Cronaca

L’inceneritore benedetto

Nel Trentino delle 23 Spa a partecipazione pubblica (1) è giunta puntuale, come nel settembre 2009 con don Pizzolli (leggi in fondo), l’intervista del vescovo Bressan: «… non posso dire sì o no all’inceneritore». Allora, nel vivo della discussione in consiglio comunale sul bando di gara, oggi nei giorni della riproposizione del medesimo, più zoppicante di allora (2) (3).

Su l’Adige di oggi, Fausto Nicolussi si chiede con quale coerenza e quanta incompetenza.

 

Note
1. leggi "Le "Pat Spa" fanno utili per 35 milioni";
2. leggi "Inceneritore, vertice sul bando";
3. leggi gli articoli con le dichiarazioni del vescovo, cliccando su: Corriere del Trentinol’AdigeTrentino.

 

Nota di Nimby trentino

Trento, 17 gennaio 2011

 


Inceneritore, inaccettabile la posizione del vescovo
l’Adige – Fausto Nicolussi, 17 gennaio 2011


I vertici dell'arcidiocesi di Trento dichiarano di non avere le competenze tecniche e politiche per prendere posizione sulla necessità di costruire un inceneritore a Trento o gestire i rifiuti in modo alternativo. Un atteggiamento incomprensibile, di fronte al quale scompare il significato di ogni iniziativa intrapresa per diffondere uno stile di vita più sobrio ed ogni dichiarazione di intenti proclamata in occasione delle giornate per la salvaguardia del creato.
Quale coerenza con i continui richiami ad una maggior etica sociale? Ad un maggior coinvolgimento dei cattolici nella vita politica della comunità? Sembra più l'esortazione ad imitare le mitiche tre scimmie: non vedo, non sento, non parlo!
Il tema inceneritore non è una questione secondaria e il dibattito che ne consegue interessa la società trentina da almeno 7 anni.
In quale modo la maggiore autorità della chiesa cattolica trentina può dichiararsi tecnicamente incompetente? Che funzione ha la «Commissione Giustizia e Pace» che, composta da laici, dovrebbe fungere, non solo da promotrice di iniziative, ma anche da informato organo di consulenza del vescovo sui vari temi attuali? Che senso ha rifiutare un'occasione di informazione e confronto sulla possibile alternativa all'incenerimento dei rifiuti, come l'incontro chiesto da Simonetta Gabrielli?
Ma è veramente indispensabile che il vescovo abbia le competenze tecniche per prendere posizione? La questione inceneritore non solleva importanti questioni etiche? Come l'oculato utilizzo delle risorse? Il rispetto dell'ambiente? Il consumismo e l'accaparramento di beni da parte del nord del mondo a scapito dei paesi che costringiamo ad essere sottosviluppati? L'anteporre l'interesse di pochi a scapito dell'interesse della comunità? L'essere cattolici interessati, attivi e partecipi, e non distaccati, passivi, rassegnati?
La contrarietà all'aborto sostenuta dal nostro vescovo è forse supportata da personali competenze in campo ginecologico? O in quello psicologico, visti i profondi risvolti che queste scelte implicano personalmente?
Fausto Nicolussi – Pergine

 

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La Curia non boccia l'inceneritore
Trentino - Gianpaolo Tessari, 5 settembre 2009


TRENTO. Il tema non viene dribblato. Per la Curia trentina l’inceneritore non è un tabù: «Bisogna essere realisti. Il primo valore per la nostra Chiesa è la sobrietà nei consumi, ma ogni giorno si ammucchiano nelle discariche tonnellate di rifiuti. Se non verranno smaltite rimarranno in eredità alle generazioni future» argomenta don Rodolfo Pizzolli, delegato del vescovo Luigi Bressan sui temi dell’ambiente e del turismo e responsabile dell’omonima Pastorale. Pizzolli ha organizzato l’incontro di martedì a passo Cereda: a confrontarsi, sull’ambiente, i vescovi di Trento, Bolzano, Belluno e Como.


Don Pizzolli, sgombriamo subito il campo dalle perplessità di qualche osservatore. La Chiesa, la Curia in questo caso, ha titolo ad occuparsi di temi come i rifiuti e l’ambiente o dovrebbe astenersi dal farlo, curando invece le anime?
«La Chiesa interviene in tutte le situazioni che riguardano la vita delle persone, perché è suo compito e sua vocazione cercare ed attuare il bene dell’uomo. Su tutti gli aspetti che riguardano la vita: ora nella Chiesa c’è una diversità di compiti. Spetta al Magistero richiamare i valori ed i criteri di giudizio, mentre è poi responsabilità dei laici, nelle varie realtà dell’economia, della politica e del sociale, assumere strategie per trovare progettualità e scelte concrete. L’ambiente è un esempio di questo modo di comportarsi».


In quale ottica?
«Per agire bene in ottica ambientale occorre perseguire l’interesse generale, non soltanto quello di qualcuno».


Dall’incontro dei vescovi in Primiero è in effetti venuta una sottolineatura forte sul tema ambiente, sui rifiuti gestiti malamente. Si è parlato di “un giusto equilibrio fra l’uso ed il rispetto del creato”.
«Qui in Trentino, rispetto a quanto si nota in altre realtà d’Italia, penso al sud, c’è sicuramente una coscienza diversa rispetto all’ambiente, alla sua difesa. Occorre proseguire in questo senso ed occorrerà, d’ora in poi, prendere una decisione forte su quale turismo si vorrà avere in Trentino».


Può spiegare a che cosa si riferisce?
«In primo luogo bisognerà spiegare a chi chi viene a soggiornare da queste parti lo faccia con un senso di rispetto, anzi di gratitudine, per il modo in cui l’ambiente è stato preservato. Occorre che si sappia, che si capisca, che è costato sacrifici, non solo economici. Sui rifiuti l’atteggiamento ed il valore della Chiesa di Trento, non da ieri, sono noti: sobrietà nei consumi e cercare quindi di produrne sempre meno».


La famosa produzione-zero, quella teorizzata dagli ambientalisti più radicali, è attuabile?
«Nessuno vuole sabotare il commercio, dire di non comperare più: il messaggio di sobrietà è diverso. Consumi più ragionati, evitare gli eccessi, il superfluo. Non sfugge a nessuno l’enorme quantità di rifiuti che vengono ammucchiati nelle discariche e che, se non si prevede alcuna forma di smaltimento, verranno lasciati in eredità alle generazioni che verranno».


Quindi l’inceneritore è una scelta attuabile, che non vi sentite di scartare?
«Bisogna essere realisti. Se realizzato con il massimo scrupolo, con grande attenzione alle emissioni (tutte questioni che debbono essere affrontate dai politici) l’inceneritore è una soluzione. Smaltire i rifiuti in modo tecnologicamente corretto è meglio che avere discariche piene da lasciare a chi verrà. Il tema deve essere affrontato con onestà intellettuale. Questo con la premessa che si è fatta prima: con grande attenzione ai consumi e cercando di ispirarsi alla sobrietà. La questione dell’inceneritore, per certi versi, mi ricorda quella dei ripetitori per i telefonini cellulari».


In che senso?
«Nessuno vorrebbe avere le antenne che trasportano il segnale della telefonia mobile vicino a casa. Poi, però se da qualche parte il telefonino non prende, non è coperto, subito ci si lamenta perché si è isolati. Ecco perché parlo di realismo».