Quelli che tutelano l’incenerimento

Quelli che tutelano l’incenerimento

A commento della risposta di Bruno Dorigatti a Lorenzo Rigo

Forse solo Bruno Dorigatti e pochi altri suoi colleghi non sanno ancora che quantità e tossicità degli inquinanti, gassosi, liquidi e solidi, prodotti da un inceneritore vengono appena dopo quelli di una fonderia.

Nel caso dell'inceneritore di Ischia Podetti non si è mai visto Dorigatti proporsi nell'arrampicata di alcun tetto in difesa dei posti di lavoro e dell'indotto, molto più importanti e consistenti se si privilegiano riciclo e riduzione.

Lo smaltimento tramite incenerimento non privilegia l'occupazione, anzi la filiera con la combustione è quella che "occupa" di meno. In una Comunicazione di 5 anni fa lo scriveva anche la Commissione delle Comunità europee: "un’attività di riciclaggio più intensa crea occupazione: il riciclaggio di 10.000 tonnellate di rifiuti richiede fino a 250 posti di lavoro rispetto ai 20-40 necessari per l’incenerimento e ai 10 per lo smaltimento in discarica". 


Anche il presidente del consiglio provinciale, Giovanni Kessler, sorvola. L'ultimo suo contributo è stato quello del 3 novembre 2008 ad un pubblico incontro in campagna elettorale: " ... l'inceneritore non è la soluzione...  Se alla fine, ma solo se alla fine, vediamo che non tutto... e pertanto... che si arrivi, si arriverà a un 80-85-90%, si potrà andare a vedere se fare un piccolo inceneritore ..." (leggi sotto il testo integrale della dichiarazione). Da allora, nemmeno una parola nel merito di quella "non soluzione".


Sono trascorsi, invece, 7 anni da quel documento di Solidarietà (leggi sotto il testo integrale) dell'altro esponente del Pd, Michele Nardelli. Se scriveva che "l'obiettivo specifico è quello di un Trentino che, nell’arco di un decennio, riesca a fare a meno di un simile impianto...", ci si potrebbe almeno aspettare un aggiornamento di quella sua "proposta". Basterebbe almeno che Nardelli ci dicesse che il riferimento all'avvio di quel suo decennio era "accademico", non dovendolo per forza collocare né prima né dopo la costruzione di un "simile impianto".


C'è ben altro di impopolare su cui si sorvola volentieri, di cui anche Dorigatti dovrebbe essere al corrente, sia per gli inquinamenti prodotti dalla fonderia di Borgo sia per quelli progettati per l'inceneritore di Ischia Podetti. Sono i vecchi e nuovi accordi e le conseguenti reciproche opportunità pubblico-private a tutela di precise e... precostituite posizioni. Solo apparentemente "altre" rispetto a quelle a cui avrebbe fatto riferimento Michele Nicoletti: "... il bello del Pd è che, al suo interno, non ci sono posizioni precostituite o linee imposte dall’alto" (Trentino, 22 giugno 2010).

 

Adriano Rizzoli

Trento, 23 giugno 2010

 


Alcuni interventi e lettere dal Trentino


L’intervento

A Borgo è sciocco contrapporre i diritti alla salute e al lavoro

Trentino - Bruno Dorigatti, 23 giugno 2010

 

Egregio signor Rigo, ho letto con piacere la sua simpatica nota. Le anticipo subito che, anche se non so suonare il violino, continuerò a salire sui tetti in difesa del diritto alla salute, della tutela dell’ambiente e per la realizzazione del diritto costituzionale al lavoro.

Non per difendere il lavoro a tutti i costi, sia chiaro, ma per mettere al centro della discussione politica il lavoro e i suoi protagonisti. A Borgo, purtroppo, per cause e responsabilità diverse si è voluti andare in una direzione diversa, mettendo in contrapposizione il diritto alla salute da una parte e al lavoro dall’altra: contrapposizione sciocca e dannosa, ben lontana da quella conciliante saggezza cui Lei si richiama. Come è assai distante da quei sentimenti di umana solidarietà il fatto che i lavoratori e le loro famiglie siano visti e tenuti a distanza come degli appestati, non crede?

Sono assolutamente consapevole che, dal primo momento in cui ho inteso partecipare al dibattito sulla vicenda dell’Acciaieria, mi sono esposto ad attacchi e critiche: fa parte del mio ruolo pubblico, e non temo certo di perdere popolarità per poter dire ciò che ritengo giusto.

