Cronaca

Sulle preoccupazioni di Alberto Faustini

Pubblichiamo la replica di Simonetta Gabrielli di Nimby trentino alle “risposte” del condirettore del Trentino, Alberto Faustini, rilevando nello stesso giorno sul suo giornale l’ennesimo spot sugli “allarmi”, dopo quello sui costi, del porta a porta.

Che, secondo il giornalista Robert Tosin, avrebbe visto un “avvio disastroso”; forse Tosin non c’era quando venne avviato a Gardolo e Meano tre anni fa e vide l’alto gradimento dei cittadini.

Ma su questo delicato tassello della partita rifiuti c’è tempo per scriverci almeno una puntata a parte.

 

Tempo. Non ne vorrebbe più perdere il condirettore del Trentino Alberto Faustini (qui un po' di cronistoria recente), in tema di corretta gestione dei rifiuti. E in un certo senso, ha ragione. Quanto tempo è stato perso, in questi anni, per correre dietro alla chimera dell’incenerimento, a vantaggio di qualche solito noto? Leggi Curia (con la sua finanziaria ISA, socia del Trentino con il 16%), Dolomiti Energia, A2A e gli amministratori che stoltamente tengono bordone.

Magari fra dieci anni l’inceneritore non servirà più, dice Faustini. E con quale coraggio? Con quale leggerezza si suggerisce, da un pulpito fin troppo elevato, una soluzione così impattante, ammettendo che magari poi non servirà più? Magari? Certo, magari anche a Marter nessuno portava rifiuti tossici. Magari anche a Borgo la fonderia non avvelena l’aria… Magari.

Si preoccupa vedendo i rifiuti per strada, Faustini. Noi, invece, ci preoccupiamo di quegli amministratori rimasti troppo a lungo immobili, sperperando quel patrimonio di cultura “verde” che è connaturato alla maggior parte dei trentini, impedendo loro in questi anni di contribuire in modo decisivo a soluzioni di gestione per evitare l’incenerimento.

Ci preoccupiamo anche di quei giornalisti che hanno scritto poco o nulla sulle ragioni di questa immobilità e che anche oggi si guardano bene dal farlo, anche se, non lavorando più in un ufficio stampa, potrebbero forse condirigere meglio l'informazione.

E non ci preoccupiamo, invece, quando troviamo qualcosa di fantasmagorico in qualche loro intervista, come in questa domanda-risposta di un video della scorsa estate.

Domanda. Servirebbe un’inchiesta… anche sui giornalisti, un’altra casta ancora?

Risponde Alberto Faustini: Una, qualche tempo fa, è stata fatta con esiti incerti. Sicuramente noi siamo una casta, e sicuramente molti di noi hanno rapporti di contiguità forte con le altre caste. Per cui, per parlare del libro di Stella e Rizzo, se la casta è la politica, molti di noi sono in Parlamento, molti di noi… come dire… hanno più volte baciato sulla bocca qualche politico. Per cui, non solo siamo in parte una casta ma soprattutto abbiamo sposato, in alcune situazioni, troppo le altre caste.

 

Simonetta Gabrielli

Trento, 29 maggio 2010

 

 

Anti-inceneritore

E se trasformassimo i rifiuti in risorse per le industrie?

Trentino – Risponde Alberto Faustini, 26 maggio 2010

 

L’insistere su una raccolta differenziata spinta e nel contempo perseguire la volontà di realizzare un inceneritore rappresenta una vera e propria contraddizione.

Perché? E’ fuor di dubbio che la differenziata favorisce la separazione dei rifiuti (vetro, carta, plastica etc.) e quindi la formazione di materiali da riutilizzare. L’inceneritore, per essere economicamente utile, ha bisogno di bruciare enormi quantità di plastica e di altri materiali. Le due proposte ad un pensiero razionale sembrano discordanti. Rispetto a questa ambiguità si ritiene che bisogna uscirne.

Come? Ormai si è universalmente consapevoli che il rifiuto urbano non è da considerarsi un ingombro di cui disfarsene bruciandolo. Piuttosto si è di fronte a una risorsa che trattata adeguatamente può essere riutilizzata a beneficio delle comunità e del pianeta terra che giorno dopo giorno con i nostri sprechi depauperiamo sempre di più. A Vedelago (Treviso), c’è un centro, riconosciuto esemplare anche dalla Comunità Europea, in cui il rifiuto urbano viene differenziato e trasformato in risorsa per le industrie.

