Cronaca

Inceneritore, le nostre precisazioni a Giordani

Oltre alla replica all’ing. Giordani del Coordinamento Trentino Pulito riportiamo quanto in cronaca lo stesso giorno sugli altri quotidiani su rifiuti-inceneritore, tra cui le lettere di Tarcisio Bonotto e Luigi Casanova.
Ne approfittiamo per proporci anche allo stesso ing. Giordani con questa nostra nota per fargli conoscere un po’ meglio le lontane origini dello stiracchiato acronimo Nimby trentino (leggi qui), di cui alle sue “note dolenti” su questa “sindrome”.
Su altro genere di note dolenti, gli proponiamo la lettura delle note nudità (leggi qui); potrebbe emergere che non sono solo i «privati come Dolomiti Energia» che si arricchiscono, nel loro giardino.

Nota di Nimby trentino

Trento, 12 gennaio 2011 



Inceneritore, le nostre precisazioni a Giordani 
Trentino - Coordinamento Trentino Pulito, 12 gennaio 2011


Egregio direttore,
in merito all’articolo sull’inceneritore a firma del signor Walter Giordani di sabato scorso [leggi sotto], siamo a specificare alcune cose.
- Non è possibile realizzare una rete di teleriscaldamento supportata da un inceneritore da sole 103 mila Ton, come previsto dal progetto; non ci risulta che tali quantitativi di rifiuti siano sufficienti per supportare una rete di teleriscaldamento e, inoltre, produrre anche energia elettrica.
- Altra questione, che deriva dalla precedente: con una raccolta differenziata al 60-65%, dove si pensa di reperire i rifiuti necessari a sostenere una rete di teleriscaldamento? Il pericolo è quello di aprire la strada ad altre provenienze, poiché altrimenti non si riuscirebbe a sostenere il progetto di teleriscaldamento.
- Ulteriore puntualizzazione: per realizzare una rete di teleriscaldamento a Trento (falde acquifere, attraversamento del fiume Adige, posa delle tubazioni e degli stacchi presso le abitazioni e nelle strade, realizzazioni di sotto-stazioni decentrate e periferiche) ci vogliono dai 10 ai 12 anni e un investimento di qualche milione di euro; come si pensa di reperire i soldi necessari e come si pensa, ancora, di ammortizzare tale investimento che inevitabilmente graverebbe sulle nostre tasche?
- Il calcolo fatto dal signor Giordani, parte dal 3º Piano provinciale dei rifiuti: non sarebbe meglio aggiornare tale piano e verificare realmente le potenzialità di un sistema diverso, abbinato alla raccolta differenziata, che già si attesta al 60-65%?
- Esiste una valida alternativa all’inceneritore, che recupera l’energia dei rifiuti reimmettendoli nel circuito produttivo: prima di “convertire” l’energia per sfruttarla in altro modo (elettrica o termica) è necessario e più conveniente risparmiarla. La combustione dei rifiuti è una conversione di energia: riutilizzarli riciclandoli è invece un risparmio, con il beneficio ambientale di non inquinare ulteriormente.
- Banalizzare, poi, l’aspetto salute a quanto espresso dal signor Giordani, è davvero pericoloso e fuorviante: non esiste uno studio approfondito dei venti; lo stesso studio di fattibilità provinciale mette in risalto che “non sono noti i riscontri possibili” in tal senso; inoltre, non vi è uno studio approfondito sulle ripercussioni sulle colture (affermazione del noto scienziato agronomo prof. Fregoni).
Rimaniamo fortemente perplessi da articoli simili, atti solamente a supportare scelte non più attuali con le tecnologie moderne e men che meno attualizzabili a Trento, in tempi accettabili e con costi enormi, sia in termini monetari, sia in termini di impatto ambientale e per la salute.
Coordinamento Trentino Pulito - www.trentinopulito.org

 

 

Inceneritore 

Nuovo bando, un’opportunità da non sprecare     
Trentino - Walter Giordani, 8 gennaio 2011

 

La corretta chiusura in loco del ciclo dei rifiuti attraverso l’utilizzazione del residuo contenuto energetico degli stessi, rappresenta nel contempo un obbligo (in base alla normativa vigente) ed una formidabile opportunità per lo sviluppo sostenibile della nostra Comunità. Credo necessario premettere che ogni nostra decisione ha effetti sia positivi che negativi: per capirne l’opportunità è necessario pesare sia i pro che i contro, operazione fattibile solo previa loro quantificazione. Ad esempio per poter affermare che l’installazione di un pannello fotovoltaico è utile all’ambiente occorre valutare sia quanto inquinamento si produce per costruirlo e smaltirlo che quanta riduzione di inquinamento esso produce durante la sua vita tecnica: solo dopo aver appurato che il beneficio è molto maggiore del danno (nel caso specifico più di 10 volte) si potrà sostenere l’utilità della tecnologia fotovoltaica. Voglio far notare che se uno ci dicesse che «la produzione e lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici inquina ergo non si devono installare» ci racconterebbe una lapalissiana frottola. Allo stesso modo può essere un errore affermare che «siccome dal camino dell’inceneritore esce diossina l’inceneritore non s’ha da fare perché è dannoso».