Non voglio però che le mie dichiarazioni siano storpiate per cucirmi addosso l’abito grottesco del vetero-industrialista o dello sviluppista senza se e senza ma. Ho sempre detto, e continuerò a dirlo, che gli stabilimenti che producono rischi per la salute dei cittadini e dei lavoratori devono essere chiusi.

Ma sono altrettanto convinto che, lì dove vi siano le possibilità tecniche e le adeguate risorse per farlo, su ogni tipo di realtà industriale sia sempre più necessario investire per garantire una filiera produttiva sostenibile, sicura, stabile.

Oggi la fabbrica di Borgo produce dentro i parametri che tutti consideriamo tollerabili: ciò è dovuto agli investimenti, alla doverosa pressione esercitata dal sindacato e alle giuste proteste della popolazione.

Riguardo alla gestione passata, auspico che la magistratura faccia il suo corso e, qualora ravvisi delle responsabilità, adotti i provvedimenti sanzionatori di condanna previsti.

Per quanto riguarda le ultime esternazioni dei due componenti la rappresentanza sindacale, il mio invito è di informare la Procura della Repubblica di tutti i fatti importanti di cui sono a conoscenza, e se hanno subito dei danni si costituiscano parte civile.

Egregio sig. Rigo, non ho cercato facile visibilità intervenendo su questo tema: al contrario, temo, di essere stato estremamente impopolare.

Come la maggior parte dei politici, avrei potuto stare zitto o, meglio ancora, soffiare dove il vento soffia già forte. Ho preferito invece proporre alcune riflessioni più complesse della semplice presa di posizione “chiusura dell’Acciaieria, sì o no”. Riflessioni che, al di là dei tentativi di caricaturizzazione, ritengo ancora valide. Mettono al centro la sostenibilità ambientale, la sicurezza e la salute sul posto di lavoro, ma anche lo sviluppo economico e l’occupazione. Discutono del futuro della Valsugana senza dimenticare lo scenario più ampio dell’economia globale.

Al di là della facile ironia, la invito ad unire le forze: se fosse necessario, saliamo assieme sui tetti per riaffermare quei diritti che da secoli il mondo del lavoro rivendica, diritti che riguardano l’intera società e non solo un pugno di operai e sindacalisti. In due sarà più facile sostenersi, perché le assicuro che i tetti delle fabbriche, in questo momento, sono tutt’altro che agevoli e sicuri.

Bruno Dorigatti, consigliere provinciale Pd

 

 

Caso Acciaierie

Consigliere Dorigatti, su quale tetto salirà?

Trentino - Lorenzo Rigo, 19 giugno 2010


Caro consigliere Bruno Dorigatti, attraverso le pagine di questo giornale mi permetto di consigliarle la visione di un bel film: “Il violinista sul tetto”, è questo un film tratto da un celeberrimo musical, che racconta le vicende di un villaggio di ebrei dell’Europa orientale. E’ una bella immagine questa, ricorda una dimensione particolare del popolo ebraico che, soprattutto nel secolo scorso, in un equilibrio precario, è riuscito a diffondere attorno a sé la propria cultura, fatta di riflessioni, arte, parole, musica e un profondo, e conflittuale, rapporto con Dio.

Le sue intenzioni di salire sul tetto dell’acciaieria insieme agli operai di Borgo mi hanno sempre fatto pensare a questo spettacolo facendomi sorridere. Perché se è vero che stazionare sui tetti è una pratica sempre disagevole, non lo è affatto quando questi sono perfettamente piani come all’acciaieria. E’ praticamente impossibile cadere, sono talmente piani che ricordano quasi un trampolino.

Le recenti uscite dei sindacalisti Rsu dell’azienda, che mettono in luce un rapporto degli operai con la dirigenza tutt’altro che trasparente e democratico, rendono scivolose però, anche le sue passeggiate sui tetti della fabbrica. Possibile che in tutti questi anni, Lei non si sia mai accorto di nulla? Gli operai, stando a quanto dicono i giornali, non godevano affatto di sostegno da parte di vari sindacati e meditano addirittura di costituirsi parte civile nei confronti dell’azienda. Ora, dopo queste esternazioni, su quale tetto salirà? Anche la casa Pd incomincia a scricchiolare e i coppi del tetto iniziano a spaccarsi. E’ finita l’era in cui si poteva cantare la canzone di Mary Poppins “can camin can camin spazzacamin, allegro e felice pensieri non ho” è finita per tutti quell’epoca, per noi, in Valsugana, non è neppure incominciata.


