Trento. Un Piano tecnico-urbanistico senza risposte a vivibilità e salute

UN PIANO TECNICO-URBANISTICO

SENZA  RISPOSTE A VIVIBILITÀ E SALUTE

 


Da oltre un decennio una delle zone di Trento a più elevato inquinamento acustico vede rinvii e rimpalli nel merito di precise risposte ed assunzione di responsabilità da parte della politica del capoluogo e di quella provinciale.

Le previsioni tecnico-urbanistiche, ipotizzate e soggette a varianti, devono anche considerare le reali condizioni di vita della cittadinanza ed adoperarsi per individuare adeguate soluzioni. In tal senso sono gli stessi strumenti legislativi e i competenti uffici provinciali a fornire chiare indicazioni che devono trovare chiara collocazione e tempistica degli interventi di risanamento.

È dunque necessaria, e non più prorogabile, l’integrazione al piano di classificazione acustica di Trento; dal piano devono emergere la puntuale collocazione, il peso e la soluzione di questo problema, quale risposta al disagio di cittadini ad oggi esclusi da ogni coinvolgimento e risposta.

 


Il problema dell’inquinamento acustico e la necessità di realizzare interventi di posizionamento di barriere acustiche lungo il tratto ferroviario che attraversa Trento si concretizza nel 2000 attraverso il progetto preliminare dell’APPA che successivamente formò parte integrante e sostanziale, ai sensi del comma 5, art. 2, dell’Accordo Generale, perfezionato il 26 luglio 2006, tra la Provincia autonoma di Trento e Rete Ferroviaria Italiana S.p.a..


Con l’elaborazione del piano di classificazione acustica si ritiene che l’amministrazione pubblica comunale debba includere nel programma di pianificazione lo stato dell’arte in merito a quanto già progettato e avviato dall’amministrazione provinciale, al fine di coordinare decisioni e concrete azioni ed evitare dispersione e/o sovrapposizioni d’interventi con inevitabili ulteriori ritardi, penalizzando quanto già risulta compromesso in termini di efficienza dei servizi.

Quanto richiesto trova conferma negli allegati II e III del DPP n. 15-68/Leg del 14 settembre 2006, dove si evidenzia la necessità di, comprendere:

 - in quale misura il piano stabilisce un quadro di riferimento per progetti ed altre attività;

 - in quale misura il piano influenza altri piani e programmi, inclusi quelli gerarchicamente ordinati;

 - la pertinenza del piano per l’integrazione delle considerazioni ambientali, in particolare al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile, sotto il profilo ambientale, economico e sociale.


Tale consapevolezza si concretizza attraverso la Verifica Ambientale Strategica (VAS) che nel caso di specie è condotta od esclusa direttamente dal soggetto deputato all’adozione del piano, in virtù di un processo di autovalutazione codificato in Provincia di Trento. Si precisa che per il piano di classificazione acustica in questione la VAS è stata esclusa.

Peculiarità legislativa locale che si discosta da ogni principio e/o criterio di imparzialità e indipendenza tra l’autorità competente e l’autorità procedente sancito dall’art. 5, lett. p e q del D.Lgs. n. 152/2006. Indispensabile separazione dei ruoli che trova conferma in diverse affermazioni del TAR e del Consiglio di Stato. Queste ribadiscono la necessità di assolvere alla funzione di valutazione ambientale nella maniera più obiettiva possibile, senza condizionamenti – anche indiretti – da parte dell’autorità procedente, evitando il rischio, tutt’altro che remoto, di vanificare la finalità della disciplina della VAS e di conseguenza di pregiudicare la corretta applicazione delle norme comunitarie, frustrando così gli scopi perseguiti dalla Comunità Europea con la direttiva 2001/42/CE.


Altro aspetto da considerare riguarda la richiesta del Comune all’APSS con la quale viene chiesto un parere sanitario in merito alla rumorosità che caratterizza alcune aree cittadine poste in prossimità della rete ferroviaria al fine di una valutazione in merito ad un’eventuale emanazione di un provvedimento sindacale atto a limitare la velocità dei treni merci.

Proponiamo il passaggio della nota di risposta dell’APSS prot. n. 0070323 del 30 maggio 2012 dalla quale il Comune ha estrapolato e resa pubblica l’unica frase in cui si afferma che “i provvedimenti sindacali volti a contenere il rumore tramite la riduzione della velocità dei convogli per ragioni sanitarie pare nel caso specifico poco giustificabile, oltre che non percorribile del punto di vista giuridico e di incerta efficaci“ omettendo di valutare, tra l’altro, che la richiesta di riduzione della velocità è dettata anche da esigenze di sicurezza (vedi Viareggio) e di riduzione delle vibrazioni che costituiscono un problema di altrettanta gravità.


