2.500 tonnellate di scorie nucleari dimenticate, anche da Zanonato

2.500 tonnellate di scorie nucleari dimenticate, anche da Zanonato

 

 

Se il neo ministro per lo Sviluppo, Flavio Zanonato, dice: "Nucleare non sbagliato di per sé, ma in Italia non è proponibile", dovrebbe aggiungere dove è proponibile e cosa proporrebbe per smaltire le migliaia di tonnellate di scorie nucleari, informandosi su come si sono attivati i francesi (o i giapponesi) per smaltire o occultare le loro.

Forse quel “Pimby” del suo collega di partito Enrico Letta si riferisce al back yard francese, anziché a quello padovano o piemontese.


Zenone Sovilla scrive di un irresistibile “fascino atomico”, Zanonato potrebbe invece spiegare a italiani o francesi cosa intende per “demonizzazione”, evitando però di riferirsi a quella di quei 26 milioni di italiani che si sono recati a votare nel giugno 2011.

 

 

Scorie dimenticate

il manifesto – Riccardo Colombo, 20 aprile 2013


Sogin è una società controllata dal Ministero dell’economia, alla quale è stata affidato il compito di dismettere le centrali nucleari chiuse dopo il referendum del 1987 (Latina, Garigliano, Trino Vercellese e Caorso) e quattro centri di ricerca nucleare (Saluggia, Trisaia, Casaccia e Bosco Marengo) nonché di dare una soluzione al problema delle scorie nucleari (2.500 tonnellate) e dei rifiuti a media e bassa radioattività (dai 50.000 ai 100.000 mc), che risulteranno dallo smantellamento degli impianti. L’ampio campo di variazione delle quantità da smantellamento deriva dal fatto che, a tutt’oggi, non è stata effettuata una esaustiva caratterizzazione degli impianti. Ebbene ad oggi tutti i problemi sono ancora aperti. Gli impianti sono ancora dove erano (tranne Bosco Marengo) e la ricerca e la costruzione dei depositi delle scorie e dei rifiuti nucleari sono in alto mare.

 

Dinanzi a questo evidente fallimento della sua azione Sogin cerca disperatamente di legittimarsi con la comunicazione. Non ci si deve stupire, quindi, che in un recente comunicato stampa Sogin abbia dichiarato come la sua attività dovrebbe dare un’occupazione di 12.000 persone negli anni tra il 2014 e il 2026 (circa 900 persone mediamente all’anno). Non si capisce se questa previsione sia incrementativa rispetto al numero dei dipendenti attuali, che sono 500. Ciò che è chiaro è che Sogin non ha ancora capito che gli italiani (e soprattutto le comunità locali nel cui territorio sono localizzati gli impianti) non si aspettano che l’attività di dismissione e di messa in sicurezza delle scorie contribuisca a ridurre la disoccupazione. Ciò che si vorrebbe è che si risolvesse (dopo 26 anni!) la grave emergenza ambientale, che continua a pesare sul nostro paese.

 

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