Conflitti ambientali

Questo libro analizza cinque casi di conflitti ambientali: l'Inceneritore di Trento, gli Impianti eolici in Abruzzo, il Rigassificatore dell'Adriatico, l'Alta velocità in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina.

Per il caso dell'Inceneritore di Trento, riportiamo stralcio dalle conclusioni dei proff. Natalia Magnani e Lauro Struffi.

 

 

Conflitti ambientali

Esperti, politica, istituzioni nelle controversie ecologiche

 

A cura di Luigi Pellizzoni 

Il Mulino, Studi e Ricerche – Febbraio 2011 

 

Dalla quarta di copertina 

Cambiamenti climatici, energia, rifiuti, scorie nucleari: invece di contribuire a risolvere i conflitti su questi temi il parere degli esperti viene trascinato nella disputa. Al rapporto tra esperti e politica è tradizionalmente associata l’idea che la scienza debba dire al potere “come stanno le cose”, che alla politica dei valori e degli interessi si contrapponga una “politica dei fatti” capace di compiere scelte efficienti in base a dati non controversi. Oggi tutto ciò è oggetto di contestazione: i “fatti” sono risucchiati nei conflitti. Le istituzioni faticano a gestire questioni in cui gli aspetti tecnico-scientifici acquistano peso crescente, mentre l’autorità esperta si trova schiacciata tra il sostegno cognitivo che dovrebbe offrire alle scelte politiche e la decostruzione della conoscenza (non esiste un sapere neutrale!) formulata dalle scienze sociali e praticata dai contendenti. Un intreccio qui dipanato a partire da una serie di casi – alta velocità, grandi infrastrutture, inceneritori, impianti eolici – che hanno occupato le nostre cronache. 

 

Luigi Pellizzoni è docente di Sociologia dell’ambiente e Sociologia dei fenomeni partecipativi nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Insegna inoltre Sociologia dell’ambiente nell’Università Iuav di Venezia. 

 

 

INDICE

 

Stralcio dalle conclusioni di Natalia Magnani

[...]

Nel succedersi di alleanze che hanno caratterizzato la vicenda il significato dell’inceneritore si è progressivamente modificato: dal grande termoutilizzatore, soluzione tecnologica multifunzionale d’avanguardia, utile per produrre energia e necessario per risolvere il problema dell’esaurirsi delle discariche, all’impianto di taglia ridotta come ultimo inevitabile stadio, all’inceneritore come incongruo per risolvere il problema rifiuti e, soprattutto, dannoso per la salute umana e per l’ambiente. Il processo di translation intorno al problema dell’incenerimento dei rifiuti in provincia di Trento è tutt’ora aperto. Le trasformazioni semantiche subite dall’oggetto tecnologico in questione nel periodo qui analizzato costituiscono delle tracce indelebili lasciate dagli attori fin qui mobilitati di cui ogni eventuale nuovo network emergente dovrà inevitabilmente tener conto.

 

Stralcio dalle conclusioni di Lauro Struffi

[...]

A quest’ultimo proposito non posso tacere che l’ulteriore distinzione che può farsi all’interno del gruppo degli accademici, tra locali ed esterni, non mette in evidenza sul piano del confronto numerico quello che si è invece manifestato come uno dei conflitti più accesi sorti, per quanto riguarda la vicenda qui descritta, dentro la comunità scientifica locale. Gli appartenenti all’università di Trento qui menzionati sono raggruppabili come ingegneri oppure come non-ingegneri: e quelli di competenza ingegneristica si sono espressi tutti a favore.· La controversia è innescata dal fatto che il loro ruolo è risultato ambivalente: da un lato sono stati presentati, nel loro rapporto con le istituzioni, come portatori di una competenza scientifica oggettiva e affidabile (la più affidabile, per la soluzione di questo tipo di problemi); dall’altro però essi figuravano quali consulenti del gruppo tecnico-finanziario designato a portare a compimento l’operazione, ed hanno di fatto provveduto alla stesura dello studio di impatto da sottoporre alla valutazione di impatto ambientale.

 

Tre diversi rilievi sono stati mossi nei confronti degli esperti, incardinati nella locale università, che hanno fornito supporto scientifico al progetto di inceneritore:

- di non essere indipendenti, liberi, nell’elaborare la loro expertise. Ciò sarebbe conseguenza del conflitto di interessi che si è determinato intorno a questo caso, in quanto l’università di Trento è legata da un rapporto preferenziale con la Provincia autonoma, che è d’altra parte collegata – per via dell’influenza politica che vi esercita – anche con la società per azioni cui è stato demandato l’incarico di progettare e realizzare l’inceneritore;

- di non essere del tutto competenti per l’insieme delle questioni poste, o meglio, di aver sovrapposto gli ambiti di competenza specifica in modo non sufficientemente distinto e rigoroso, così che le responsabilità risultano sommate ma confuse (quelle idrauliche, quelle termotecniche, quelle sul movimento degli effluenti gassosi, quelle sul rischio sanitario);

- di non avere preso in esame la complessità del problema con una visione di sistema, bensì di essersi limitati a una logica aziendale o addirittura d’impianto.

 

In effetti, soprattutto la prima delle questioni poste è risultata assumere rilevanza, almeno ad un certo livello del dibattito, e può avere avuto effetti sugli sviluppi successivi della vicenda dell’inceneritore, anche se l’opinione pubblica meno avvertita può non averne colto la portata e le implicazioni. Torno a ripetere che i fattori che hanno pesato in modo determinante sulla fin qui mancata realizzazione dell’inceneritore, e comunque sul drastico ridimensionamento del progetto iniziale, sono stati altri: tuttavia la netta contrapposizione di pareri che si è manifestata tra gli esperti è quantomeno servita a dare spessore alla discussione e a farla uscire dagli angusti confini di un conflitto di tipo Nimby, e forse a ridimensionare certe pretese di indiscussa autorevolezza che la competenza ingegneristica tende talvolta ad assumere, nel confrontarsi con altre prospettive.


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