Cronaca

«L’inceneritore di Ischia Podetti va sospeso»

Nota di Nimby trentino

Crescono e si espandono perplessità e contrarietà in tutto il Trentino alla “via senza ritorno” dell’incenerimento. È  la volta del comprensorio della Vallagarina, il territorio del neo sindaco di Rovereto Andrea Miorandi, fino a poco tempo fa dipendente di Ladurner, ora “dipendente” a tempo pieno dei roveretani. Forse adesso Miorandi potrebbe pronunciarsi più nel merito di quella sua idea di “inceneritore dinamico” che vede di buon occhio a Ischia Podetti, precisando che lo vedrebbe male dalle parti del giardino di Rovereto, perché sembrava la pensasse così qualche anno fa.

Mentre continuano a pensarla allo stesso modo i referenti in consiglio provinciale - Dorigatti, Kessler e Nardelli, quelli che tutelano l'incenerimento - dello stesso sindaco di Rovereto; anch’essi diversamente da quella “base” che anche nel comprensorio della Vallagarina si interroga, approfondisce e autonomamente cerca risposte.

Crescono perplessità e contrarietà anche alla Cantina di La Vis, dopo i debiti (quelli di Maso Franch insegnano qualcosa?) e il cambio di presidenza. Forse stavolta qualcuno potrà proporsi apertamente nei confronti del partito dell’incenerimento con nuove proposte e presenze per «… lavorare molto bene nella valorizzazione del proprio territorio».

 


Mozione del comprensorio della Vallagarina,

che chiede alla Provincia di verificare la fattibilità di ipotesi alternative

«L’inceneritore di Ischia Podetti va sospeso»

Trentino, 26 giugno 2010


ROVERETO. La costruzione di un inceneritore-termovalorizzatore a Ischia Podetti va sospesa, in attesa di verificare la fattibilità di ipotesi alternative. La richiesta arriva dall’assemblea comprensoriale della Vallagarina. Con una mozione sollecita il presidente Stefano Bisoffi a chiedere alla giunta provinciale non solo la messa in stand by del progetto, ma anche la revisione del piano provinciale per la gestione dei rifiuti e il potenziamento della raccolta differenziata.

La mozione è firmata dai componenti della commissione tecnico consuntiva per la Tutela del territorio e dell’ambiente, coordinata da Fiorenzo Ceccato, che spiega di aver raccolto pareri, e documentazioni sul futuro inceneritore come è stato fatto per altri temi ambientali. Anche in questo caso a sollecitare il comprensorio sono stati comitati e gruppi di cittadini, contrari o dubbiosi sull’impianto che dovrebbe sorgere a Ischia Podetti, nel comune di Trento, trattando tutti i rifiuti della provincia. Una soluzione condivisa da Provincia e comune, che ha trovato però un fronte di opposizione ampio e trasversale. Non sono mancati infatti, negli ultimi mesi, pareri negativi e richieste di spiegazioni da parte di comuni e tecnici del settore.

Così, siccome «la costruzione di un inceneritore è una scelta senza ritorno», la commissione ha messo in cantiere due visite: una al termoutilizzatore di Brescia, l’altra al centro riciclo di Vedelago, in provincia di Treviso. E molti sono gli elementi interessanti emersi.

Il primo è che per garantire la sostenibilità economica e gestionale di un impianto la capacità minima è di 240 mila tonnellate dall’anno, mentre quello di Trento sarà di sole 104 mila tonnellate. Ciò significa che il 30 per cento di quanto bruciato dovrebbe finire in discarica. In ogni caso la presenza di un inceneritore renderebbe di fatto inutile la raccolta differenziata.

Dal centro di riciclo di Vedelago (che seleziona e ricicla gran parte delle frazioni secche dei rifiuti urbani e assimilati), i commissari sono tornati con la convinzione che una buona raccolta differenziata consenta di trattare e lavorare le frazioni secche fino al 98 per cento. In sostanza: migliore è la raccolta, migliori sono i risultati del riciclo. Ma ci sono anche risvolti positivi sul piano economico, visto che Vedelago fornisce lavoro a 70 persone e crea un indotto per altre tremila. Morale: meglio fermare il progetto e verificare le alternative, prima che sia troppo tardi.

 


Terremoto a La Vis, Giacomoni lascia

Le dimissioni presentate al cda. È la prima «vittima» del piano Pedron

Trentino - Carlo Bridi, 26 giugno 2010


TRENTO. Dopo ventidue anni di “regno”, Roberto Giacomoni ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza del Gruppo La Vis. Da un po’ di tempo si vociferava sulla sua volontà di farsi da parte per non ostacolare il piano di salvataggio e rilancio della Cantina: l’altra sera ha convocato il cda per dare le sue dimissioni irrevocabili. Al suo posto, il cda ha nominato Vittorio Brugnara.

A lui spetterà il compito di traghettare La Vis nel passaggio più difficile dalla sua costituzione, avvenuta poco meno di 60 anni orsono. Roberto Giacomoni rimane all’interno del cda in quanto mantiene tutti gli altri attuali incarichi in seno alle diverse aziende che fanno capo alla La Vis: dalla Cesarini, a Villa Cafaggio alla Girelli.