Appare quindi chiaro che per capire se un determinato impianto sia utile o dannoso occorre valutarne quantitativamente sia i pro che i contro. Occorre cioè passare da una descrizione spesso solo qualitativa e limitata dei fenomeni ad una descrizione quantitativa e complessiva. Nel caso dell’inceneritore i conteggi da fare non sono né semplici né pochi e non basterebbe un intero giornale per riportarli: per fortuna non è necessario. L’importante a mio giudizio è poter fare dei ragionamenti ognuno dei quali sia scientificamente supportato da affidabili calcoli. Ero intervenuto nei mesi scorsi evidenziando serie perplessità sul bando di gara e sono pertanto molto contento che la gara sia andata deserta: perché? Perché ora la nostra Comunità ha l’opportunità, con l’aiuto di tutti, di confezionare un bando migliore e meglio rispondente alle attese ambientali dei cittadini. Si tratta nella sostanza di dare pratica attuazione ai principi oramai inderogabili dello sviluppo sostenibile che come a tutti noto si fondano sul rispetto di tre vincoli: ambientale, sociale ed economico. Principi questi che sono alla base delle normative sia europee che locali (leggi “Piano provinciale dei rifiuti”).


A mio giudizio quindi questo nuovo bando non dovrebbe fare altro che dare puntuale attuazione di quanto previsto dalla nostra avanzata normativa provinciale.
Il punto nodale è a mio giudizio proprio questo: noi abbiamo da una parte una legislazione ed un piano dei rifiuti molto dettagliati e dall’altra un bando attuativo che non è stato finora in grado di tradurre in pratica tali aspettative. Il piano dei rifiuti prevede infatti che per poter soddisfare i tre vincoli dello sviluppo sostenibile (ambientale, sociale ed economico) un moderno inceneritore deve essere in grado di recuperare al meglio l’energia contenuta nella parte residuale dei nostri rifiuti: per fare questo occorre non solo produrre energia elettrica col vapore prodotto ma anche e soprattutto utilizzarne l’enorme calore recuperabile. Il piano prevede infatti che il calore prodotto venga immesso in una grande rete di teleriscaldamento: tale rete servirebbe circa un quarto dei cittadini di Trento. Sarebbe il più grande impianto di teleriscaldamento del trentino e porterebbe il nostro capoluogo a pieno titolo tra le città italiane a maggior vocazione ecologica. Con una rete così estesa è facile dimostrare che i vantaggi ambientali dovuti allo spegnimento delle migliaia di caldaie ora funzionanti a gas sono superiori agli svantaggi derivanti dalle deboli ricadute al suolo dei fumi emessi dall’inceneritore. È peraltro chiaro che tale rete di teleriscaldamento metterebbe in difficoltà l’attuale gestore della rete gas, peraltro in grado di difendersi in quanto è l’unico titolato a gestire reti energetiche sul Comune di Trento: ne consegue che solo Dolomiti Energia sarebbe in grado di posare e gestire una rete di simili dimensioni (l’investimento è stimato in circa 50 milioni di euro). Si dimostra anche che Dolomiti Energia ne trarrebbe un non trascurabile vantaggio economico sempre che il calore le venga fornito a bocca di inceneritore ad una idonea tariffa.


Non bisogna inoltre dimenticare l’aspetto sociale del teleriscaldamento ricordando che per indurre un cliente a passare da metano a teleriscaldamento è prassi stabilire una tariffa che gli permetta un congruo risparmio complessivo: se consegue una positiva e non certo trascurabile ricaduta sociale. Si noterà che, pur semplificando molto, si è passo dopo passo dimostrato che l’inceneritore abbinato ad una grande rete di teleriscaldamento sarebbe in grado di soddisfare i tre vincoli dello sviluppo sostenibile (ambientale, sociale ed economico).


