Dellai contro il “Corsera”. Le colpe del presidente

Nota redazione Ecce Terra


A proposito di "colpe (autonomia o responsabilità) del presidente" ci torna in mente l'editoriale del direttore de l'Adige di tre anni fa, di cui riportiamo: “Mai come oggi nella storia dell'Autonomia, il presidente della Provincia ha assommato nella sua persona poteri enormi e strabordanti... che hanno cancellato ogni altro tipo di potere e di bilanciamento istituzionale. Oggi Lorenzo Dellai controlla direttamente i 3/4 del bilancio provinciale, cioè quasi tre miliardi all'anno, solo di competenze che fanno capo alla sua persona...”.

Ma oggi ci possiamo accontentare della lettura della vicenda del debito milionario della cantina La Vis. Merita ricordare, in proposito, la controversa circostanza del finanziamento provinciale a Maso Franch, su cui si invita alla lettura degli interventi su Questotrentino, o l'Adige o il Trentino. In quella occasione il prof. Giorgio Daidola disse, tra l'altro: "Dissi no anche a progetti relativi alla Centrale del latte di Trento e della Cantina MezzaCorona".

Quindi, oltre ai "Trentini, popolo di eterni assistiti", si potrebbero anche sondare le ragioni di tanta disponibilità all"assistenza" che, peraltro, non viene mai regalata, e che non sempre è casuale. Un modo che, se da un lato da risposte alle realtà produttive, dall'altro produce una diffusa rete di dipendenze. C'è da chiedersi se sia plausibile parlare di un ricatto che renda "eternamente" debitori. Tanto più in assenza di autonomia e capacità decisionale da parte degli "eterni assistiti", a volte inconsapevoli, a volte complici.

A volte commissariati (leggi nota).

Trento, 3 settembre 2010


Nota

A proposito di commissariamento, scrive il socio della cantina La Vis, Rino Carli:

"Tante parole sulla partecipazione, sullo spirito cooperativo, sulla partecipazione democratica... ed infine - un mese dopo - il commissariamento, probabilmente già deciso prima...
Perché si è scelta una soluzione - il commissariamento - al di fuori di ogni forma partecipativa e che tronca ogni nesso ed ogni rapporto fra i soci e chi ne decide il destino?" 

 


Dellai contro il Corsera. Le colpe del presidente

l'Adige - Adriano Rizzoli, 3 settembre 2010


Le due pagine (14 e 15) con la bella vignetta del Corriere del 21 agosto su “Euro e Battisti” hanno  dato voce a una visione del Trentino piuttosto diffusa fra chi ci "osserva da fuori".

Il reportage ha avuto l'onere di provocare la sdegnata reazione del presidente Dellai, come emerge, a chiari punti esclamativi, nell’intervista di Bruno Zorzi, il giorno dopo le pagine scandalo di Stella e Rizzo (leggi gli articoli in cronaca dal 22 al 29 agosto).

Il refrain delle varie repliche è più o meno sempre lo stesso, con il solito excursus storico, tutte a riprendere i temi dell'autonomia o le figure, più o meno attuali o controverse, di Hofer, Battisti, Degasperi eccetera.


Come se quello che è stato evidenziato nelle due pagine del quotidiano nazionale fosse riconducibile a radici o ragioni dell’autonomia, anziché agli indiscussi privilegi di cui gode questa provincia, in anomala coabitazione con i cugini altoatesini. Visto che della dispersa Regione si parla, o vi si accenna, solo quando serve ai rispettivi presidenti o scopi, con gli ovvii rimandi alla storia di ciò che fu.

Si accusano i due giornalisti di "superficialità" nell'analisi del Trentino ma poi forse con leggerezza, ancora maggiore insistendo sulla "specificità trentina", si negano intrinsecamente l'originalità e i valori di tutti gli altri territori italiani.

Dovremmo piuttosto chiederci come mai questa autonomia trentina si è trasformata in un giocattolo dorato, fragile e per questo oggetto di critiche e esagerate reazioni. Il Trentino è chiuso e assediato in questa sua gabbia, in cui sono sorte nel tempo una serie di prerogative proprie non solo di questo perennemente rilanciabile “concetto” di autonomia, ma innanzitutto di una particolare forma di gestione della cosa pubblico-privata di cui l’attuale presidente della Provincia rappresenta il primo artefice e responsabile.

È una gestione imperfettamente autonoma e integrata in quella rete di società pubblico-private, a privilegiata trazione provinciale, che vede nella oculata distribuzione della maggior parte di quegli euro citati nelle due pagine del Corriere uno dei suoi cardini di sussistenza e tornaconto. Non si può infatti pensare che vengano distribuiti a caso ma solo come e dove ogni utile, utilmente collocato, ne mette in moto altri, in una sola direzione. Continuano a “piovere gli euro” su un’autonomia ancora bagnata e fortunata. Come se Battisti o Hofer fossero solo un pretesto.

Per garantire un futuro solido al Trentino la classe dirigente e quel che resta del mondo culturale dovrebbe piuttosto prendere al volo ogni occasione utile per mettere in discussione un modello autonomistico che non potrà reggersi a lungo sulla retorica dei cappelli piumati e di una del tutto presunta (e presuntuosa) capacità di autogoverno migliore qui che altrove.

 

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