 

Il caso Acciaieria

Tutta quella confusione sulla pelle di mio figlio

Trentino - Loredana Lenzi, 18 giugno 2010

 

Sono una mamma di un bambino di quinta elementare di Borgo, piuttosto confusa. Recentemente mi è giunta comunicazione che l’Azienda Sanitaria chiedeva l’adesione per un’iniziativa di monitoraggio su bambini di quarta e quinta elementare nati e cresciuti a Borgo al fine di misurare le eventuali tracce di metalli pesanti attraverso l’analisi di capelli ed urine.

All’incontro informativo presso l’ospedale di Borgo i funzionari dell’Azienda Sanitaria hanno inutilmente cercato di convincere i presenti sulla serietà di questo studio. La sfiducia cronica nelle istituzioni provinciali quando c’è di mezzo l’acciaieria, le perplessità sulla metodologia dello studio, il fatto poi che gli stessi medici per l’ambiente siano rimasti esclusi da tutto ciò, hanno fatto sì che i kit predisposti rimanessero praticamente tutti sul tavolo.

La mia disponibilità c’è, eccome! A patto che tutto venga fatto in maniera scientificamente corretta. E’ lo stesso documento dell’istituto Superiore di Sanità (quello stesso che è stato dimenticato nei cassetti degli uffici provinciali) che consiglia un monitoraggio sulla popolazione di Borgo, descrive come va fatto uno studio serio e non parla di urine e capelli dei bambini.

La mia paura, suffragata dai recenti fatti, è che attraverso questo studio si voglia cercare quello che si ha già la consapevolezza di non trovare per chiudere definitivamente la partita.

Tutte queste cose sono state espresse chiaramente nella riunione con le mamme all’assessore Pacher e lui stesso si è impegnato pubblicamente in questo senso.

Il risultato è che il messo comunale ieri mi ha recapitato il famoso kit che non ho preso quel giorno all’ospedale... con le medesime istruzioni che indicano che i campioni verranno ritirati a scuola il 28 maggio dalle assistenti sanitarie. Ma la scuola non è finita? E non siamo a giugno?

Mi rendo conto adesso di non essere proprio confusa, le cose mi appaiono abbastanza limpide... e sono di una tristezza infinita.


 

Pacher a Borgo/2

Caro assessore, Lei non è il suddito di Dellai

Trentino - Lorenzo Rigo, 13 giugno 2010

 

Caro assessore Pacher, nell’incontro  di giovedì a Borgo con le mamme lei mi è sembrato Daniele nella fossa dei leoni. L’ho vista teso, impacciato nel linguaggio e piuttosto povero nelle argomentazioni.

È vero che in una gabbia di fiere uno non può dare il meglio di sé, anche se sostenuto da forti scariche di adrenalina, ma sinceramente mi sarei aspettato, da un politico di professione come lei, qualcosa di più. È sconcertante che al disegno di legge proposto dal presidente del consiglio Kessler, per rimediare a una norma che di fatto permette all’acciaieria di Borgo di inquinare a piacimento, i primi a mettere i bastoni fra le ruote siano stati proprio i consiglieri del Pd.

È chiaro, anche per me che non capisco nulla di queste cose, che il gruppo del Pd è diviso in Pdp e Pdk, che però debbano rimetterci ancora una volta i cittadini, e ancora una volta quelli della Valsugana, è scandaloso. Comunque Lei giovedì si è impegnato davanti a tutti su questi tre punti:

1. bonificare tutta l’area delle scuole di Borgo che comprende asilo nido, materna, elementare e media;

2. sostenere il disegno di legge del consigliere Kessler;

3. concertare con i medici per l’ambiente una seria campagna di monitoraggio rivolta alla popolazione di Borgo.

La figura di Daniele è affascinante e le sue profezie nella Bibbia si sono sempre avverate. È Daniele che durante un pranzo riesce ad interpretare una scritta che una misteriosa mano traccia sopra il trono di Re Baldassarre: Mene, Tekel, Peres, che significa: il tuo regno è alla fine,

Dio ti ha pesato e ti ha trovato mancante, il tuo regno sarà diviso... tra Pdp e Pdk aggiungiamo noi... Caro Assessore, come Daniele interpreti bene i sogni del suo re, ma si ricordi che Lei non è il suddito di Dellai, ma di tutti i cittadini... anche quelli della Valsugana.


