Cronaca

La mobilitazione della Rotaliana e l'inceneritore che non serve

Comunicato stampa – 11 agosto 2010

Coordinamento Trentino Pulito


 

Sembra quasi superfluo soffermarsi sulla dannosità degli inceneritori, ormai confermata da centinaia di studi scientifici come quello dell’istituto statistico di sorveglianza sanitaria francese (reso pubblico il 3 aprile 2008), che stima un aumento di casi di cancro nelle vicinanze di questi impianti (che l’Unione europea diffida dal chiamare “termovalorizzatori”) che vanno dal 6 al 23%, con ricadute negative soprattutto sulla salute dei bambini, contaminati già in utero e successivamente attraverso il latte materno, e delle donne.

 

Dati che non allarmano i nostri amministratori, che sembrano non preoccuparsi dei costi sanitari ed ambientali che l’inceneritore provocherà, stimati dallo studio dell’Ing. Massimo Cerani in 90 milioni di euro in 25 anni (dato assunto utilizzando il modello EcosenseWeb 1.3 messo a punto dall’Università di Stoccarda), così come continuano a snobbare le alternative esistenti e praticabili per lo smaltimento dei rifiuti, come lo “studio per la valutazione della fattibilità tecnico-economica di sistemi di trattamento di  rifiuti residui” dello studio dell’Ing. Massimo Cerani di Brescia, commissionato da 5 comuni rotaliani, mai commentato nel merito e liquidato semplicisticamente come “fuori tempo”.

 

Anche grazie all’impegno di associazioni come Nimby trentino però, molti cittadini in questi anni hanno compreso l’importanza di ponderare bene una scelta definitiva come quella dell’inceneritore, che sarebbe affidato a mani private ALMENO per 20 anni, con controlli ambientali limitati e comunque non sufficienti a garantire la salute dei cittadini e la salubrità della terra, dei suoi prodotti e degli animali destinati ad entrare nella catena alimentare.

 

E questo senza mettere il dito nella piaga delle recenti indagini della magistratura che hanno restituito un’immagine ben poco edificante dell’APPA.

 

Da queste premesse è nata l’aggregazione di cittadini costituitasi il 20 gennaio 2010, che ha preso il nome di “Coordinamento Trentino Pulito”.

 

Ne fanno parte semplici cittadini, agricoltori, mamme (Mamme BioNike Trentino), esponenti dell’associazionismo cattolico e laico, decisi a far conoscere alla società civile l’esistenza di alternative concrete all’incenerimento dei rifiuti, che porterebbero benefici in termini ambientali e sanitari, ma anche economici, considerati i minori costi per lo smaltimento dei rifiuti, le entrate del CONAI, l’aumento dell’occupazione e le opportunità imprenditoriali che potrebbero aprirsi se il Trentino scegliesse una strada virtuosa senza appiattirsi su modelli (vedi Brescia o Acerra) che di sostenibile hanno ben poco.

 

Il Coordinamento Trentino Pulito ha organizzato in questi mesi incontri e serate sul tema, ha partecipato a Parma alla manifestazione nazionale contro gli inceneritori, ha tessuto rapporti con cittadini e amministratori, ha raccolto più di 4.000 firme in diverse fiere e mercati, ed ha attivato una raccolta di firme online che solo nella prima settimana ha  raccolto un centinaio di adesioni (www.trentinopulito.org).

 

Il Coordinamento sente però ora la necessità di coinvolgere maggiormente i cittadini, gli unici che possono convincere la politica a cambiare rotta, come hanno dimostrato le ultime elezioni comunali, che hanno visto il fronte inceneritorista sconfitto nei principali comuni rotaliani.

 

Di qui la decisione di organizzare per fine ottobre una manifestazione provinciale che chieda alla politica di intraprendere una strada che faccia del Trentino un esempio a livello nazionale ed oltre.

 

Crediamo che i dati sempre crescenti di raccolta differenziata parlino chiaro sulla collaborazione che un modello virtuoso di smaltimento rifiuti potrebbe trovare nella popolazione.

 

Il capoluogo oggi ricicla il 61% dei suoi rifiuti, senza che siano stati introdotti incentivi per chi differenzia correttamente i suoi rifiuti o penalità per chi non lo fa, e con interventi decisamente ridotti per la riduzione a monte dei rifiuti prodotti.

 

Fiemme Servizi e AMNU sono – insieme al consorzio Priula (Vedelago) – i consorzi più ricicloni d’Italia, con diversi comuni sopra all’80%.

 

Non scordiamo quando l’allora vicesindaco Alessandro Andreatta disse: “sopra il 70%, l’inceneritore non serve”.

 

Chiediamo quindi alla popolazione di far sentire la sua voce, partecipando alla manifestazione che stiamo organizzando per ottobre (la data precisa sarà comunicata in una successiva conferenza-stampa), manifestazione che vedrà la presenza di diversi agricoltori coi trattori, preoccupati per l’immenso danno che un inceneritore potrebbe portare all’economia agricola, in particolare di quella di una zona vocata a produzioni ortofrutticole di qualità quale la Rotaliana, ma anche al resto del Trentino che in questi anni ha investito in qualità e ambiente, dagli agriturismi al biologico.

 

Per informazioni:

Ottorino Pilati, presidente - 340.5751541

Emanuela Varisco, segretaria - 347.1079465

Massimo Tosca, consigliere - 348.6947472

Franco Piffer, consigliere referente mondo agricolo - 339.3479398

Referente stampa - 328.4228853

 

Articolo de l'Adige, 12 agosto 2010