Acciaieria e tumori

Acciaieria e tumori

 

«Due morti sospette per diossina»
L’avvocato Mario Giuliano: «L’azienda sanitaria non vuol fare chiarezza»

Trentino - Paolo Silvestri, 7 novembre 2011

 

Il servizio del TG regionale del 6 novembre 2011


 

 

Il testo


Presentazione di Raffaele Crocco


Parliamo ancora dell’acciaieria di Borgo.

Mercoledì c’è una nuova udienza del processo “Fumo negli occhi”  coi cittadini della Valsugana che puntano il dito contro l’inquinamento ambientale. A spaventare sono i dati sulla mortalità, dice il legale, l’avvocato Mario Giuliano, che ha presentato anche una istanza contro l’Azienda sanitaria, rea, dice, di non aver accolto la richiesta di esami per le morti sospette.

 

 

Servizio di Gianfranco Benincasa


L’inquinamento c’è ma si minimizza, attacca subito a testa bassa l’avvocato Giuliano:

La linea, che direi addirittura negazionista del problema, o riduzionista, e questo è l’aspetto, a mio avviso, più preoccupante”.

 

Uno studio sui muschi depositato il 3 novembre, attesterebbe la contaminazione dell’intero comprensorio con l’esclusione della Val di Sella e di parte del Tesino.

E la class action, avviata da 550 cittadini della Valsugana, punta a dimostrare la correlazione tra inquinamento e morti per cancro, non ultime quelle di due donne scomparse in estate per neoplasie fulminanti al seno.

Giuliano ha chiesto di spedire le biopsie, con le quali erano stati diagnosticati i tumori, in un laboratorio di fiducia, ma l’Azienda sanitaria ha detto no. Per questo ha presentato istanza in tribunale.

Ho dovuto ricorrere al Giudice, rispettivamente, e al PM a seconda dei procedimenti, l’ospedale ha rifiutato questa trasmissione”.


Il legale poi rilancia: i prelievi di latte effettuati sui capretti allevati da una delle due donne morte evidenziano una quantità di diossine sopra la soglia per il consumo animale.

Questo dato è stato presentato, diciamo, corretto dal punto di vista del numero analitico, però riferito al consumo umano e quindi con un limite più alto, e quindi rientrante nei limiti, mentre invece era destinato ad essere mangime animale. E quindi era sopra il limite”.


E Laura Zanetti, presidente dell’Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai, di cui la signora deceduta era socia, aggiunge: “Questo latte non andava assolutamente usato come alimento per animali perché è chiaro che poi nella catena alimentare questo finisce all’uomo”.


La replica della Provincia è affidata all’assessore all’ambiente Alberto Pacher:

Sono state fatte delle analisi davvero molto approfondite nel corso di questi 2 anni, che hanno escluso questa possibilità. Dopodiché... ci sono elementi nuovi, che vengano fuori. Noi non abbiamo paura davvero...”.

 

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Nota

Se Alberto Pacher afferma di non “avere paura”, perché l’Azienda sanitaria si rifiuta di collaborare con l’avvocato che difende 560 cittadini trentini?

Forse perché se l’ospedale collaborasse si potrebbe davvero disporre di “elementi nuovi”?

 

Su figura, ruolo e orizzonti di Alberto Pacher – e di Lorenzo Dellai – riportiamo il commento  di Ettore Paris.


Lo zar e il gregario

Questotrentino – Rubrica Trentagiorni, novembre 2011


Dunque Dellai, dicevamo sopra, propone Pacher come successore. Ecco infine risolto il quiz che da diversi mesi imperversa nella politica trentina: che farà Dellai?

Dopo 15 anni da dominus della Provincia, cinquantenne e quindi giovanissimo, dove va a parare? Si fa modificare lo statuto (come hanno fatto i suoi amici Schelfi ed Egidi) per fare un quarto mandato? Andrà a Roma?

La modifica dello statuto? Ha ben presto capito che non era aria: i partiti alleati (Pd e Patt), comprensibilmente non gradiscono: dopo anni di sudditanza sono poco propensi a prolungarla  attraverso penosi artifici istituzionali, e anche nel suo partito, l’Upt, non erano tutti entusiasti.

Su Roma la partita Dellai l’ha giocata: era molto difficile (da Trento a Roma si conta poco o niente) e l’ha giocata male, infilandosi nell’Api, dietro un modesto mestierante della politica come Francesco Rutelli, e dietro anche Bruno Tabacci; l’Api, inconsistente, ha fatto flop, e il numero 3 è rimasto a terra.


Ed ecco allora la soluzione. Rimango a Trento, rivela Dellai. Come semplice consigliere. Dietro Pacher.

Dietro Pacher? Alberto Pacher è una vita che è vice di Dellai. Vicesindaco quando Dellai era il primo cittadino a Trento. Vicesindaco ancora quando Lorenzo si era trasferito a Piazza Dante, ma da lì le direttive al Comune le dava ancora lui, e Ale, pronto, obbediva. Vice in Provincia quando, passato anche lui a Piazza Dante, si era ritrovato il Principe Lorenzo anche formalmente ancora suo capo. Una vita da gregario: sempre ad assentire. Pacher è tenero e remissivo. Dellai volitivo ed incazzoso: è chiaro, al di là dei ruoli, chi dei due comanda.

 

Dietro Pacher quindi vuol dire una cosa sola: comando ancora io, magari da vicepresidente, l’Alberto me lo mangio a colazione. Questa la trovata.

Che dentro al Pd non è piaciuta molto. “No a staffette per inerzia” è stato il pungente commento di Alessandro Olivi, attuale assessore alle attività economiche. Ma la stroncatura più feroce è venuta dal consigliere del Pd Mattia Civico: “È la formula Putin”, Dellai e Pacher come Putin e Medvedev, che nei decenni si scambiano i posti e il primo che, alla faccia della democrazia, comanda a vita.


Al di là dei gusti e gustosi frizzi, al di là dei destini personali, per noi il problema è importante. Non staremo a rifare l’elenco dei meriti e demeriti del quindicennio dellaiano. Qui ne è in gioco però uno degli aspetti più rilevanti: il lento costituirsi di un potere personale che, grazie alle capacità, alla volitività, anche alla prepotenza, è venuto a crescere attorno al presidente. Il quale ha plasmato la struttura con l'epurazione dei dirigenti non remissivi, ed ha costituito una galassia di società parallele date in gestione ai suoi fedeli. E l’appetito vien mangiando: ora ambisce a controllare la ricerca e anche l’Università (vedi servizio a pag. 12). “Meglio Divina di un Dellai 4 – diceva tempo addietro un notabile del Pd, peraltro aduso ai compromessi – Sarebbe un regime”.

Un Pacher 1 con Dellai dominus sarebbe proprio un Dellai 4. Una cosa pessima per il Trentino.

Speriamo che, in termini di democrazia, qualcosa ci differenzi dalla Russia.

 

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Redazione Ecce Terra

Trento, 6 novembre 2011