A Lasino no bio-digestore, alle Sarche e limitrofi sì bio-fanghi inceneriti?

A Lasino no bio-digestore, alle Sarche e limitrofi sì bio-fanghi inceneriti?

 

 

Aggiornamento al 25 aprile

Nel futuro del cementificio il Not e i fanghi biologici

l'Adige - Cristina Santoni

Fanghi al cementificio, c’è un comitato

Trentino - Mariano Bosetti

 

 

Correlati in cronaca recente

Chiarezza sui fanghi nel cementificio

l’Adige – C.S., 22 aprile 2013

Italcementi taglia, Calavino attende

l’Adige, 18 aprile 2013

Inceneritore dei fanghi: c’è allarme

l’Adige – Cristina Santoni, 28 febbraio 2013

 


Bandito il progetto dell’inceneritore di Ischia Podetti, secondo la Provincia – valutati indirizzi e possibilità del decreto Clini, DM 14 febbraio 2013 - non era da escludere l’eventualità di smaltire il “rifiuto residuo” (quanto e quale?) in cementificio, tra questi quello delle Sarche, e non solo.

Solo ora spunta la richiesta di Italcementi delle Sarche di bruciare i fanghi biologici, che non sono contemplati dal sopraccitato decreto tra le categorie di rifiuto inceneribile.

 

Il cementificio delle Sarche, caldeggiato dall’amministrazione di Calavino, stava valutando da tempo ciò che il decreto Clini non prevede; quest’ultimo, infatti, si riferisce in particolare alla combustione del CSS (ex CDR). 3 anni fa, infatti, commissionò uno studio agli Ingg. Diego Fedel e Stefano Fontana di Pergine dal titolo “Rapporto ambientale relativo al progetto di recupero di fanghi essiccati di origine biologica ai fini energetici”.

 

Scontate le loro conclusioni:

Le emissioni in atmosfera non risultano influenzate negativamente dall’utilizzo dei fanghi biologici in sostituzione di parte del coke di petrolio, ma anzi il recupero termico di queste biomasse consente di ottenere una cospicua riduzione di CO2 emessa in atmosfera. Pertanto in ambito locale l’impatto dovuto alle emissioni in atmosfera è nullo, mentre la riduzione di CO2, uno dei principali gas serra, comporta un impatto “molto positivo” a livello globale.

Alla luce di quanto sopra esposto, si reputa che l’intervento non presenti controindicazioni di carattere ambientale.

 

Peraltro il comune di Calavino si mise di traverso quando a Lasino si parlava del biodigestore in località Predera, previsto a cavallo dei due comuni. Sembra di assistere alle solite beghe e ripicche di paese (o tra amministrazioni o sindaci) secondo cui vince – si fa per dire - chi prevede e impone l’impiantistica peggiore al vicino prossimo purché se ne stia più in basso, giù nella splendida piana di Castel Toblino e dei suoi vigneti spruzzati da un cinquantennio dalle emissioni inquinanti del cementificio.

Se Italcementi e Calavino vorrebbero cogliere l’occasione delle nuove verifiche sul Piano rifiuti della Provincia per bruciarsi i fanghi (e incassare qualche soldo) è giunto il momento che i 5 comuni limitrofi approfittino della grave crisi del cemento italiano - "il troppo stroppia" - e si convertano ad altro tipo di attività economica. È noto infatti che quella da cementificio è, assieme a acciaierie e inceneritori, la più inquinante. Con la benedizione di papa Francesco I e dell'arcivescovo Luigi Bressan, noto frequentatore e produttore delle Sarche.


Redazione Ecce Terra

Trento, 23 aprile 2013

video

Contenuto alternativo flash

Per visualizzare questo Flash hai bisogno del Javascript sul vostro browser e la versione aggiornata del player flash.