NIMBY TRENTINO

Quorum zero, come dove quando

"Quorum zero", come dove quando

 


Di solito la questione del “quorum zero” ritorna d’attualità dopo un appuntamento referendario, a quorum non raggiunto. Ora, però, sta accadendo che i cittadini come quelli di ALBA precorrano tempi e chiacchiere, viste le difficoltà dei partiti a rimettersi in disaccordo o a fingere di preoccuparsene.

Fu così dopo il referendum sull’inceneritore di 9 anni fa, così con quello sull’ampliamento dell’aeroporto di Mattarello di ben 12 anni fa; già allora, se non da sempre, con il fattore Nimby a farla da padrone, tant'è che, a proposito di partecipazione e senso di solidarietà dei trentini, il "favore" venne, appunto, restituito 3 anni più tardi. La "sindrome Nimby" è quella cosa secondo cui ai residenti di Trento Nord dovette importare poco di quello che si respirava e si sentiva - tutti - poco più a sud, così come ai residenti di Trento Sud importò altrettanto di quello che sembrava prossimo all'erezione - e all'aggiunto inquinamento, per tutti - in quel di Trento Nord.

 

Dietro l’esigenza delle autorità istituzionali di boicottare o negare il coinvolgimento della popolazione su impegni di spesa (pubblica) non indifferenti, si nascondono necessità inconfessabili secondo cui il solo strumento della "democrazia diretta" apparirebbe monco ancor prima di trovare una sua decorosa considerazione.

Guardando al locale potrebbe bastare uno sguardo a "L'inceneritore è nudo", la faraonica ferrovia ad alta velocità-capacità è il caso emblematico nazionale.

 

Per conoscere le origini dello scadimento di una politica alla mercé di una "casta" spesso non identificata, non paiono sufficienti le questioni di principio o quelle rapportabili a una forse condivisibile comune aspirazione alla giustizia o alla libertà.

Non è fuori luogo chiedersi chi e come ha guardato con interesse e crescenti aspettative alle maggiori opere, molte del tutto inutili, in programma; tra queste, l'esemplare paradosso di Metroland. Allo stesso modo qui, nel regno dell'autonomia, o altrove.

Se la politica ne sposa la causa ancor prima di qualsiasi altro tipo di valutazione, a chi e perché è così obbligata a render conto?

 

Una particolare e necessaria "opera" a caso, seppure impopolare, di cui si dovrebbe render conto, invece, alla qualità della vita della gente: quando sarà possibile liberare, o alleggerire, il capoluogo (e non solo) dall'esagerato traffico veicolare - e connesse questioni su viabilità e trasporti - che, tra l'altro, non può essere oggetto di consultazione popolare? Ne scrive anche la ex difensora civica Donata Borgonovo Re. 

 

A chi e perché deve render conto la maggioranza al potere in Alto Adige se, 17 anni dopo, “Per più democrazia”, e non solo, è presa a sberle, se non di peggio?

Anche in occasione del referendum sull’aeroporto, la Provincia cercò fino all’ultimo di evitare quella consultazione, con un Santini sponsor (assieme ai margheritini Betta, Casagranda, Grisenti ecc.) e suggeritore di committenti innominabili, dunque di se stesso. E successe con il referendum sull’inceneritore quando si anticiparono le elezioni provinciali, per la prima volta nella storia del Trentino Alto Adige e senza che alcun partito aprisse bocca, pur di relegare quest’altro appuntamento a giochi fatti.

 

Al di là della necessità di restituire credibilità allo strumento referendario, facendolo diventare un giorno momento di naturale e costituzionale coinvolgimento della popolazione, rimane sullo sfondo un inestricabile intreccio di situazioni e interessi così sovrapponibili e coinvolgenti, non ultimi quelli in capo ad un'informazione in perenne stato di autocensura, sul quale la formula e gli ideali della “democrazia diretta” potrebbero applicarsi, per "denudare" davvero cause e ostacoli, forse anche persone, in conflitto con un “buon governo”.

 

Adriano Rizzoli

Trento, 10 settembre 2012 (agg.to 17 settembre 2012)

 

 

Comune. Proposta di delibera di iniziativa popolare

«Eliminiamo il quorum nei referendum»

l’Adige, 9 settembre 2012

 

Altra novità in arrivo a palazzo Thun. Dopo la proposta di delibera avanzata dall'opposizione, per iniziativa di Gabriella Maffioletti, prossimamente sarà discussa in consiglio comunale anche una proposta di iniziativa popolare. L'ha avanzata, dopo un'intensa raccolta di firme sul territorio, il comitato Quorum Zero, che si batte per valorizzare gli istituti di partecipazione popolare e le consultazioni referendarie, sul modello di quanto si fa in Svizzera.

Il comitato, che in Trentino ha raccolto in proporzione alla popolazione più firme che in tutto il resto del Paese, ha presentato le sue proposte a tutti i livelli: in Parlamento, in Provincia e nei principali Comuni. A Trento si chiede di modificare il regolamento sui referendum eliminando il quorum del 50% dei votanti, oggi necessario per dare validità alla consultazione popolare. Una proposta aleggiata già in passato, dopo il fallimento dei tentativi fatti sull'ampliamento dell'aeroporto e contro l'inceneritore, ma che era poi caduta nel dimenticatoio.

 

 

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