Opporsi all’inceneritore di Trento è giusto e necessario

Opporsi all’inceneritore di Trento è giusto e necessario

Comunicato stampa di Nimby trentino – 9 settembre 2011


La via giurisdizionale è una possibilità, ma la giustizia amministrativa ci ha condannati al pagamento delle spese legali sostenute dal Comune nonostante il Consiglio di Stato non abbia potuto decidere nel merito, in quanto la gara era andata deserta per antieconomicità del bando.


Ripercorriamo brevemente i fatti che negli ultimi due anni hanno portato Nimby trentino a contestare la decisione di Comune e Provincia di Trento di procedere - contro tutte le evidenze tecniche ed economiche - nella costruzione dell’inceneritore. Nel farlo vogliamo ricordare che la nostra chiara opposizione ha le radici nel nostro Statuto, dove è scritto:

Per il conseguimento dei fini …, l’Associazione promuoverà ogni iniziativa ritenuta utile e necessaria a… sensibilizzare con ogni mezzo consentito l’opinione pubblica, non tralasciando di agire anche nei confronti di tutti gli organi istituzionali, con particolare riferimento a quelli preposti per legge alla tutela del diritto primario della salute dei cittadini”.


Il Comune di Trento ha pubblicato a fine dicembre 2009 il bando di gara dell’inceneritore.


Qualche settimana prima avevamo inviato al Comune una diffida in cui lo invitavamo a non procedere [1], concludendo come segue:

Si chiede riscontro scritto… con l’intesa che in difetto di comunicazioni o di adeguate risposte saranno, senza ulteriore preavviso, intentate le vie giudiziali più opportune nei termini richiesti dai profili di interesse più sopra indicati e con riserva di ogni ulteriore azione e per ogni ulteriore aspetto anche qualora qui non espressamente richiamato.


Nella risposta del 26 gennaio 2010 il Comune di Trento non rispondeva a nessuna delle questioni cruciali [2], ne sottolineiamo un passaggio:

Con riguardo a quanto prospettato al punto D) (rectius punto C) circa il presunto spreco di risorse pubbliche connesso alla procedura attivata dall'Amministrazione, si ricorda che la procedura prevista, in stretta coerenza con la previsione normativa dell'art. 72 bis più volte richiamato è quella della finanza di progetto, per le considerazioni poste nello studio di fattibilità e riportate ed illustrate ulteriormente nella deliberazione della Giunta comunale sopra indicata. Detta procedura non prevede l'esborso di risorse pubbliche direttamente in capo all'Amministrazione ma la remunerazione dell'investimento in capo al gestore mediante, appunto la gestione protratta nel tempo dell'impianto (per un minimo di 15 e un massimo di 20 anni secondo le risultanze della gara).


In sostanza, il Comune ribadiva che ogni onere di costruzione sarebbe stato a carico del vincitore della gara. Nello stesso tempo, però, pareva non accorgersi che i diversi paletti inseriti nel bando (ad esempio, quello del costo a tonnellata del rifiuto conferito) rendevano nella sostanza l’affare poco appetibile. [3]


Proprio per contestare le palesi contraddizioni del bando di gara nel febbraio successivo ci siamo affiancati nel ricorso che il Centro Riciclo Vedelago presentò al TAR per contestare il fatto che il bando non ammetteva tecnologie diverse dall’incenerimento.


Il successivo 13 aprile la stampa riportò la notizia che la scadenza del bando di gara, fissata al 19 luglio 2010, veniva prorogata al 20 dicembre 2010. Non era ancora pervenuta alcuna offerta e il sindaco Andreatta dichiarò: «… per prudenza, per un senso di tutela della città, anche se siamo convinti di aver fatto le cose bene, abbiamo deciso di procrastinare i termini del bando e, nel contempo, di informare, attraverso il nostro sito Internet, le ditte eventualmente interessate a partecipare alla gara».


Con la sentenza dell’11 giugno 2010, il TAR dichiarò il nostro ricorso “inammissibile”, condannando inoltre “la ricorrente Centro Riciclo Vedelago S.r.l., e l’interveniente Nimby trentino Onlus, al pagamento delle spese di giudizio”, che la controparte richiese per 38.488,91 € ma che il TAR ridusse al 60%, cioè a 23.688,22 €. Comune e Provincia avevano avanzato persino una richiesta di danno che il TAR però respinse:

“… considerata la pretestuosità delle eccezioni sollevate dalle Controparti volte, esclusivamente, ad intralciare la Gara, nell'ottica di impedire la realizzazione dell'Impianto, la scrivente difesa formula a codesto Ill.mo Collegio una istanza finalizzata ad ottenere il ristoro dei danni, da valutare anche in via equitativa, che la Provincia ha subito a causa della proposizione del Ricorso e del connesso Intervento. Con vittoria di spese, diritti e onorari.


Contro la sentenza del TAR, il 15 giugno 2010, è stato inoltrato ricorso, assieme al Centro Riciclo Vedelago, al Consiglio di Stato che si è pronunciato con sentenza pubblicata il 2 agosto 2011 [4], senza una decisione sulla questione di merito; nel frattempo, infatti, era venuto meno l'interesse al ricorso in quanto la gara era andata deserta e quindi il bando non era più valido, ma confermando paradossalmente la punitiva disposizione del TAR trentino in punto spese. Il che è paradossale perché, con la stessa decisione, il Consiglio di Stato ha invece compensato le spese di appello sulla base del fatto che la gara era andata deserta, laddove la sentenza recita che “sussistono i presupposti per la compensazione delle spese relative al presente grado di giudizio”.

Ragionamento secondo il quale sarebbe stato da aspettarsi una compensazione anche delle spese di primo grado (del TAR) dal momento che il bando è andato deserto perché era antieconomico e quindi viziato.


Abbiamo molte difficoltà a fronteggiare la quota di spese del 25% che il TAR ha definito di nostra competenza (circa 6.000 €).

Ci affidiamo pertanto al contributo volontario dei cittadini trentini*: non solo di quei 19.116 che votarono “NO” al referendum del 30 novembre 2003 ma di tutti quelli che in questi anni hanno maturato la consapevolezza dell’inutilità e dei pericoli dell’incenerimento dei rifiuti.


Direttivo Nimby trentino


* Conto corrente

   codice IBAN: IT 88 U 08013 01807 000100303370

   Presso: Cassa rurale di Aldeno e Cadine

   Intestato a: NIMBY TRENTINO ONLUS

   Causale: "Spese appello"



[3].Come del resto, 45 giorni prima del termine per la presentazione delle offerte del bando di gara, poi ammesso pubblicamente da Dolomiti Energia che annunciava di ritirarsi dalla gara avendo valutato il «progetto troppo impegnativo»: leggi Inceneritore, «De» rinuncia alla gara - Trentino, 4 novembre 2010.

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