Il caso Acciaieria. Anche gli operai vittime dei veleni

Nota redazione Ecce Terra

Alle lettere di Mario Giuliano e Laura Zanetti, premettiamo:

il comunicato stampa di ISDE Italia

e le interviste a Dorigatti e Michielan.



Il caso Acciaieria. Anche gli operai vittime dei veleni

l’Adige – Mario Giuliano, 9 settembre 2010


Inizia il prossimo 20 ottobre il processo «Fumo negli Occhi» relativo alle emissioni illecite dell'acciaieria di Borgo, ai falsi perpetrati per coprirle, e anche all'omissione da parte dell'imprenditore delle misure necessarie per garantire ai lavoratori di operare in un ambiente di lavoro non insalubre.

Non si tratta della prima occasione nella quale i responsabili dell'impianto si trovano ad essere sotto accusa. L'impianto, tra l'altro, tormenta e inquina la Valsugana da ben 40 anni. È infatti noto che le vallate alpine siano il posto peggiore dove costruire questo tipo di siti industriali, comunque fortemente impattanti, ma che in un contesto orografico montuoso sono una follia.

Hanno pertanto perfettamente ragione le mamme di Borgo a dire: «adesso basta!».

Stupisce quindi che il sindacato faccia le barricate per difendere un imprenditore del genere, addirittura arrivando a contrapporre il diritto alla salute dei cittadini al diritto al lavoro, come se il diritto al lavoro non fosse innanzitutto il diritto a lavorare in un ambiente non nocivo.

Numerosi sono stati infatti in questi mesi gli interventi, prevalentemente del consigliere Dorigatti, con i quali, con il pretesto della difesa del posto di lavoro, il sindacato in realtà difende un imprenditore che siede sul banco degli imputati, ledendo i reali interessi degli operai stessi.

Nell'ultimo intervento del 21 agosto, Dorigatti addirittura arriva a definire «di buon livello» l'impianto e a ridurre l'impatto ambientale a una questione estetica lodando la disponibilità dell'azienda di mascherare la struttura, disponibilità che chiunque comprenderebbe ovvia, visto che un intervento del genere maschererebbe anche le emissioni illecite.

Ha invece il sindacato informato i lavoratori che c'è un procedimento penale nel quale gli stessi potrebbero costituirsi parte civile? Oppure ha ritenuto che fosse prioritaria la difesa ad ogni costo del posto di lavoro, anche a discapito della salute degli operai? È sicuro il sindacato che ingerire rospi sia la cosa migliore in un contesto strategico che vede la produzione italiana di acciaio in caduta libera da due anni a questa parte, con livelli produttivi bruscamente ridimensionati a quelli del 1972 (dati Federacciai)? Quale futuro vede il consigliere Dorigatti in questo dato, che non può certo essere eufemisticamente definito né una flessione, né una congiuntura, e questo anche a prescindere dall'esito dei procedimenti penali?

Nella creazione artificiosa di una contrapposizione tra diritto alla salute e diritto al lavoro il ragionamento del sindacato sembra essere questo: se i lavoratori, che sono soggetti a controlli sanitari periodici non si lamentano, perché devono lamentarsi i cittadini? Proprio in tema il consigliere Dorigatti, durante la discussione della mozione di sfiducia del 14 maggio in Consiglio provinciale, ha affermato che l'azienda da anni rispetterebbe le prescrizioni relative alle visite mediche degli operai e non avrebbe mai sforato i valori limite, specificamente menzionando cromo, piombo e nichel.

Non sappiamo se il consigliere Dorigatti fosse semplicemente male informato, o altro, ad ogni modo l'affermazione può con tranquillità dirsi falsa, dal momento che l'Uopsal, proprio quest'anno, ha contestato all'azienda la carente valutazione del rischio (risalente al 2001!) in riferimento non solo a piombo, cromo e nichel, ma anche ad agenti cancerogeni e mutanti, con conseguente mancato invio dei lavoratori alla relativa visita medica.

Che poi l'azienda abbia definito il procedimento pagando una modesta ammenda, e avviando finalmente i lavoratori alle visite omesse, non dovrebbe bastare a rassicurare il sindacato sulle condizioni sanitarie di un decennio. Sono stati informati i lavoratori del fatto che i nuovi controlli erano stati imposti da una prescrizione?

In consiglio il consigliere Dorigatti affermava di essere stato presente alla presentazione dei dati delle analisi dei Medici per l'Ambiente e di essersi allarmato proprio perché tali dati erano stati raccolti «con la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato», e quindi si scandalizzava ritenendo, diligentemente percorrendo il solco tracciato dal presidente Dellai, che l'uso di tale dicitura fosse frutto di un raggiro. Proprio perché era in sala quella sera il consigliere Dorigatti avrebbe dovuto notare la presenza di alcuni ufficiali superiori del Corpo Forestale dello Stato che avrebbero avuto più titolo di lui per tempestivamente lagnarsi dell'impropria menzione del corpo al quale appartenevano.

