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“L’ambiente inquinato modifica il nostro genoma, aprendo la strada al cancro”

Ernesto Burgio Coordinatore Comitato Scientifico ISDE - International Society of Doctors for Environment:

“L’esposizione precoce e quotidiana a un inquinamento sempre più capillare e, in particolare, a metalli pesanti, benzene, idrocarburi poliaromatici, diossine e particolato ultrafine determina uno stato di instabilità del nostro genoma  e pone le premesse alle mutazioni che danno origine ai tumori”
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Lo schema delle mutazioni casuali a carico del dna sembra ormai superato: sono alcuni fattori esogeni (inquinanti chimici, virus, radiazioni ionizzanti) a determinare una sorta di stress genetico, che nel giro di alcuni anni o decenni si traduce in vere e proprie mutazioni.

Queste mutazioni non sono stocastiche (in pratica casuali, legate a una sorta di usura progressiva del DNA, imprevedibili e non prevenibili); sono piuttosto il prodotto di uno stress epigenetico prolungato che poi si trasforma in danno genetico.

Il cancro deve essere visto come il prodotto finale di un lungo percorso di condizionamento  e trasformazione “informatica”, che ha inizio nelle primissime fasi dello sviluppo ontogenetico: numerosi inquinanti possono cambiare il micro-ambiente uterino e  interferire sull’assetto epigenetico dei tessuti fetali (in pratica sulla programmazione di organi e tessuti) condizionandone per tutta la vita lo sviluppo e la suscettibilità agli stimoli ambientali.  

Per questi motivi assistiamo ad un aumento continuo dei tumori infantili.

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