 

Il caso Acciaieria

L’aria del nostro Trentino

Trentino - Giovanni Kessler, 13 giugno 2010

 

La vicenda dell’acciaieria di Borgo sembra quasi ridotta ad una interminabile querelle comitati

- Provincia sui dati sanitari e ad una storia giudiziaria dagli esiti incerti e comunque non risolutivi. Eppure, da uno studio attento dei risultati dell’indagine giudiziaria e da un confronto sincero con la gente della Valsugana emergono documenti interessanti

L’aria del nostro Trentino e nuovi scenari che chiamano la politica ad un’assunzione chiara di responsabilità. Dalle e-mail intercettate dalla Procura, apprendiamo che negli anni dal 2004 al 2008 l’acciaieria non se la passava troppo bene: per dimostrare di stare nei limiti di legge, l’azienda “taroccava” secondo necessità i dati delle analisi sulle sue emissioni inquinanti.

Nel 2007 l’agenzia provinciale all’ambiente (APPA) sta per concludere la lunga istruttoria che precede l’autorizzazione integrata ambientale (AIA), l’atto che dovrà fissare i nuovi limiti delle emissioni per l’impianto.

Il primo ottobre di quell’anno la dirigenza dell’acciaieria scrive allarmata all’APPA: “non ce la facciamo a stare dentro i limiti previsti dalla legge provinciale sull’ambiente”.

Evidentemente non si rivolge solo all’APPA, se il 31 ottobre l’allora assessore all’industria invia ai dirigenti dell’acciaieria una proposta di articolo da inserire in finanziaria che risolve per l’acciaieria il problema del superamento dei limiti.

L’articolo in questione, sia pure scritto in “legalese”, dice una cosa molto semplice: se gli impianti industriali esistenti in Trentino non ce la fanno a rispettare i limiti di emissioni inquinanti fissati dalle leggi provinciali, possono essere autorizzati dall’APPA a superarli (purché nel rispetto della legge nazionale).

La norma, come promesso dall’assessore, finisce nella finanziaria di fine anno, infilata nelle pieghe di commi bis, ter e quater, e viene approvata dal Consiglio senza che vi sia traccia di discussione in

merito. Puntuale, qualche settimana dopo, l’acciaieria presenta formalmente all’APPA “richiesta di deroga ai limiti alle emissioni in atmosfera”, citando la finanziaria fresca di approvazione. L’APPA a quel punto non può che applicare la deroga. Le conseguenze non sono di poco conto: ad esempio, fino al 2009, grazie alla deroga, per le polveri non sono proprio fissati limiti di emissione oraria; nel

2009 la nuova autorizzazione consente l’emissione di 6,75 kg all’ora di polveri inerti, contro il limite massimo di 2,88 kg/h previsto dalle leggi provinciali sull’ambiente.

Tramite le polveri si diffondono nell’ambiente le micidiali diossine; non c’è allora da stupirsi se il consulente della Procura afferma che nel corso di un sopralluogo in acciaieria nel marzo 2009 si è riscontrata una concentrazione di diossine superiore a quella ammissibile sui terreni industriali

e notevolmente superiore alla concentrazione massima per i terreni residenziali, contaminazione considerata un rischio per le persone. Ma l’acciaieria non si accontenta e impugna al TAR l’autorizzazione concessa nel 2009, sostenendo che con la deroga introdotta dalla finanziaria avrebbe potuto ottenere limiti di emissione ancora più alti.

C’è quindi ancora la possibilità (o meglio il rischio) che, se non si interviene con legge, in un prossimo futuro l’acciaieria sia autorizzata ad inquinare in maniera ancor più consistente.

Studiando bene la tormentata vicenda dell’autorizzazione emerge un altro dato incontestabile: la carenza della nostra legislazione in materia ambientale. Ormai vecchio ed emendato in continuazione, il testo unico delle leggi ambientali trentino assomiglia ad un vestito pieno di rammendi e strappi. Gli operatori che lo devono applicare si trovano spesso in difficoltà e le autorità che sono chiamate a tutelare l’ambiente più d’una volta si scoprono disarmate. L’esempio più eclatante che viene da Borgo è quello delle diossine e degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), i veleni più pericolosi che si sprigionano dai processi termici di incenerimento e dai processi siderurgici.