Di seguito riportiamo altri punti della stessa nota dell’APSS che confermano la situazione di inadempienze e di stallo che si perpetua da anni:

 - è ormai noto che l’esposizione a rumore, oltre certi limiti, comporta significative perturbazioni della qualità della vita delle persone, arrecando disturbo alla concentrazione, al riposo e al sonno, interferenza con la comunicazione verbale oltre al disturbo, o fastidio genericamente inteso, descrivibile come sentimento di scontentezza riferito al rumore che l’individuo sa o crede che possa agire su di lui in modo negativo; l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a tal proposito, rileva come gli individui esposti al rumore ambientale possano manifestare malumore, scontrosità, impaccio, distrazione, stati d’ansia, depressione dell’umore ed agitazione. Sono assoggettabili al rumore, infine, altri effetti definibili come psico-fisiologici: si ritiene infatti che il rumore agisca come elemento di stress il che come tale possa attivare diversi sistemi fisiologici, provocando modificazioni quali aumento della pressione sanguigna e del ritmo cardiaco e vasocostrizione;

- fermo restando il concetto che l’inquinamento acustico, compreso quello generato dal traffico ferroviario, rientra tra le tematiche di maggior impatto sulla qualità di vita delle aree urbane;

 - riguardo ai possibili approcci volti alla risoluzione di una simile problematica, va evidenziato che l’attuale orientamento si fonda sull’adozione di strategie e progetti che, unitamente agli strumenti di programmazione e pianificazione del territorio, concorrono al miglioramento del clima acustico complessivo della città, affrontando quindi riflessioni ampie che contemperano aspetti relativi alla salute umana, alla qualità di vita e dell’ambiente, opportunità di sviluppo; viceversa un approccio basato sull’adozione di iniziative isolate, estemporanee e rivolte ad un’unica sorgente è da considerarsi poco adeguato, oltre che di efficacia probabilmente limitata.


Per quanto esposto, alla luce delle diverse osservazioni mosse dai cittadini di Trento, in forma pubblica per il tramite dei giornali e delle emittenti televisive locali, ed in virtù del principio di sussidiarietà che vede anche la Regione, le Province autonome di Trento e Bolzano e gli Enti Locali rispettare i principi contenuti nel D.Lgs 152/2006 quali condizioni minime ed essenziali per assicurare la tutela dell’ambiente su tutto il territorio nazionale, si chiede all’amministrazione comunale un’integrazione al piano di classificazione acustica includendo l’annosa problematica dell’inquinamento acustico nelle zone lungo la linea ferroviaria, a prescindere dal fatto che tali zone debbano o meno trovare posto in una delle sei classi acusticamente omogenee. Dal piano di classificazione acustica di Trento devono emergere la puntuale collocazione, il peso e la soluzione di questo problema, quale risposta al disagio di cittadini inopinatamente esclusi da ogni coinvolgimento e risposta.


Un atto di pianificazione relativo alla classificazione acustica, in una città con zone fortemente compromesse, deve trattare questa questione, al di là degli aspetti tecnico/urbanistici.  Il significato politico e la consapevolezza di una “corretta gestione del territorio e alla lotta all’inquinamento acustico di una politica preventiva”, obiettivo della relazione tecnico-illustrativa del piano di classificazione acustica, non possono che guardare alla realtà ed alla vivibilità urbana, non privilegiando sterili formalità tecniche ed altri rinvii.


Concludiamo condividendo le parole scritte al punto 6 del piano di classificazione acustica: “L’attività di partecipazione consente di creare una dinamica democratica e condivisa sulle scelte più generali di gestione del territorio e sulle politiche della città. La partecipazione è da considerarsi non solo come mera applicazione di una norma ma anche, e soprattutto, come opportunità di crescita di una coscienza e consapevolezza dei processi di pianificazione da parte degli abitanti che vivono e fruiscono del territorio”.

 


In attesa di urgente e cortese riscontro si porgono cordiali saluti.


Sottoscrivono:

Andreotti Daniela

Attanasi Claudia

Belli Fiorella

Bonvecchio Antoniana

Bonvecchio Corrado

Bonvecchio Riccardo

Bonvecchio Sigfrid

Cestari Mauro

Corn Claudio

Corn Irene

Corn Michela

Cristelli Luca

Dall'Ava Giuliana

De Bortoli Marita

Decarli Franco

Degasperi Filippo

Forato Luca

Frasca Alfredo

Locatelli Lorenza

Marchetti Nicole

Marchetti Stefano

Martino Ezio

Misogano Salvatore

Moro Luigi

Moro Remigio

Nicolaescu Lizica

Osti Roberto

Osti Sara

Pancheri Ezio

Pancheri Federica

Pancheri Sara

Paternolli Bice

Pergol Maria Pia

Piccinno Mario

Piccolin Paola

Pontelli Paola

Porcu Gianfranco

Racca Colmo Adelina

Sadushi Arturo

Saggiomo Antonio

Saggiomo Mirella

Trenti Claudio

Trenti Davide

Tridico Arturo

Varisco Emanuela

Varisco Luigi

Violanti Noemi Lucia

Wolf Francesca

Zanetti Marilena

 

Referenti:

Emanuela Varisco – cell. 347 1079465

Filippo Degasperi – cell. 392 0223076

 

Trento, 3 dicembre 2012