Per buona pace degli ideologi dell’inceneritore il rifiuto può rappresentare “una ricchezza capace di far risparmiare risorse”. Ma occorre guardare avanti. Se il rifiuto solido urbano è una risorsa, è giusto ed opportuno che per il cittadino che si sobbarca il lavoro, a monte, della sua separazione, ci sia un ritorno. In Trentino la diversificazione del rifiuto ha raggiunto la soglia del 65%, se vogliamo migliorarla basta incentivarla con una politica premiale, atta a riconoscere un credito o una diminuzione d’imposta per coloro che consegnano, nei punti stabiliti e nei giorni pattuiti, il rifiuto separato”. Se vengono attivate tali procedure è possibile ipotizzare il blocco della tariffa rifiuti per i cittadini che, fra l’altro, a partire dal 2013 dovranno farsi carico anche delle spese per l’inceneritore. In realtà continuare a parlare del rifiuto, come bene da riciclare e, nel contempo, sottoporre a lievitazione il suo costo a carico dell’utente crea più di una perplessità. Si aggiunga pure che l’ipotizzato inceneritore-termovalorizzatore di Ischia Podetti, nella fattispecie, non fa altro che attivare dinamiche contrastanti ai comportamenti virtuosi dei cittadini nei confronti della differenziata. Non è poi da sottovalutare il fatto che la sua messa in opera per essere compatibile, come già abbiamo fatto rilevare, con i costi, deve bruciare giornalmente enormi quantità di spazzatura che la differenziata spinta non potrà mai assicurare, a meno che non si importino rifiuti da aree più lontane.

Giuseppe Pisasale, Trento

 

Le confesso che ogni giorno se ne sente una: c’è sempre una nuova proposta, una nuova idea, qualcosa di fantasmagorico. E intanto i rifiuti aspettano. Il vero segreto è solo uno: non considerare mai definitivo un impianto (il termovalorizzatore che è oggi ritenuto indispensabile fra dieci anni magari non servirà più), un progetto, un modo per risolvere i problemi. Ma non fare di questa provvisorietà l’alibi per non decidere o per decidere senza poi realizzare ciò che si è deciso. Sulle quantità bruciate e sulle risorse che ne deriveranno sono già stati spesi fiumi d’inchiostro. E la discussione non finirà di certo. Io, ad esempio, mi preoccupo anche solo vedendo tutti i rifiuti che vedo per le vie di Trento e temo che qualcuno li butti chissà dove. Non perdiamo altro tempo.

Alberto Faustini

 

 

I rifiuti «nascosti» sotto terra

Per il “porta a porta” in centro ipotizzate strutture a scomparsa

Trentino - Robert Tosin, 26 maggio 2010

 

TRENTO. Comune e Dolomiti energia da tempo si stanno arrovellando per arginare l’avvio disastroso della raccolta differenziata porta a porta. Il problema principale è sempre quello di eliminare il prima possibile dalla vista - e cioè dalle strade - i sacchi del pattume.

Ieri se n’è addirittura parlato in consiglio provinciale dove, per uno scherzo spazio-temporale, si sono fronteggiati il consigliere Sembenotti e l’assessore Pacher per un tema strettamente municipale: sembrava di essere tornati indietro quando i due stavano seduti in consiglio comunale. In ogni caso è evidente che la questione è ben lontana dall’essere risolta definitivamente. La proposta di procedere alla raccolta notturna ha già scatenato i sindacati, ma le perplessità di avere in giro camion di notte sono molte se non altro per il rumore che provocano. «Stiamo valutando altre soluzioni - spiega il sindaco Alessandro Andreatta - alcune delle quali in qualche modo già sperimentate, altre appena avviate». Come è il caso, per esempio, dell’individuazione di punti di raccolta, dove è possibile, all’interno dei condomini. Il problema principale è legato soprattutto all’esposizione degli imballaggi che non vengono raccolti in tempi abbastanza rapidi da sgomberare le strade da cumuli di brutture. D’altra parte la gestione in centri densamente abitati è senz’altro complessa.

Secondo Marco Sembenotti campane e cassonetti andavano benissimo e il porta a porta spinto crea più disagi che soluzioni. «Abbiamo già avviato - spiega Andreatta - l’ipotesi di creare dei punti di riferimento interni ai condomini, dove ci sono aree libere o piazzali. Cercheremo di ampliare questo sistema, migliorando le schermature e le protezioni in modo da preservare il più possibile il decoro. È tra le ipotesi anche quella - ma solo per il centro storico - di potenziare le isole interrate. Ce ne sono già quattro in città e una delle soluzioni possibili potrebbe proprio essere quella di aumentarne il numero in modo da nascondere sotto terra i sacchi e quindi togliere dalla vista il rifiuto. Certo, la soluzione andrà valutata attentamente perché i costi di queste strutture sono piuttosto alti». Il rischio è che anche questo non costituisca la soluzione finale del problema, anche perché in periferia resterà comunque operativo il sistema attuale. Accanto all’effettiva questione del decoro - proprio ora che con l’estate i turisti attesi in città cresceranno considerevolmente - c’è l’aspetto forse più importante del disagio dei cittadini. Il problema quindi sta più a monte ed è legato indissolubilmente ai tempi di raccolta dei rifiuti: dall’esposizione al passaggio del camion dovrebbero passare poche ore. Sui benefici del porta a porta comunque Pacher (chiamato a rispondere in aula) è stato chiaro, anche dal punto di vista della possibilità di un controllo per evitare il “turismo dei rifiuti”. Poco convinto, invece, il consigliere d’opposizione che non condivide il sistema.

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