Ebbene, il testo unico leggi provinciali non prevede alcun limite di emissione di queste sostanze, non le considera proprio. L’APPA si trova perciò in difficoltà quando deve concedere le autorizzazioni alle varie unità produttive, non avendo le spalle coperte da norme di legge provinciale. Si spiega così il fatto che non sia oggi fissato alcun limite totale orario di quantità di diossine e di IPA che possono essere emessi in atmosfera dall’acciaieria, ma solo un meno significativo limite di concentrazione.

Ce n’è abbastanza per indurre chi ha responsabilità politiche ad agire. In primo luogo per abrogare la deroga concessa con la finanziaria del 2007 che oggi, anche alla luce dei comportamenti dell’acciaieria (l’unica azienda che si è avvalsa di essa), appare come una ingiustificata licenza ad inquinare.

Poi per aggiornare la legislazione ambientale provinciale, fissando per i processi di incenerimento e siderurgici limiti di emissione rigorosi per le diossine e gli IPA, in linea con le più recenti direttive europee e nazionali e con i parametri in uso nelle vicine province di Verona e Bolzano. È il Consiglio provinciale che nel 2007 ha approvato la deroga, ed è quindi il Consiglio che oggi deve intervenire per rimediare.

In questo senso, stiamo per presentare in questi giorni un disegno di legge, che mi auguro possa essere in breve tempo discusso ed approvato. In queste settimane sulle maggiori reti televisive nazionali si può vedere uno spot pubblicitario di uno yogurt trentino: su una colonna sonora fatta dal soffiare del vento sono mostrati paesaggi incantevoli, acque e foreste incontaminate; slogan finale: “Lo yogurt * è unico perché fatto con il suo ingrediente più importante: l’aria del Trentino”.

Quella pubblicità ci dà un messaggio importante: “l’aria del Trentino” ha ormai un valore economicamente significativo, tanto che su di essa, sulla sua speciale qualità, si fonda una costosa campagna. Non tenerne conto, non agire per timori o calcoli politici, non sarebbe solo un danno alla salute delle persone che vivono sul territorio, ma anche un attentato al futuro economico della nostra terra.

 

 

Inceneritore?

Giovanni Kessler - Pd per il Trentino

Intervento al Museo tridentino di scienze naturali, 3 novembre 2008


Incenerire i rifiuti così come seppellirli sotto terra non è la soluzione per questo problema.

La soluzione non è che dobbiamo andare a scoprirla, ce lo dice l’Unione europea: è produrre meno alla fonte, RIusare le cose, RIciclarle, fare dunque differenziata spinta. Bisognerà lavorare di più, anche nelle famiglie, se non si vuole poi, appunto, o incenerirli o metterli sotto terra.

Dunque l’inceneritore non è la soluzione, dobbiamo lavorare per poterli contare, alla fine.  

Se alla fine, ma solo se alla fine, vediamo che non tutto... e pertanto... che si arrivi, si arriverà a un 80-85-90%, si potrà andare a vedere se fare un piccolo inceneritore. Solo come ipotesi residuale per quello che non si riesca a evitare prima.


 

Rifiuti, come uscire dall'emergenza

Una proposta del Coordinamento di Solidarietà per raccogliere il dibattito
e lanciare una prospettiva diversa insieme responsabile e lungimirante

Solidarietà – n° 3, 20 maggio 2003

 

Il problema dei rifiuti, nella sua attuale gravità, evidenzia tutti i nodi critici di uno sviluppo che tende a forzare i limiti strutturali - l'impronta ecologica - del territorio provinciale.

La proposta referendaria sull'incenerimento focalizza l'attenzione sulla localizzazione, ritenendo sbagliata quella proposta, ma non indica con quale criterio si deve fare una scelta più condivisa.

Le condizioni essenziali, per noi, sono le seguenti:

  • una distribuzione equilibrata e razionale delle funzioni pubbliche più importanti;
  • una programmazione urbanistica che “alleggerisca” la città di Trento di un preponderante ruolo amministrativo-decisionale e dei servizi, decentrandone sussidiariamente una parte in ambito comunale;
  • un rafforzamento della visione pluricentrica del Trentino e un conseguente rallentamento dei flussi di traffico e di persone verso il capoluogo.

In un territorio vivibile per tutti, nessuna parte è “ghetto”, nessuna parte è periferia degradata, nessun quartiere è “dormitorio”, nessun centro urbano è soltanto negozi di lusso con assedio di traffico.