Giacomoni può essere considerato la prima vittima del “piano Pedron”, il progetto di ristrutturazione del settore vitivinicolo trentino messo a punto dalla Cooperazione nelle scorse settimane. L’ormai ex presidente aveva dichiarato a più riprese di non condividerne né la sostanza né le modalità con le quali il piano era stato diffuso. «La Vis», aveva detto più volte di recente, «stava elaborando un piano di dismissione di alcune nostre proprietà al fine di salvare la Cantina, senza dare l’allarme pubblico delle nostre difficoltà».

La visione di Pedron era assai diversa. Il 18 maggio nella conferenza di presentazione del suo piano, era stato lapidario: «Alle difficoltà di mercato del settore, in Trentino si è aggiunto, in alcune realtà della cooperazione, un problema di sviluppo inefficiente sotto il profilo economico e squilibrato sotto il profilo finanziario». E ancora: «La Cantina La Vis che negli anni ha inseguito la strada della crescita e dello sviluppo attraverso acquisizioni esterne, rivelatesi difficili da sostenere anche a causa della crisi, dovrà tornare a diventare la cantina sociale che ha lavorato molto bene nella valorizzazione del proprio territorio».

Una situazione difficile, da cui dipende il futuro dell’intero settore. Tanto che l’assessore provinciale Tiziano Mellarini starebbe lavorando ad un proprio piano - ben diverso da quello di Pedron - al quale legare il sostegno pubblico.

Ora toccherà al nuovo presidente Vittorio Brugnara (una lunga esperienza come direttore della cassa rurale di Giovo) proporre all’assemblea dei soci - che sarà convocata entro metà luglio - il piano di rilancio che, secondo indiscrezioni, è pressoché completato e che prevederebbe come primo punto il salvataggio dello Spumantifico Cesarini Sforza di Ravina, considerato strategico per la valorizzazione dello Chardonnay prodotto dai soci della La Vis che sono i più grandi produttori di questa uva particolarmente adatta per la trasformazione in Trento Doc. «Certo», raccontano alcuni importanti soci della Cantina che chiedono di restare nell’anonimato, «all’interno del gruppo il messaggio dato con il piano commissionato dalla Federazione è stato colto, ma la risposta che il cda della Cantina La Vis intende dare per il rilancio della nostra Cantina è ben diverso da quello di Pedron». Sarà poi l’assemblea dei soci, naturalmente, che si pronuncerà in merito. Questo a ben pensare fa parte anche del messaggio lanciato dal presidente della Cooperazione Diego Schelfi che, in occasione della presentazione del progetto Pedron alla stampa aveva detto che comunque l’ultima parola spetta ai soci viticoltori.

La domanda ora è molto semplice. Il piano di rilancio del quale si parla a Lavis sarà sufficiente per affrontare la situazione debitoria del gruppo che negli ultimi anni è diventato molto pesante? L’ormai ex presidente Giacomoni si trincera dietro un ferreo “no comment”, così come il neo timoniere Brugnara. «Prima dobbiamo presentare il nostro piano ai soci», fanno sapere ai piani alti della Cantina. Quel che è certo è che il momento, per La Vis e l’intero settore, è decisivo: molto probabilmente l’inizio della prossima vendemmia vedrà nuovi equilibri ancora da determinare. Le dimissioni di Giacomoni, insomma, sembrano essere la prima di una serie di sorprese.

 


Vino in crisi

Il gruppo ha debiti per 78,6 milioni di euro

La presidenza nelle mani di Vittorio Brugnara

Trentino, 26 giugno 2010

Dati & cifre


Il debito di La Vis

Il gruppo La Vis ha debiti per 78,6 milioni. L’indebitamento è cresciuto del 12,4 per cento nel giro di un anno. La cantina ha chiesto un prestito ponte a Cooperfidi che è il braccio operativo attraverso il quale la Provincia interviene nel settore agricolo. Cooperfidi concederà un intervento di 6 milioni di euro.


Il piano Pedron

Il piano redatto dalla Federazione delle cooperative prevede che La Vis debba vendere alcuni degli attuali asset per avviare un’azione di alleggerimento del debito. Nel dettaglio, il piano prevederebbe la cessione delle proprietà toscane (Basilica Cafaggio e Poggio Morino) ma anche delle trentinissime - e assai ambite - Cesarini Sforza (spumanti) e Casa Girelli (anche per il valore dell’immobile in centro a Trento).


Le altre cantine in crisi

Per quanto riguarda la Cantina di Nomi Cooperfidi ha già deliberato un intervento di 500 mila euro per 18 mesi che si va ad affiancare a un altro intervento della stessa entità deciso da Confidimpresa. La cantina è commissariata e il piano prevede la fusione con Vivallis. Per quanto riguarda invece la Cantina di Avio, Cooperfidi ha già deliberato un prestito ponte di un milione e mezzo di euro.