Nuovo inceneritore Bolzano, mediocre avventura all’italiana

Nuovo inceneritore Bolzano, mediocre avventura all’italiana

 

A pochi mesi dal collaudo, altro “inconveniente” al nuovo inceneritore di Bolzano, rifilato come il migliore, all’avanguardia, che inquina come qualche barbecue o tre diesel ecc.

Dopo il nuovo guasto, con fermo impianto, del 7 novembre (leggi qui alcuni dati sull’incidente) si leggano le dichiarazioni del dott. Giulio Angelucci, direttore dell’Ufficio gestione rifiuti della Provincia, per rifare il quadro della precaria situazione.

Angelucci sottolinea innanzitutto inefficienza e inaffidabilità della gestione privata dell’impianto e aggiunge: «I filtri hanno funzionato bloccando le polveri che sono quelle che contengono sostanze cancerogene, mentre è uscita sicuramente nell’atmosfera una certa quantità di gas tossici… Il 90% delle diossine dovrebbe restare nelle polveri e quelle sono state intercettate dal filtro catalitico».

 

Alto Adige, 16 novembre 2013

Si tratta di quell’Angelucci che qualche anno fa, a proposito di camino basso, rispose: «A che serve un camino più alto se già così non emette nulla!» (leggi qui). 

La partita, cioè, si deve giocare in casa tra i pretendenti della politica provinciale alla gestione di una macchina mangia soldi (e tariffe). Forse il neo presidente Arno Kompatscher dovrà cercare di gestire questa rogna, precorrendo tempi e umori, che potrebbe scontentare il gruppo tedesco che dalle valli osserva preoccupato l’evolversi di una situazione pesantemente condizionata dai suoi crescenti “dimensionamento” e costi.

Sul funzionamento dell’inceneritore all’80%, o meno, delle sue possibilità l’ex presidente Luis Durnwalder tranquillizza tutti; dice che per la piena efficienza della macchina dovranno essere utilizzati rifiuti “interni”, si dovessero scovare chissà dove. L’importante è che i cittadini italiani o tedeschi paghino salato anche per lo smaltimento di rifiuti di innominabile provenienza così il consenso verso politica provinciale potrebbe mantenersi stabile.

È una vicenda in cui ognuno ha contribuito al meglio delle sue possibilità, ambizioni, velleità e spirito di appartenenza: dalla maggioranza all’opposizione, dai verdi ai gialli legambientini, inclusi quelli della visione verso Zero Waste.

Scrive Francesco Clementi sul Corriere dell’Alto Adige del 26 novembre: “«Nel progetto originario - ricorda il presidente - il termovalorizzatore avrebbe dovuto servire solamente il capoluogo e le zone limitrofe, con una capacità di 70-90.000 tonnellate di rifiuti l’anno, mentre successivamente si è deciso di concentrare i rifiuti di tutta la Provincia nell’impianto di Bolzano, compresi i rifiuti industriali». Sul dimensionamento dell’impianto si era applicata una commissione tecnica che comprendeva due esperti indicati da Legambiente (Marco Ricci e  Enzo Favoino): al termine del lavoro la capacità era stata ridotta da 150.000 a 130.000 tonnellate l’anno” (leggi sotto, cliccando sull'immagine).

Nel merito di quel dimensionamento pro mire dei costruttori, un altro assai ambizioso verde-ecologista (l’altro è Helmuth Moroder, poi promosso city manager), l’ex assessore comunale Stefano Fattor ora presidente di Econcenter (che starebbe per (co)gestire il nuovo inceneritore di Bolzano) non deve ammettere che quei calcoli erano sbagliati o pompati ad arte con l’avallo di valenti consulenti anch’essi ambiziosi ecologisti.

Dice Fattor: «No [i calcoli non erano sbagliati]. Semplicemente sono subentrati fattori difficilmente prevedibili come la crisi economica, che ha ridotto i rifiuti industriali…» … per risolvere il problema… «La prima ipotesi è aumentare il combustibile facendo rientrare la plastica non riciclabile che ora viene separata, venduta e bruciata in Austria, e immettendo biomasse: queste possono essere scarti agricoli, ma anche fanghi».

 

Corriere dell'Alto Adige, 26 novembre 2013

Verrebbe da commentare: facce da sfinge - unverschämt.

Ambiente & Salute scrive: “I nodi vengono al pettine”…

 

Redazione Ecce Terra

Trento, 4 dicembre 2013

 

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