Osservazioni a Studio su teleriscaldamento alimentato da inceneritore Trento Nord

Studio di fattibilità

Nuove reti di teleriscaldamento

alimentate da termovalorizzatore Trento Nord

di Ing. Andrea Zorer, su incarico di Agenzia Provinciale per l’Energia, maggio 2011 

Osservazioni di Nimby trentino Onlus 

 

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Si cominciò a parlare di teleriscaldamento – e inceneritore - a Trento da quando si venne a conoscenza del patto parasociale tra i Comuni di Trento e Rovereto e Asm Brescia. I suoi contenuti dovevano essere resi pubblici a cose fatte senza alcun coinvolgimento del consiglio comunale.

Nel patto si faceva riferimento al “… futuro sviluppo di Trentino Servizi [in alcune] iniziative locali tra cui la realizzazione del termoutilizzatore dei rifiuti solidi urbani e dell’impianto di teleriscaldamento di Trento…”.

Nel frattempo Trentino Servizi incaricava l’Università di Trento di redigere lo SIA - Studio d’Impatto Ambientale - sull’inceneritore, presentato nel dicembre 2002.

Dalle conclusioni, cap. V - pagg. 6 e 7:

Il teleriscaldamento avrà sicuramente un doppio effetto benefico sull’ambiente: a parità di volumetria riscaldata il consumo di energia viene ridotto in quanto si assume che il rendimento medio della rete di teleriscaldamento sia maggiore rispetto a quello delle caldaie attualmente utilizzate; inoltre l’energia non viene prelevata dalla rete elettrica nazionale, ma è appunto fornita dal termovalorizzatore e dunque dalla combustione dei rifiuti. Con queste premesse è fondamentale uno studio specifico di fattibilità che ne valuti in maniera approfondita i benefici e gli svantaggi.

Malgrado le previsioni impiantistiche di quel patto, negli anni seguenti si continuò a parlare vagamente di teleriscaldamento, senza alcun approfondimento, forse senza (far) comprendere di cosa realmente si trattasse e cosa comportasse la sua realizzazione. Più semplicemente, in pochi lo ritenevano realizzabile e conveniente.

Nell’estate del 2008 la Provincia incaricò sei consulenti per redigere lo Studio di fattibilità propedeutico al primo bando di gara dell’inceneritore. Non a caso, alla questione teleriscaldamento venne dato scarso rilievo. Probabilmente per mantenere un basso profilo – o di attesa - a questa ipotetica operazione venne assegnato un punteggio pari a 2 su 100.

La conferma arrivò puntuale dalle risposte delle ditte che rinunciarono all’offerta, proponiamo breve stralcio di un paio:

 - “… non è possibile comprendere quali siano le scelte del Concedente sul Teleriscaldamento…”.

  “…Teleriscaldamento:… risulta difficile stabilire un prezzo di vendita del calore prodotto…”.

Le dichiarazioni seguenti quel bando deserto (20 dicembre 2010), videro la Provincia ventilare l’ipotesi di accollarsi la realizzazione di alcune opere accessorie, tra cui “qualcosa” sulla rete di teleriscaldamento.

Per fare chiarezza sulla reale fattibilità di quest’opera, a 10 anni da quel patto parasociale, la Provincia decise, nel maggio 2011, di incaricare lo studio tecnico dell’ing Andrea Zorer per elaborare un Piano di fattibilità di detta impiantistica.

Lo studio venne consegnato due mesi dopo. Fretta che non sembra aver giovato ad alcuno se, più di un anno dopo, nessuno ne ha ancora accennato pubblicamente, valutandone “i benefici e gli svantaggi” prefigurati dallo SIA. Lo Studio Zorer, infatti, elenca solo i discutibili e riduttivi benefici.

 

Direttivo Nimby trentino Onlus

Trento, ottobre 2012