Idrogeno per i bus? Uno spreco energetico

Idrogeno per i bus? Uno spreco energetico

l’Adige – Francesco Felllin*, 13 gennaio 2012

 

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Quando leggo certe notizie a proposito di mobilità all’idrogeno, io che con l’idrogeno ci lavoro non riesco proprio a stare zitto. Scrivo nella speranza che qualcuno mi legga, specialmente tra coloro che hanno poteri decisionali.

Anzitutto sia chiaro una volta per tutte che l’idrogeno non è un combustibile: troppo spesso lo si paragona al metano, ma starebbe meglio messo vicino all’energia elettrica; si tratta infatti di un vettore energetico. Piuttosto particolare, visto che può essere immagazzinato solo ad altissime pressioni o stoccato liquido a bassissime temperature; entrambi i processi sono altamente energivori. Non si trova libero in natura, e per separarlo dall’acqua occorre impiegare energia elettrica; questo a meno che non se ne sia trovato un giacimento in Piazza Dante… cosa che francamente ignoro.


Veniamo al suo utilizzo nei minibus che Trentino Trasporti intende acquistare. Forse non tutti sanno che qualche anno addietro una blasonata casa automobilistica bavarese ha presentato il suo prototipo di berlina a idrogeno: bel macchinone, ma non proprio ecologicissimo: infatti a conti fatti il suo consumo energetico globale (e quindi l’emissione di gas serra) era più del doppio della corrispondente versione a gasolio (e infatti la detta casa e altre concorrenti hanno già abbandonato ogni idrogenica velleità…)! Se infatti consideriamo che la maggior parte dell’energia elettrica in Italia è prodotta mediante combustibili fossili, è facile immaginare quale sia l’efficienza di trasformare petrolio in energia elettrica quindi in idrogeno quindi in energia cinetica (cioè l’autobus che alfin si muove…); se dal petrolio passo al gasolio e ci muovo l’autobus, faccio meno passaggi e inquino di meno.


Qualcuno obietterà che l’energia elettrica può provenire da fonti rinnovabili; in particolare dall’idroelettrico nelle fasce notturne. Ma di notte l’energia elettrica in esubero dagli impianti termoelettrici (difficilmente modulabili) è utilizzata per pompare l’acqua dai bacini di valle ai bacini di monte negli impianti idroelettrici ad accumulo; pertanto se la turbina di notte funziona come pompa e il tubo è uno solo, è facile immaginare che si deve scegliere tra l’una o l’altra possibilità… Per di più, essendo l’aspetto energetico (e ambientale) sovraprovinciale, anzi ormai sicuramente sovranazionale (visto che importiamo energia da Francia, Svizzera, Austria e Slovenia), è un po’ ipocrita pensare che siccome il Trentino ha ancora un (piccolo) margine di eccedenza idroelettrica, può utilizzarlo per produrre idrogeno in modo ecocompatibile; se l’energia idroelettrica venisse conferita alla rete così com’è, l’efficienza globale sarebbe comunque maggiore e minore l’emissione di gas serra.


Non vorrei poi infierire circa l’adozione di rischiose tecnologie ancora allo stadio prototipale o sperimentale, agli elevatissimi costi di manutenzione dei mezzi, all’impatto del trasporto dell’idrogeno (tra l’altro questo disgraziato ha pure una bassa densità energetica: nella citata berlina occorreva una bombola di acciaio da 120 kg per conservare soli 8 kg di idrogeno). Per non parlare della sua piccolissima molecola che scappa dappertutto (per cui se lasciate il bus fermo con il pieno dopo qualche giorno lo trovate con il serbatoio vuoto…), o degli aspetti di sicurezza, dato che è anche estremamente infiammabile ed esplosivo…

Per concludere: un miglior favore all’ambiente, a parità di costo, lo si poteva fare acquistando non due ma una miniflotta di minibus a metano, realizzare qualche distributore di metano in valle, finanziare il progetto esecutivo della ferrovia elettrica Lavis-Canazei, visto che il trasporto elettrico su rotaia è (quello sì) veramente poco impattante dal punto di vista energetico. Ovvero investire in opere che rimangono, non in futuribili chimere; ci sarà pure un perché se l’idrogeno è usato solo nella propulsione aerospaziale (per via dei costi… astronomici!). E a chi vuole approfondire suggerisco tra l’altro www.withouthotair.com, dove si parla di energia e trasporti ma senza aria fritta.


Francesco Fellin

Ricercatore presso il laboratorio RFX

(associazione Enea-Euratom per la ricerca

sulla fusione termonucleare controllata)

dell’Università di Padova