Acciaieria Valsugana: quando si ignorano gli aspetti sulla salute

Acciaieria Valsugana: quando si ignorano gli aspetti sulla salute



In data 2 marzo 2011, l’Ufficio del Giudice per le indagini preliminari di Trento conferiva incarico al prof. Angelo Borroni relativamente all’attività industriale di Acciaieria Valsugana Spa di Borgo Valsugana, ponendo il seguente quesito:

Riferisca il perito se permangono conseguenze del reato eliminabili con strumenti allo stato dell’arte da parte del contravventore e più precisamente se gli impianti e le pratiche operative adottati siano attualmente idonei a contenere le emissioni (da fusione o svuotamento) nell’ambito della misura oggetto di autorizzazione, tenuto conto sia delle emissioni convogliate che di quelle diffuse”.

Questa relazione è stata consegnata a fine settembre 2011.


La sua copertina (guardala sotto) ci rappresenta un manufatto in buone condizioni, come fosse stato tirato a lucido (in effetti, come risulta dai numerosi video a disposizione degli inquirenti, l’involucro del forno di fusione è stato manutenzionato e pulito immediatamente prima della perizia), con quell’unico sbuffo che sembra fare il verso al profilo del castello di Borgo.

 


Da una sua attenta verifica non risulta però alcun riferimento ai rischi per la salute conseguenti agli impatti delle ricadute di polveri e fumi rilasciati dallo stabilimento, se un’acciaieria è classificata dalla normativa vigente come “industria insalubre di prima classe” [1]. Sull’argomento il consulente non ha ritenuto di addentrarsi nonostante fossero altresì documentati continui sforamenti (verificatisi anche durante l’accertamento del consulente) delle emissioni oltre ai limiti di legge, a conferma che la situazione è lungi dall’essere completamente sanata.


Un ulteriore elemento di meditazione è rappresentato dalle dure valutazioni espresse dal consulente sulla sensibilità ed attenzione prestate dai vertici aziendali alla problematica delle esplosioni della scoria di fusione di risulta dal processo produttivo (guarda qui il video con le esplosioni del 23 ottobre).

Solo con le risultanze della perizia l’azienda verrà obbligata ad intervenire, ci si augura in modo definitivo, per scongiurare la pericolosa e documentata proiezione di frammenti nell’intorno dello stabilimento. Una domanda sorge spontanea: ma sarà sempre necessaria l’azione della magistratura per indurre l’azienda ad interventi di miglioramento ambientale e di azioni mirate alla prevenzione dei rischi per i lavoratori e per la popolazione residente a Borgo?


Ci si chiede inoltre perché mai si coinvolgono solo ingegneri o tecnici circa le verifiche sul contenimento delle emissioni pericolose o tossiche di simili impianti, se il fine di una perizia dovrebbe essere quello della tutela della salute. Se non lo fosse, infatti, il quesito non si sarebbe posto.

Ancora non compare alcun coinvolgimento di medici che sembrano relegati alle sole cure, a quelle della prevenzione secondaria, ad avvenuto danno, malattia o morte. Per fare prevenzione primaria, invece, non si ritiene ancora di dover affiancare al tecnico che verifica lo stato dell’impiantistica un medico che conosce altra “impiantistica” e i perché del suo mal-essere, del suo permanere o del suo  peggioramento.

Inoltre, succede che l’Azienda sanitaria funga da minimizzatore o censore nel merito di qualsiasi effetto “collaterale” alla salute, dovuto alla produzione di svariati inquinanti costretti in una valle chiusa come la Valsugana, nota per la sua scarsa ventilazione. Sul centro abitato di Borgo, inoltre, con le scuole a poche centinaia di metri da quest’”industria insalubre di prima classe”, gravano produzione e diffusione di svariati inquinanti emessi dai due camini dell’acciaieria e dalle copiose emissioni non canalizzate e depurate (diffuse).


Con lo stesso spirito minimizzatore o censore l’ente pubblico elude le problematiche sanitarie connesse alla presenza di un inceneritore; ne snobba la portata, prima durante e dopo l’avvenuto insediamento. È successo anche quando la Provincia, nel settembre 2008, nominò i sei esperti incaricati di preparare lo Studio di fattibilità propedeutico al bando di gara dell’inceneritore. Mentre agli aspetti economico-finanziari venne assegnata poco meno della metà di quella consulenza (80.000 €) da complessivi 176.000 €, per la cenerentola “salute” si investirono solo 9.000 €, il 5% del totale.


Intanto sono in atto, dentro e fuori l’acciaieria di via Puisle, alcuni preparativi in vista dell’udienza del processo “Fumo negli occhi” del 9 novembre. Da un lato, la produzione è tenuta sotto osservazione per non destare eccessivo interesse alla sua produzione emissiva (dal 12 ottobre la pagina del sito dell'azienda dedicata al "monitoraggio in continuo delle emissioni" è "in aggiornamento"), dall’altro ci si ingegna su un passaggio di proprietà che non cambia niente (leggi qui).

Dall’altro ancora, dopo qualche tempo di bilanci in deficit, si aspetterebbe il momento opportuno per riprendere a fondere ciò che conviene, come avveniva prima del sequestro.

Ma se stavolta fosse proprio la resuscitata ripresa degli attivi valsuganotti a fermare le lancette del tempo e dei camini? Qualcuno, almeno stavolta, oltre ai bilanci e a giocare sulla pelle delle persone, lo avrà messo in conto?

 

Adriano Rizzoli

Trento, 28 ottobre 2011



[1] Si rammenta che ai sensi dell'art. 216 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie (R.D. 1265/1934) appartengono alla prima classe “le manifatture o fabbriche che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti devono essere isolate nelle campagne e tenute lontano dalle abitazioni”.