«Inceneritore, pericolo per le viti»

Il professor Fregoni: «Sconsiglio un impianto vicino ai vigneti»
«Inceneritore, pericolo per le viti»
l’Adige - Mariano Marinolli, 3 novembre 2010


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ROTALIANA - «Agricoltura e ambiente» è il convegno che Nimby trentino ha indetto per venerdì prossimo, con inizio alle 20.30, nella sala del municipio di Mezzolombardo. Fra i tanti relatori ci sarà anche il professor Mario Fregoni, considerato il maggior esperto italiano in viticoltura e tra i più famosi ricercatori al mondo sulla nutrizione minerale della vite e sull'ecologia viticola.


Cosa verrà a dire ai viticoltori della Rotaliana?
«Imposterò il mio intervento sui fattori ambientali, sulle varietà d'uva più indicate rispetto al clima, al terreno e all'intero ecosistema».


I viticoltori rotaliani temono che l'imminente costruzione di un inceneritore, a due passi dai loro vigneti, possa destabilizzare tali fattori. È d'accordo?
«Credo abbiano ragione. Non mi sono mai occupato delle conseguenze di un inceneritore sulla vite, o termo-valorizzatore come ad alcuni piace chiamarlo, ma spesso nella mia carriera mi sono interessato di emissioni di fumi industriali, di fenoli, fluoro e delle reazioni chimiche provocate ai vigneti. Per quel che riguarda l'incenerimento dei rifiuti non esistono ricerche specifiche sulle conseguenze sulle coltivazioni. È un mondo tutto da scoprire perché non capita spesso, credo, di costruire inceneritori vicino o nel mezzo dei vigneti o di altre coltivazioni pregiate».


Ma, secondo la sua esperienza, potranno verificarsi seri danni anche sulla salute delle piante?

«Osservo che l'impatto ambientale per questo tipo di impianto non viene mai considerato nel suo complesso; a parte il danno che può provocare sulla salute dell'uomo, ritengo che un effetto cronico di emissione di sostanze chimiche e microparticelle sulle piante finisca inevitabilmente ad incidere sull'ecosistema. Qui possiamo fare varie ipotesi perché, ripeto, analisi specifiche del caso non esistono: ad esempio, il cambiamento climatico dovuto alle emissioni. Pensiamo solo a come il mondo intero è interessato da questo fenomeno e così, anche nel suo piccolo, una zona a vocazione agricola subisce un cambiamento del clima se mettiamo una ciminiera vicino alle campagne».


Lei, quindi, giudica improponibile la scelta di un inceneritore vicino alla zona doc del Teroldego?

«Lo sconsiglio perché non abbiamo idea di quali saranno i rischi a medio e lungo termine. Tra l'altro non sottovalutiamo il danno all'immagine del prodotto vitivinicolo: non c'è da valutare solo l'effetto sulla nostra salute e la reazione chimica sulle piante, bensì anche il danno sociale causato dall'effetto psicologico ed economico. Credo che nessuno vada volentieri ad acquistare del vino laddove sbuca, tra i vigneti, il camino di un inceneritore. Senza quindi sapere a che genere di conseguenze si va incontro, ci penserei su prima di costruirlo».