Voglio ora spendere due parole sul vecchio bando di gara andato per nostra fortuna deserto: esso contiene delle clausole capestro che sicuramente saranno riscritte nel prossimo bando ma soprattutto esso era scritto in modo da scoraggiare la pratica collocazione dell’enorme quantità di calore disponibile. Secondo la logica appena esposta la cosa sarebbe peraltro di facile soluzione: basterebbe disgiungere l’appalto dell’inceneritore dalla realizzazione della rete di teleriscaldamento prevedendo che essa sia realizzata da Dolomiti Energia e definendo una congrua tariffa di cessione del calore presso l’inceneritore. A chi realizza l’inceneritore si darebbe così sicurezza sull’introito da vendita calore: essendo pari a circa il 25% dell’introito complessivo, consentirebbe di rendere economicamente attrattivo quello che fino a ieri non era, e ciò senza ulteriori aggravi per la comunità. Avendo disgiunto l’inceneritore dalla rete di teleriscaldamento si metterebbe inoltre Dolomiti Energia nelle condizioni di poter legittimamente partecipare alla gara (in quanto non sarebbe più come nel vecchio bando in posizione dominante, controllando la collocazione del calore).


Per finire vorrei brevemente analizzare le altre motivazioni che portano dei gruppi di cittadini ad opporsi all’inceneritore: e qui veniamo alle solite note dolenti legate alla sindrome di Nimby (sì, ma non nel mio giardino). Il giardino nel caso in oggetto è stato (erroneamente come vedremo) individuato nelle aree a nord dell’inceneritore (Piana Rotaliana e viciniori). Una radicata corrente di pensiero afferma che le ricadute al suolo in tali aree sarebbero molto nocive. A tale riguardo in allegato si dimostra agevolmente che date le minime quantità emesse al camino e data la notevole altezza del camino e del relativo pennacchio, le ricadute attese al suolo sarebbero di almeno mille volte inferiori dell’esistente inquinamento da autotrasporto e da riscaldamento (per inciso è qui che dovrebbero concentrarsi a mio giudizio gli sforzi degli ambientalisti).


Ma un altro fenomeno è da tener ben presente: le inversioni termiche e la direzione dei venti. È assodato che a Trento in una stagione invernale si presentano alcuni giorni critici caratterizzati da inversioni termiche di altezza ridotta, fenomeno più accentuato nelle ore notturne. L’inquinamento confinato da tali inversioni termiche ricadrà al suolo in dipendenza della direzione dei venti che, come sappiamo, di notte spirano normalmente da nord a sud. Sempre ribadendo che trattasi di ricadute al suolo trascurabili e limitate a qualche giorno all’anno se ne può concludere che le zone interessate dal fenomeno non sono a nord bensì a sud: peraltro in tali aree sarebbe attivo il teleriscaldamento la cui influenza positiva sull’ambiente è stimata oltre 100 volte maggiore rispetto alle negative ricadute al suolo dei fumi dell’inceneritore. Per i paesi a nord occorre infine ricordare che attualmente i rifiuti in discarica emettono inquinanti a livello del suolo: una situazione molto più preoccupante di quella che si avrà poi con l’inceneritore. Si è così dimostrato che l’inceneritore non solo è utile a livello globale (per la notevole riduzione di CO2 che ci fa conseguire) ma è utile anche a livello locale perché consente un miglioramento della qualità dell’aria che noi, i nostri figli e nipoti, respireremo.


Vorrei finire ricordare a chi se la prende perché «non è giusto che dei privati come Dolomiti Energia si arricchiscano» che tale società è per la quasi totalità a capitale pubblico e dunque ben vengano tali utili: essi contribuiranno a diminuire le tasse locali che graveranno su tante delle nostre tasche. Quanto sopra si basa su uno studio articolato che sono disponibile a fornire agli interessati. Ovviamente sono molto interessato all’opinione dei lettori, che prego di indirizzarmi via mail.

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Rifiuti
Perché l’inceneritore è roba da Medioevo
Trentino - Tarcisio Bonotto, 12 gennaio 2011