Un’oculata economia distribuisce le funzioni più “onorevoli” e vantaggiose (cultura, scienza, storia, tempo libero…) così come ripartisce con modalità compensative gli oneri, vale a dire le funzioni pur necessarie che generano disagio.

La questione “rifiuti” è una di queste e si accompagna ad un elenco di localizzazioni che rappresentano altrettanti punti critici del tessuto cittadino: vecchio e nuovo ospedale, nodi di traffico, autosilo, uscite autostradali, forno crematorio, carcere, depuratori.

Quale sarà la forma corretta della decisione politica? È evidente che, isolando i problemi uno a uno, la città si divide di volta in volta in modo “interessato” perché a nessuno piace accollarsi una struttura pesante come l’inceneritore. Una visione d’insieme di tutte le criticità presenti sul territorio favorirà invece una decisione “disinteressata” che guarda al bene comune, compensando disagi localizzati con benefici complessivi.

In questa visione prospettica, l’autosufficienza nella gestione e smaltimento dei rifiuti mette alla prova la stessa autonomia istituzionale del Trentino (eliminare i rifiuti portandoli “fuori” e pagando profumatamente non è infatti una grande manifestazione di efficienza e responsabilità).

D’altra parte, se ci si assume l’obiettivo politico dell’autosufficienza e quindi l’impedimento etico ad “esportare” rifiuti, questo vale anche per affrontare l’emergenza (vedi smaltimento delle ecoballe). Ecco allora che il possibile “scambio” di rifiuti, alla pari e a termine, tra Trento (che ne ha bisogno) e Mantova (per una necessità futura) potrebbe assumere l’aspetto di una contingente e reciproca solidarietà.

Abbiamo a che fare con una dura necessità, prodotto di ritardi, di vecchi approcci culturali e di un’organizzazione sociale che è andata profondamente modificandosi creando nuovi squilibri: una situazione di emergenza da affrontare con due misure solo temporaneamente parallele.

La prima, che può essere avviata da subito, che consiste in una precisa gerarchia di azioni in quattro movimenti:

  • prevenzione, incoraggiando la standardizzazione degli imballi e dei materiali, utilizzando vuoti a rendere, ritornando ai prodotti alimentari sfusi, riducendo il numero di auto per cittadino;
  • un sistema di riutilizzo, sostenendo l’artigianato della riparazione, mercatini dell’usato, valorizzando il patrimonio dismesso dagli enti pubblici;
  • riciclaggio di una raccolta differenziata effettuata i tutta la provincia e sostenuta con criteri di efficienza, rigore e anche con sanzioni;
  • smaltimento, con un’azione preventiva di separazione della parte “umida” fin dalle singole abitazioni e la sua completa trasformazione in appositi e ben distribuiti impianti di compostaggio.

La seconda, realizzazione di un inceneritore a “termine” (o un sistema integrato bioessiccatore-inceneritore), commisurato all’emergenza, atto a contenere la piena di un’insostenibile attitudine consumistica e a far rientrare il Trentino entro limiti di produzione di rifiuti compatibili con la delicatezza e il pregio di ogni parte del suo territorio. Una cura dolorosa e costosa e non esente da rischi ma necessaria per guadagnare quel margine di tempo che consenta di rendere efficace, “a regime”, un altro modo di gestire i rifiuti.

L’idea di un inceneritore a termine non è un’esercitazione accademica. È noto infatti che questi impianti hanno già una durata tecnica predeterminata, qui si vuole dunque contenere questa durata o comunque il funzionamento dell’impianto nei limiti necessari e sufficienti allo smaltimento dell’emergenza.

Questo aspetto costituisce l’asse portante della proposta e dovrà essere formalizzato in un patto di impegno esplicito tra la città di Trento e la Provincia Autonoma, prevedendo una procedura di controllo sulle procedure e sui tempi di attuazione dell’intero progetto. L’intento più generale è quello di evitare che l’attivazione dell’inceneritore (con tutte le sue variabili, cioè dimensioni, pre-trattamento) possa diventare un alibi per non avviare con la massima energia una forte azione preventiva di riutilizza e riciclaggio su tutti i fronti dell’usa e getta.

L’obiettivo specifico è quello di un Trentino che, nell’arco di un decennio, riesca a fare a meno di un simile impianto e nel contempo riduca la propria “impronta ecologica” entro limiti governabili con metodologie naturali ed ecocompatibili.

 


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