Se non si sono lagnati è perché, correttamente, erano stati informati dell'attività posta in essere.

La verità è purtroppo un'altra. Dellai già aveva gradito poco l'esperimento di altre importanti inchieste da parte del Corpo Forestale dello Stato su un territorio che, per quanto autonomo, fortunatamente è ancora italiano.

Ancora meno ha gradito il presidente che il Corpo Forestale dello Stato avesse campionato delle matrici i cui referti analitici andavano a screditare i risultati della relazione di sintesi della Provincia sul problema ambientale della Valsugana, sui quale peraltro aveva già espresso dei dubbi l'Istituto Superiore di Sanità con un documento frettolosamente protocollato solo il giorno 14 maggio.

Stizzito, ha pertanto ritenuto il presidente di rivolgersi all'amico ministro per sollecitare provvedimenti disciplinari nei confronti di una persona scomoda, con modi che definire da prima repubblica è generoso.

Nel moto di stizza ha però dimenticato il presidente che lo svolgimento dei compiti di un ufficiale di polizia giudiziaria, anche se sollecitato da un comitato di cittadini, non può essere sindacato da un organo politico, men che meno se l'ufficiale in questione da due anni svolge indagini delegate da parte dell'autorità giudiziaria.

Mario Giuliano

Avvocato, consulente legale del gruppo ISDE Valsugana



Quelli dell'Acciaieria non sono «peccati veniali»

l’Adige – Laura Zanetti, 9 settembre 2010


Come da regia, in vista della riunione della Terza commissione permanente, la Fonderia Leali, per voce del suo nuovo direttore, ha aperto al quotidiano l'Adige le porte dello stabilimento, snocciolando rassicurazioni, indotto e cifre entrate al ricco Leali e alla Provincia trentina. Non mi soffermerò sulle argomentazioni del direttore Michielan, ma su alcune interessanti affermazioni del direttore che smentiscono ciò che, riferendosi al passato, definisce «peccati veniali». Precisa infatti Michielan: «ogni giorno le colate sono 15, ma quando le cose giravano bene si arrivava anche a 22 colate», sostenendo che «niente va buttato».

Eppure, nella discarica di Monte Zaccon molte erano le scorie della Fonderia buttate abusivamente. Non ce ne siamo dimenticati.

Riferendosi al luogo in cui è sorto lo stabilimento il direttore si giustifica: «Si sono costruiti anche nelle realtà montane come il Friuli».

Conosciamo quelle realtà, perché siamo da tempo in costante contatto con i Comitati del Friuli e i loro concittadini che subiscono i nostri stessi problemi, le stesse patologie, gli stessi lutti, la medesima impotenza dovuta all'arroganza dei potenti signori della siderurgia. Riferendosi poi ai medici chiosa: «speriamo che esca la loro etica professionale... questi scontri aumentano il disagio sociale e alla fine a pagare sono gli operai».

Forse il direttore Michielan, formatosi dentro i valori del capitalismo puro in quanto «i dirigenti del Gruppo Leali puntano sul valore economico dello stabilimento» e su meri numeri di fatturato, ha poca dimestichezza con il significato semantico della parola etica, riferita all'agire scientifico e morale del medico. L'etica medica infatti, si fonda su quella dottrina eziologica secondo cui il rapporto tra uomo e ambiente è il principale fattore patologico, qualora non sia equilibrato. E i Medici per l'Ambiente agiscono pienamente dentro questa linea etica, mai venuta meno da Ippocrate fino ai giorni nostri, per il bene della popolazione valsuganotta tutta, operai compresi.

La popolazione della Valsugana non è stata irretita né dai medici, né dai Comitati: dopo l'inchiesta, ha finalmente recuperato un suo preciso ruolo sociale a sostegno del bene ambientale e della salute. Perché la gente di Valsugana vede, sente e annusa. E vigila. Sarà quindi la Valsugana e solo la Valsugana a decidere il futuro di una terra che ha fisicamente una naturale incompatibilità con questo tipo di economia. Dopo anni di un modello industriale paradossalmente funzionale al laminatoio bresciano e antitetico alle economie di valle, un'infinità di settori, affatto minori, attendono solo di potersi ri-qualificare: la zootecnia, l'agricoltura, l'artigianato, il commercio, il turismo e non ultima la cultura.

Ci auguriamo che il sindaco Dalledonne e la Giunta di Borgo Valsugana, rispolverino quei progetti di riconversione verso forme di economie sostenibili, senza più alcun indugio.

Gli operai saranno i primi a beneficiarne e così i figli dei loro figli, in termini lavorativi e di salute anche sociale.

Laura Zanetti

Presidente Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai