A Reggio Emilia si chiude un inceneritore e il miglioramento gestionale

A Reggio Emilia si chiude un inceneritore e il miglioramento gestionale

 

Sul sito di uno dei più strenui assertori dello Zero Rifiuti, Alessio Ciacci, ci si imbatte in un anonimo e neutro articolo che descrive lo scambio di mega impiantistica in quel di Reggio Emilia: da un inceneritore antidiluviano ad un altro analogo sistema che investe innanzitutto sui funzionali pluridecennali smaltimenti. Forse si sarebbe perlomeno potuto premettere che analogo sistema di raccolta di quello attualmente praticato a Capannori venne avviato a Reggio Emilia e che, mentre nella cittadina toscana la raccolta differenziata è oltre l'80% e sta finalmente per essere applicata la tariffazione puntuale, a Reggio rimangono ambedue una chimera.

 

L'ignoto autore dell'articolo riporta nel titolo quel “Porta a porta”, che apparirebbe come una conquista del sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, funzionale a un “moderno” TMB nonché costretto ad una teorica raccolta differenziata – pianificata come e con quali strumenti? - del sessantasettevirgoladuepercento. I numeri sottoriportati dicono molto.

In realtà è una finzione di "Porta a porta", un classico misto con raccolta di 5 frazioni solo in alcune zone, di 3 frazioni in altre con cassoni stradali per vetro, plastica e carta.

Questa metodologia la si vuole estendere ai quattro quinti della provincia di RE, ad esclusione delle zone di in montagna, secondo un Piano d’Ambito su cui c’ha messo lo zampone Iren.

È così che Multiutility e Amministrazione si prefiggono una blanda raccolta differenziata al 67% massimo per potersi vantare di essere di 2 teorici punti oltre il limite minimo di legge europeo ed italiano. È il "modello Reggio", esportabile come ecologico, sostenibile, virtuoso, ambizioso, ecc.

I numeri sottoriportati dicono molto; evidenziamo, tra le altre, le 32.220 tonn/anno di biostabilizzato, " terra di ingegneria" ovvero copertura per discariche.



La chiusa dell’articolo è emblematica della – apparente - confusione di metodo e obiettivi con quel “… cammino [che continua] in questa direzione, chiamando tutto il territorio a una responsabilità sempre maggiore nel ridurre la produzione di rifiuti, aumentare la differenziata e indirizzare i materiali raccolti verso il riciclo”.

Si sa, invece, che la rottamazione del vecchio inceneritore di Reggio Emilia era "obbligata" perché decisa da Iren, e non da alcun amministratore; il 31 maggio 2012 scadeva la vecchia Autorizzazione Integrata Ambientale; non era conveniente affrontare un nuovo iter per AIA e SIA (Studio d'Impatto Ambientale); l’imperativo è investire sulla merce rifiuto.


Gestire responsabilmente la materia rifiuto, anziché smaltirne circa la metà della produzione reggiana come si intravede nella tabella soprariportata, non significa, come riportato sul sito di Ciacci, solo “di evitare l’inquinamento … [di] un inceneritore, pur controllato e dotato di tutti i filtri…”, ma di consentire a "tutto il territorio" di investire in primis, oggi e negli anni a venire, sul miglioramento continuo di una gestione impostata sulle prime Erre, tra cui Riduzione e Riciclo.

Di questi tempi non è né sogno né miraggio. L’unico sembra debba rimanere, come ha scritto il Corriere della Sera, quel “contagioso” Zero Rifiuti, per ora previsto al 2020, per domani o per Reggio Emilia, non si sa.

 

Adriano Rizzoli, Stefano Tacchio

Trento-Reggio Emilia, 15 giugno 2012


     Impianto di TMB. Immagine tratta da Il Bivio

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