Il (co)incenerimento del CSS non è sostenibile

Il (co)incenerimento del CSS non è sostenibile

L’intervista sul numero di ottobre di UCT al dirigente del Servizio gestione impianti della Provincia, ing. Giovanni Battista Gatti (leggi sotto), contiene alcuni buoni spunti sulla situazione della gestione di rifiuti e discariche; la sintesi di alcuni passaggi cruciali dell’ultimo aggiornamento del Piano rifiuti.

Ci preme ritornare su quello della “alternativa principe” relativa alla trasformazione, totale o parziale, del rifiuto residuo urbano in CSS (Combustibile solido secondario), dopo che il Trentino ha saputo rinunciare all’inceneritore, probabilmente per mere ragioni di insostenibilità economica. Dopo che la pubblica amministrazione ha cavalcato per anni il ricorso all’autonomia gestionale, al di là delle furbe agevolazioni pro impiantisti contenute nello Sblocca Italia (1).

Ricorrere alla combustione del CSS rimane comunque una scorciatoia che conduce in un vicolo cieco. La logica cui appartiene è la medesima di quella propugnata da chi riteneva di risolvere il problema dell’esaurimento delle discariche incenerendo 100.000 tonn/anno di rifiuto. Allora come adesso con una combustione che determinerebbe la perpetuazione degli impatti ambientali connessi alla intera "filiera" del rifiuto. Non si dovrebbe considerare la sola convenienza economica di una simile operazione come pure la "convenienza" di "esportare" altrove la "soluzione". È cioè necessario considerare ogni impatto connesso con il ritardo della attuazione di una gestione dei rifiuti che tenga conto della complessità e degli impatti a livello sociale, ambientale, sanitario ovvero sia basata su prevenzione, riduzione, riciclo e recupero come materia di ogni merce immessa al "consumo".

Ci sarebbero insomma da prendere in considerazione altri aspetti relativi a tutela di territorio e salute che ritroveremmo comunque in sofferenza nel caso del ricorso all’incenerimento del CSS in impianti dedicati, siano essi centrali termoelettriche o cementifici.

A conti fatti, anche per quanto scrive Marco Caldiroli su comparazione discarica e incenerimento (2) e sulle criticità su ambiente e salute nel caso del CSS incenerito (3), non conviene ed è evitabile. Tanto più se il Trentino si è incamminato sulla strada di una gestione accorta dei rifiuti, vale la pena continuare a percorrerla mantenendo aperta la possibilità di andare al miglioramento continuo: riducendo i rifiuti prodotti e riciclandoli, in primis.

Poiché, come scrive Vanni Versini nella premessa all’intervista all’ing. Gatti, altri “processi” (tra questi, quello del riciclo) possono risultare vantaggiosi per la comunità, non solo quella trentina. O, come afferma lo stesso ing. Gatti in chiusura di intervista: “Quello su cui bisogna puntare è la trasformazione del concetto di rifiuto che non deve esser visto come un problema, ma come una risorsa da doversi valorizzare un’altra volta…”.

Senza scorciatoie impiantistiche, ben prima di ritenere il suo incenerimento un’alternativa; forse è questo, innanzitutto, il senso di quel “cosa fare?”.

Adriano Rizzoli, 25 novembre 2015

  1. Dall’incenerimento alla “termovalorizzazione” dei rifiuti - Medicina Democratica, ottobre 2015.
  2. Impatti ambientali, inceneritore vs discarica. Meglio la padella o la brace?.
  3. Dal coincenerimento dei rifiuti nei cementifici al “recupero energetico” del Combustibile Solido Secondario Medicina Democratica, ottobre 2015

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