a proprie spese, la manutenzione durante la fase di esercizio dell'impianto delle opere realizzate. Tutti oneri che potrebbero passare sulle spalle dell'ente pubblico.
L'altro aspetto critico è la realizzazione di una rete di teleriscaldamento, elemento che potrebbe risultare decisivo. Per essere un termovalorizzatore, come amano chiamarlo gli amministratori pubblici, l'impianto dovrà produrre energia da convogliare poi nelle fabbriche e nelle abitazioni di Trento nord. Ma l'investimento risulterebbe a stento vantaggioso e dunque si sta facendo largo l'ipotesi di predisporre la rete di distribuzione accollando la spesa all'ente pubblico.
Tutte questioni allo studio, per ora. Così come si sta studiando anche la possibilità di rendere prescrittivi alcuni aspetti che nel primo bando erano lasciati alla libera scelta dei partecipanti, tipo la linea di pretrattamento dei rifiuti, che da eventuale potrebbe diventare obbligatoria. Aspetti tecnici che dovranno essere valutati per evitare un secondo buco nell'acqua. Ammesso che lo schema rimanga quello della costruzione e gestione ventennale. Incertezza anche su chi si occuperà del bando. E' possibile che la Provincia revochi la delega data al Comune per le procedure di gara e si attivi in prima persona. Ma su questo aspetto nessuno si sbilancia. Se ne parlerà in una delle prossime sedute della giunta provinciale.
Quanto alla richiesta di valutare le possibili alternative all'inceneritore, avanzata storicamente da Nimby e ribadita dai sindaci degli otto comuni della piana Rotaliana, si scontra con un muro di silenzio. In dicembre, dopo varie insistenze, si era riunito un tavolo di lavoro tra Provincia e amministratori rotaliani per valutare le famose alternative, il modello Vedelago declinato dall'ingegner Cerami, consulente dei Comuni ribelli. La seduta si era chiusa con la promessa di inviare la documentazione alle amministrazioni. Nulla però risulta ancora esser stato recapitato e la Comunità di valle, che il 22 dicembre aveva approvato un documento chiedendo di poter sedere a quel tavolo, non è stata convocata.

 


L'annuncio. Le cause del flop analizzate dalla conferenza dei capigruppo di palazzo Thun
Le nuove regole dell'appalto discusse in consiglio comunale
l’Adige, 25 gennaio 2011


La lettera di Simonetta Gabrielli, presidente di Nimby, inviata all'inizio del suo digiuno a vescovo, sindaco e governatore della Provincia, era stata inviata per conoscenza anche al presidente del consiglio comunale, Renato Pegoretti, che ieri l'ha portata alla conferenza dei capigruppo per valutare eventuali iniziative con loro. Alla fine però si è deciso che ogni gruppo agirà come meglio crede e il caso non entrerà nel dibattito d'aula.
Il consiglio comunale tornerà comunque in ogni caso ad occuparsi presto di inceneritore. Lo ha assicurato il sindaco che ha confermato l'intenzione di portare le decisioni sul nuovo bando, dopo che quello scaduto in dicembre è andato deserto, all'attenzione di palazzo Thun. Andreatta ha spiegato che le aziende che avevano manifestato il loro interesse partecipando alla fase obbligatoria dei sopralluoghi erano state nove e non otto come era trapelato nelle scorse settimane. A loro adesso il Comune si è rivolto per capire quali ragioni le hanno frenate dal presentare un'offerta. Tra i motivi ipotizzati dalla giunta, stando ai primi contatti e alle prime risposte ricevute, c'è il costo di 110 euro a tonnellata fissato per il conferimento dei rifiuti, considerato troppo elevato. E ancora la durata ventennale della gestione, da sommare ai quattro anni necessari per la costruzione dell'impianto: un tempo lungo che rischia di rendere incerto il business. Anche la rete di teleriscaldamento, opportunità che se utilizzata avrebbe dato parecchi punti ai partecipanti, è stata evidentemente considerata un elemento poco stimolante mentre è stata considerata penalizzante la previsione di caricare il vincitore dell'appalto degli interventi infrastrutturali propedeutici alla realizzazione dell'impianto.

 

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Incontro tra Dellai, Pacher e Andreatta. Al vaglio le tariffe, i costi collaterali e i tempi
Inceneritore, vertice sul bando
Analizzati i nodi critici: chiesti nuovi approfondimenti ai tecnici
Corriere del Trentino – Ma.Gio., 14 gennaio, 2011


TRENTO— Provincia e Comune guardano avanti. A oltre venti giorni dall’esito (negativo) del bando dell’inceneritore, Piazza Dante e Palazzo Thun tornano ad affrontare lo spinoso nodo della gara per la progettazione e la realizzazione dell’impianto di Ischia Podetti. E chiedono ai tecnici di approfondire alcune ipotesi per cercare di uscire dall’impasse.
Dopo vari rinvii per le feste di Natale e Capodanno, ieri pomeriggio i vertici comunali e provinciali si sono seduti al tavolo per fare il punto della situazione: a confrontarsi sono stati il presidente della Provincia Lorenzo Dellai, il suo vice Alberto Pacher e il sindaco del capoluogo Alessandro Andreatta. Con loro, i tecnici: la dirigente del Servizio gestione rifiuti di Piazza Dante Paola Mattolin, il segretario del Comune di Trento Cecilia Ambrosi e il capoprogetto gestione integrata dei rifiuti di Palazzo Thun Silvio Fedrizzi.
«Un primo incontro molto veloce, interlocutorio» hanno assicurato al termine del vertice i diretti interessati, decisi a non far trapelare molto del contenuto del dibattito interno. Nel corso della riunione, in ogni caso, Dellai, Pacher e Andreatta si sono confrontati sulle motivazioni che hanno portato all’insuccesso del bando di gara, esaminando gli aspetti problematici emersi in queste settimane.
A scoraggiare le offerte da parte delle aziende, in sostanza, erano state in particolare le clausole economiche del bando, giudicate troppo «strette» . E, soprattutto, la tariffa da pagare al gestore: 110 euro ogni tonnellata di rifiuti (cifra rinegoziabile verso il basso nel caso in cui la raccolta differenziata superasse il livello del 65 per cento). Ma anche la gestione ventennale dell’impianto era stata considerata troppo limitata per un rientro dall’investimento. E qualche problema era stato sollevato sui costi collaterali, come la messa in sicurezza della parete rocciosa di Ischia Podetti.
Provincia e Comune, dunque, ora ripartiranno da qui. Ai tecnici è stato chiesto di definire nel dettaglio tutti i nodi critici. E di effettuare qualche ulteriore approfondimento su soluzioni che potranno essere seguite. L’obiettivo è muoversi in tempi stretti: entro la fine della prossima settimana dovrebbe essere riconvocato un nuovo incontro, per proseguire la valutazione e per indicare le prime scelte. Una tabella serrata: secondo l’agenda fissata, il nuovo bando dovrebbe essere pubblicato nel giro di sei mesi.
Diverse, in realtà, le ipotesi emerse in questi giorni per ovviare ai problemi della prima stesura. Dopo il flop del bando, si è parlato infatti in più occasioni di un possibile intervento pubblico nell’operazione (a Bolzano si è scelta la strada della gestione pubblica). «Si può pensare di alzare le tariffe dai 110 euro a tonnellata attuali, senza superare i 140. A meno che non intervenga la Provincia, facendosi carico di una quota su base annua» aveva ipotizzato a inizio anno il vicepresidente Pacher.

 

         Romita di Cesi - Lecceta, 6 marzo 2010