La società civile che non voleva il mega-inceneritore

Qualcuno si ricorderà di quell'appello per il no al mega-inceneritore? Spazio a tutta pagina, per due giorni di fila: 19 e 20 novembre 2002. Non tutti i firmatari concordavano, perché vi si chiedeva un “piccolo” impianto. Anche se il “piccolo” è sempre stato a discrezione dell'imponderabile, o costretto dalla convenienza economica dell’operazione ultra milionaria. Otto anni dopo, chissà chi e con quali esiti potrebbe interloquire con il miglior candidato al bando di gara – quello che prenderebbe a piene mani dalla “finanza di progetto” e dalle 94.500 ton di rifiuti speciali assimilabili – per raccomandargli un “piccolo” inceneritore. Mentre i numeri del suo reale dimensionamento non poggiano ancora su alcuna certezza.
Quel “piccolo” che il tempo ha dimostrato non reggere alla certezza che la scommessa su questa partita non è della politica ma di chi l’ha costretta ai suoi obiettivi e alle sue regole.
Luca Malossini non poteva scriverlo, né potrebbe farlo oggi con quei suoi richiami al “sistema integrato” o agli “incentivi alla riduzione dei rifiuti” che continuano a far sorridere gli artefici della comunicazione
sul "piccolo ma necessario" inceneritore. Anzi, c’è chi sostiene che quell’appello fu il frutto di una scaltra operazione di marketing aziendale, di cui forse era consapevole lo stesso giornalista – allora - de l’Adige, secondo la quale quell'appello era una delle prime pillole per far assimilare ai malcapitati trentini la "digeribilità" di quella incombente modernità.  
Scriveva Malossini che “Trento ... ha bisogno di un interlocutore non piegato su sé stesso” (con un Trentino che deve solo stare a guardare?). Difficile credergli allora come adesso se il dimensionamento dell’inceneritore
di Ischia Podetti è alla mercé di chi ha definito i suoi patti per il bene della sua operazione economico-finanziaria. E non certamente per il bene del Trentino.

 

Direttivo Nimby trentino, 27 giugno 2010