Fonderia Valsugana, ancora analisi rassicuranti. Da Brescia, ovviamente

 
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Fonderia Valsugana, ancora analisi rassicuranti. Da Brescia, ovviamente

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Nella vicenda della fonderia di Borgo Valsugana capita di fare la conoscenza di un nuovo ente bresciano al quale vengono commissionate delle analisi.

Nel ristretto panorama dei referenti della Provincia, o dei padroni della fonderia Valsugana, spunta oggi il Prof. Pietro Apostoli. Colui che, dopo aver definito il “protocollo operativo”, ha concluso che non c’è differenza tra i vari tipi di metalli contenuti nelle urine e nei capelli di bambini di Caldonazzo anziché di Borgo. O che, nei primi anni Ottanta o l’anno scorso, ha concluso alcuni suoi lavori rassicurando sulla portata e tossicità degli inquinamenti delle industrie Caffaro o degli inceneritori (vedi nota).   


Ma come mai la Provincia di Trento si riaffida alle conclusioni di laboratori bresciani?

È lecito sospettare che lo scopo dello studio, e del metodo adottato, sia quello di rassicurare, ancora una volta, la gente di Borgo e della Valsugana. E visti i precedenti, non ci sarebbe da stupirsi.

Apostoli, in qualità di consulente “veterano” dell’industrialismo bresciano, non è nuovo a studi e valutazioni rassicuranti o minimizzanti, se ha sminuito l’inquinamento da PCB delle industrie Caffaro di Brescia, uno dei siti più inquinati al mondo (in area urbana). Che Apostoli sia un attento conoscitore delle iniziative e delle vicende aziendali dei Leali, proprietari della fonderia Valsugana, è il minimo che si possa supporre.


Al consigliere-sindacalista Bruno Dorigatti basteranno le analisi eseguite sotto la supervisione di Apostoli per tirare un mezzo sospiro di sollievo? Gli basterà sapere che anche Apostoli proviene dalla stessa “scuola” del Pci? E il sindaco di Borgo, Fabio Dalledonne, come valuterà metodo e esiti di queste altre scontate conclusioni? Come valuterà l’ennesima scelta, o delega, della Provincia a un “ente bresciano” di queste altre analisi, tanto sospette quanto rassicuranti, stavolta sulla quota di popolazione più «sensibile»? Come se anche dei bambini debbano essere trattati come cavie per certi laboratori: ancora quelli in cui bisogna inventarsi qualcosa purché tutto rimanga tal quale.

I bambini e i loro genitori meritano tutt’altra sensibilità da parte di un ente provinciale che, mai come in questo caso, dimostra un eccessivo bisogno di dipendenza dalle volontà e decisioni del solito imprenditore, o del solito cattedratico, disinvolto e rassicurante.

Che qui trovano ancora buone sponde. Finché tengono, finché la verità non emergerà, tutta.


Adriano Rizzoli

Nimby trentino

Trento, 11 settembre 2010


 

Nota


Chi è il Prof. Pietro Apostoli, cattedra di igiene industriale dell’Università Statale di Brescia


Recentemente ha collaborato alla ricerca, commissionata da Federambiente (ben disposta alla costruzione di inceneritori) su “Emissioni di Polveri Fini e Ultrafini da impianti di combustione” di cui riportiamo stralcio dalle considerazioni finali:

“… dall’analisi delle implicazioni tossicologiche degli studi nel settore non emergono indicazioni di rischi particolari attribuibili alle PU provenienti da combustione dei rifiuti, purché in linea con la migliore tecnologia disponibile … Le concentrazioni di PU rilevate all’emissione dei termovalorizzatori risultano generalmente collocate sugli stessi livelli, quando non addirittura inferiori, a quelli presenti nell’aria ambiente dei siti di localizzazione.”


