L’agricoltura sostenibile è ancora lontana

Riprendiamo dalle lettere de l’Adige quella della signora Ornella Boldrini che riporta alla realtà dei fatti (nelle campagne) quel “boom del bio” su cui ha titolato il Trentino, se la superficie agraria utile è al 94% coltivata con la cosiddetta "agricoltura integrata".

Quell’“integrata” che è un eufemismo, in sostituzione di agricoltura chimica o industriale o, come sostiene Stefano Pisoni, alternativa alla vera agricoltura.

Dice Pisoni: “Purtroppo oggi quella biologica è ancora considerata “agricoltura alternativa”, ma a mio modo di vedere è l'agricoltura chimica quella alternativa, mentre quella biologica dovrebbe essere la vera agricoltura. Non si dovrebbe neanche parlare di “agricoltura biologica”: quando si dice “agricoltura” si dovrebbe pensare a un sistema produttivo che non utilizza sostanze che lasciano residui velenosi all'interno degli alimenti.” (Trentino, 11 agosto 2016)

Redazione Ecce Terra, 5 settembre 2016

 

L’agricoltura sostenibile è ancora lontana

l’Adige lettere, 5 settembre 2016

In quest’epoca di “democrazia recitativa” accade spesso che l’interpretazione dei dati venga distorta e l’interpretazione manomessa. È così che in Trentino si parla di “boom del bio” per il raddoppio della percentuale delle coltivazioni biologiche rispetto al 2010.

Peccato che queste costituissero solo il 6% circa della superficie agraria utilizzata, pari a 137.000 ettari. Ne deriva che la sua parte preponderante è dunque coltivata con il sussidio di pesticidi e fertilizzanti chimici. In genere si evita di indicarli in modo esplicito e si preferisce parlare di agricoltura “integrata” come se questo aggettivo possa eludere il problema della pericolosità dei pesticidi.

Peccato ancora che il quadro generale di colture e monocolture della provincia confligga con l’immaginario del Trentino e della farfalla, un brand costruito da decenni attraverso campagne scientifiche di marketing territoriale tese a comunicare una terra autentica e incontaminata dove la qualità della vita, in tutte le sue declinazioni, rende possibile coniugare la cultura dell’accoglienza, della salute e del benessere, di produzioni agricole peculiari, ed anche di conservazione  del paesaggio.

Peccato che il Piano di sviluppo rurale per il Trentino non contempli un articolato progetto di formazione, non tanto sui modelli biologici, ma sui modelli culturali, imprescindibili fondamenti per una svolta significativa verso un nuovo paradigma di autentica sostenibilità.

Mi piace concludere con una citazione a sua volta tratta dalla prefazione de “La manomissione delle parole” di Gianrico Carofiglio: “Le fiabe non dicono ai bambini che esistono i draghi, i bambini già sanno che esistono. Le fiabe dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti” (G.K. Chesterrton).

 

Trentino - Sandra Mattei, 9 agosto 2016