Inceneritori? Roba da Medioevo. La Germania non li costruisce più da vent’anni, negli Usa non allocano più fondi per edificarli, da 15 anni. Gli inceneritori non sono più di moda, ma li vendono a noi e i nostri amministratori ne sono spesso ammaliati. La letteratura scientifica sulla nocività degli inceneritori, in particolare dei fumi, che contengono numerosi inquinanti e cancerogeni come le diossine e i furani, è particolarmente consolidata. Addirittura una ricerca effettuata dalla Regione Veneto, dove ne sono presenti oltre una trentina, ne conferma la tossicità. Ma questo è un argomento che potrebbe non aver peso nella scelta del sistema di smaltimento dei rifiuti. Vediamo invece un altro aspetto. Ci sono sistemi alternativi funzionanti da vent’anni in Germania, associati e alternativi ai vecchi inceneritori: gli Impianti di Trattamento a Freddo dei Rifiuti o Trattamento Meccanico Biologico (Tmb). In Italia abbiamo qualche raro esempio: l’impianto di Vedelago (Pd) e l’impianto Mbt di Fusina (Ve), installato dai tedeschi. Alcuni conti alla mano. Un impianto Mbt costa dai 20 ai 25 milioni di euro. Smaltisce 100.000-150.000 ton di rifiuti/anno. Si può costruire in due anni. Un inceneritore costa 100-120 milioni di euro e si costruisce in 5 anni. Gli impianti Mbt trattano i rifiuti indifferenziati, dopo raccolta differenziata spinta, circa il 20% del totale. Gli inceneritori funzionano con un minimo di 200.000 ton/anno di rifiuti, spesso eliminano la utile raccolta differenziata (vedi inceneritore di Brescia). A produrre infatti diossine e furani inquinanti, sono proprio la plastica e l’umido che devono essere differenziati. Con la raccolta differenziata spinta e gli impianti Mbt, aumenta il numero degli occupati e si vendono i materiali riciclabili. Con gli inceneritori vi è il problema dello smaltimento delle ceneri altamente nocive e inquinanti.
Tarcisio Bonotto, Università di Verona


Il dibattito è aperto. E non sarò certo io a mettere in dubbio le parole di chi, come lei, lavora come tecnico a contatto con i medici. Il giornale è anzi il luogo ideale per avanzare proposte (che io amo più dei no e delle polemiche) e per cercare soluzioni condivise. Mi pare peraltro che all’idea dell’inceneritore si sia arrivati dopo una serie di verifiche e con il conforto di non pochi esperti. In tutti i casi, essendosi riaperta la partita del bando, c’è ancora qualche margine per discutere di molte questioni.

Alberto Faustini

 


Inceneritore, la Provincia al bivio 
Si valuta quale intervento pubblico. E il vertice col Comune slitta ancora    
Bombarda: Dellai incontri Simonetta Gabrielli, gli obiettivi del piano rifiuti vanno rivisti  
Trentino – Chiara Bert, 12 gennaio 2011


TRENTO. Fine della settimana, più probabilmente l’inizio della prossima. L’inceneritore scotta e il vertice tra Provincia e Comune, chiesto dal sindaco di Trento Alessandro Andreatta ancora il 20 dicembre, slitta in avanti. Piazza Dante prende tempo, incerta su come proseguire dopo che la gara è andata deserta. E soprattutto indecisa sul tipo di intervento pubblico da mettere in campo.
Sono passati 23 giorni da quando si è saputo che nessun privato aveva presentato offerte per il termovalorizzatore. Il sindaco quel giorno fu netto sulla necessità di coinvolgere a pieno la Provincia nella partita: «Ne parleremo in tempi strettissimi con il presidente Dellai, a cui ho già chiesto un incontro per valutare insieme la situazione e immaginare il percorso futuro». Sembrava questione di ore per un primo faccia a faccia che invece non c’è più stato. Colpa delle feste di Natale, si è detto. E così il vertice è slittato a dopo Natale, poi a dopo Capodanno, infine a dopo l’Epifania.
La Provincia ha prima chiesto qualche giorno di tempo per fare le proprie valutazioni interne. E qualche ipotesi in queste settimane è circolata, abbozzata talvolta a bassa voce. La risposta del governatore Lorenzo Dellai al telegiornale regionale della Rai - «L’inceneritore potrebbe costruirlo la Provincia? Sì, potrebbe» - ha naturalmente scatenato reazioni. Ma è stato lo stesso presidente a smorzare subito: «Era una risposta puramente teorica, non c’è nessuna ipotesi concreta». Pochi giorni dopo però è il suo vice, Alberto Pacher, a parlare alla stampa: «Stiamo valutando se è possibile che la Provincia paghi una quota della tariffa», ipotesi attualmente vietata dalla legge.
Dopo lo stop imposto dai privati per le clausole economiche giudicate troppo impegnative, si studiano dunque le possibili forme di un intervento pubblico. Bolzano del resto ha percorso la strada della gestione pubblica, diversa da quella di Trento che prevede costruzione e gestione da parte dei privati: l’impianto altoatesino è finanziato dalla Provincia e saranno poi i Comuni (che lo gestiranno) a dover rimborsare il mutuo di 100 milioni.
Che succederà a Trento? Da parte del Comune non si vedrebbe male un intervento della Provincia, magari per finanziare la rete di teleriscaldamento e la messa in sicurezza della parete di roccia, operazioni che ridurrebbero i costi. Oppure piazza Dante potrebbe decidere di finanziare direttamente la costruzione, in tutto o in parte.
Muoversi in una direzione o in un’altra ha evidentemente conseguenze molto diverse. Quello che non sembra in discussione è la decisione di realizzare l’impianto, e ciò nonostante la richiesta pressante degli ambientalisti (Nimby, Italia Nostra, Legambiente), delle opposizioni e dei Comuni della Rotaliana di riaprire il confronto e valutare sistemi diversi dall’incenerimento e di rivedere il piano rifiuti.
Intanto il consigliere provinciale Roberto Bombarda (Gruppo misto) chiede a Dellai di incontrare la presidente di Nimby Simonetta Gabrielli, che da pochi giorni ha interrotto il suo digiuno anti-inceneritore durato oltre un mese: «Il bando di gara è andato deserto e la situazione dei rifiuti in Trentino è alquanto diversa rispetto al quadro del terzo aggiornamento del piano rifiuti. Vanno rivisti gli obiettivi e gli strumenti».