Conflitto d’interessi


Apostoli è stato consulente delle industrie Caffaro nei primi anni Ottanta sulla base di un accordo sindacale, come assistente del Prof. Edoardo Gaffuri, della Clinica del lavoro di Verona, passato poi direttamente a consulente di parte della Caffaro. Nell’81 intervennero in Caffaro dopo il grave incidente al distillatore di PCB, che si surriscaldò fino al punto di fusione con l’uscita di una nube tossica, contenente oltre ai PCB quasi certamente diossine, che investì 3 operai e si disperse nell’ambiente non solo interno alla fabbrica.

Non cercarono le diossine in ambiente, non le trovarono né negli operai, né nei PCB; non si posero e non posero il problema di indagare fuori della fabbrica: ciò non avrebbe fatto certamente piacere all’azienda, ma avrebbe forse risparmiato 20 anni di contaminazione ai cittadini.


Poi il caso esplose, in seguito ad un’inchiesta pubblicata da “la Repubblica”, il 14 e 15 agosto 2001. E subito ritroviamo Pietro Apostoli a minimizzare, in qualità di membro dell’apposito Comitato scientifico insediato dall’Asl per verificare l’entità del disastro ambientale provocato dalla Caffaro, nel corso dei decenni. Compreso quel periodo in cui lo stesso Apostoli era consulente dell’azienda.


Dalla cronaca


“Bresciaoggi”, 15 agosto 2001

“Con tutta la dispersione di PCB che si è verificata negli anni passati, tutti ne abbiamo almeno 10 microgrammi per litro nel sangue”.


Verbale 1^ seduta del Comitato tecnico scientifico Asl, 4 settembre 2001

“Nella popolazione si studia se si dimostra l’esposizione. Si deve infine riflettere su elementi vari. Se l’EPA dà 3 mg/kg nella carne rossa, perché ci sono problemi per 0,0001 mg/kg nel terreno?

Si deve fornire in sostanza una chiara lettura dei dati alla popolazione”.


“Giornale di Brescia” - M. Lanzini, 31 ottobre 2001

Per ora nessun sintomo acuto

“Il professor Pietro Apostoli cerca di fare il punto sulla situazione, spiegando anche che sul tema PCB è la stessa ricerca scientifica a presentare molti punti interrogativi. [...] Esistono poi i rischi a lungo termine. “Il principale di questi pare l’incidenza cancerogena. Qui però le risposte della ricerca scientifica sono meno nette. Anzitutto si tratta di valutazioni statistiche che possono essere ottenute solo con indagini epidemiologiche molto ampie e su un arco di tempo significativo. Condizioni che mancano entrambi nel nostro caso”.

 

TG3 Lombardia - 14 novembre 2001, ore 20,30

“I PCB sono comunque una miscela molto complessa e solo un numero molto ridotto di PCB, 7 – 10 a secondo delle agenzie, ha una azione tossica riconosciuta. Avere PCB nel sangue non significa essere intossicati o essere ammalati. E questo è stato un punto ampiamente dimostrato in diverse situazioni e noi siamo tenuti a parlare di malattia o di intossicazione quando accanto alla elevazione di PCB nel sangue compaiono anche evidenze di carattere clinico o di carattere metabolico che si dimostrano con gli esami”.

 

Commento

Come risaputo, il problema dei PCB, come delle diossine, è che si bioaccumulano nella catena alimentare, con un processo di magnificazione: per cui dal terreno ai vegetali, agli animali, all’uomo le concentrazioni aumentano.

Infatti, nell’area Caffaro i cittadini esposti risulteranno super contaminati, fino a 474 microgrammi per litro nel sangue!


I PCB hanno pressoché tutti un’azione tossica e ben 12, da tutte le agenzie, sono definiti dioxine-like, cioè con un’azione tossica simile alla diossina di Seveso, metodologia assunta dall’Istituto Superiore di Sanità già dal 1999.
 


Ignoranza o deliberata disinformazione?


Per maggiori informazioni sull’inquinamento delle industrie Caffaro, si veda:

- “Un secolo di cloro e… PCB. Storia delle industrie Caffaro di Brescia”, di Marino Ruzzenenti, edizioni Jaca Book.

- www.ambientebrescia.it.