 

 

Internet 
Nel sondaggio sul sito vince il no col 75% dei voti 


TRENTO. Sono oltre 1.500 i voti pervenuti sul nostro sito internet www.giornaletrentino.it per quanto riguarda il sondaggio sull’inceneritore. E al momento, con il 75% dei “clic”, il no alla costruzione vince con oltre 1180 voti. Solo il 23% dei lettori web si è finora espressa per il sì, mentre il restante 2% non si esprime ritenendo che ci siano dei pro e dei contro in entrambe le soluzioni possibili. Il sondaggio sul nostro sito prosegue: per partecipare è sufficiente andare in home page, cercare l’articolo che parla dell’inceneritore, cliccare su “Sondaggio” e votare la scelta più condivisa (www.giornaletrentino.it). 

  


Inceneritore
L’umiltà di ascoltare
Corriere del Trentino – Luigi Casanova, 12 gennaio 2011

Egregio direttore, è durato 33 giorni lo sciopero della fame di Simonetta Gabrielli contro la costruzione dell’inceneritore. Ad oggi nessun politico, o altra istituzione, come il vescovo, o segretario di partito, si sentito in dovere di ascoltare in modo ufficiale la signora e i membri del comitato Nimby. Come cittadini di una provincia autonoma, una piccola ma strategica isola posta nel cuore delle Alpi, dobbiamo essere preoccupati di tanta assenza. Si consolida un comportamento tipico degli eletti in Trentino: il loro distacco dal cittadino, l’incapacità di ascoltare e confrontarsi con il pensiero diverso, la sottomissione ai poteri dei forti. Non è con questo metodo che si costruiscono le comunità, men che meno quella provinciale.

Sono trascorsi oltre dieci anni da quando è stato deciso di non costruire ulteriori discariche. Da allora solo alcune aree virtuose, Fiemme, Fassa, il Primiero, qualche municipalità hanno investito seriamente nella raccolta differenziata e in politiche di riduzione della produzione di rifiuti. Trento e Rovereto, il Basso Sarca, vivono una pesante inerzia, attendono la risoluzione di ogni problema con la costruzione di questo inceneritore. Salvo poi scandalizzarsi perché le discariche sono piene, insufficienti e inadeguate dal punto di vista della sicurezza. Solo leggendo questo argomento siamo proprio sicuri di meritarci questa ampia forma di autogoverno?

Come cittadino sono scandalizzato dall’assenza di risposte a Simonetta da parte di Pacher, Dellai, il sindaco di Trento (che la vuole incontrare lontano da clamori), dei Verdi del Trentino stessi. Lo sciopero della fame fatto da Simonetta è un atto pubblico, coinvolge l’intera nostra comunità. Il mondo politico deve assumersi, in tempi brevissimi, le sue responsabilità sul futuro della salute dei cittadini. Un no definitivo a ogni inceneritore e l’apertura di un confronto sui metodi di smaltimento alternativi ormai sperimentati in diversi ambiti territoriali a noi vicini. Ma specialmente avere l’umiltà di ascoltare, fuori dai palazzi, siano questi della Provincia o della Diocesi.
Luigi Casanova