Fonderia Valsugana. L’ora del rinvio a giudizio, forse di qualche verità

Fonderia Valsugana. L’ora del rinvio a giudizio, forse di qualche verità

 

A 7 mesi dal sequestro della fonderia Valsugana siamo giunti al rinvio a giudizio (leggi sotto l’articolo del Corriere del Trentino). Riportiamo, per chi se ne fosse dimenticato, i chiari contenuti delle perizie redatte dai tecnici nominati dalla Procura di Trento: da quella di Alessandro Iacucci sui crimini ambientali a Monte Zaccon, a quelle di Franco Giacomin e Santo Cozzupoli su quelli alla fonderia Valsugana:

-   perizia Alessandro Iacucci, luglio 2009 (detratta la corposa documentazione fotografica),  

-   perizia Franco Giacomin, maggio 2009,

-   perizia Santo Cozzupoli, ottobre 2009,

-   perizia Franco Giacomin, novembre 2009.

 

 

Acciaieria Valsugana, nove davanti al giudice

Chiesto il rinvio a giudizio. A breve sarà fissata l’udienza. La pm: emissioni pericolose

Ancora da definire la posizione dei dipendenti dell’Agenzia Appa: è stata stralciata

Corriere del Trentino - D.R., 10 luglio 2010

 

TRENTO - Dovranno difendersi davanti al giudice delle udienze preliminari, ma potrebbero decidere anche di giocarsi il tutto per tutto in dibattimento i nove indagati per le emissioni nocive di diossina in Valsugana. Nessuno di loro - tra cui l’ex direttore Emilio Spandre, nonché l’amministratore delegato Dario Leali - ha infatti chiesto di essere sentito dal magistrato o ha presentato una memoria difensiva.

Dopo la chiusura dell’inchiesta della Procura, gli indagati avevano tempo venti giorni per presentare le loro controdeduzioni, ma tutti hanno risposto con il silenzio. La delicata indagine sull’inquinamento in Valsugana - che ha scatenato proteste a catena ovunque, tra la rabbia dei cittadini, dell’associazione medici per l’ambiente, del sindaco Massimo Dalledonne e le reazioni più o meno pacate dei politici - finisce quindi sul tavolo del giudice. Sarà lui a dover decidere su eventuali responsabilità nell’inquinamento in Valsugana dello stabilimento di Borgo. La pm Alessandra Liverani, titolare del fascicolo d’inchiesta, ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per tutti e nove gli indagati, ossia l’ex direttore Spandre, l’amministratore delegato Dario Leali, il presidente del cda Pierluigi Leali, il responsabile del servizio prevenzione e protezione rischi Matteo Bortolotti e il responsabile di produzione Alessandro Trentin. Tra gli indagati ci sono anche Daniele Denti, chimico responsabile dell’ufficio indagini ambientali del laboratorio Chemiricerche srl di Mazzano (Brescia), i tecnici addetti all’ufficio, Benedetto Monteleone e Laura Lonati, oltre a Monica Treccani, dipendente del laboratorio.

Le accuse restano più o meno le stesse contestate all’inizio delle indagini, nel dicembre del 2009. La Procura parla di violazione dell’articolo 674 del codice penale, ossia «getto pericoloso di cose» (in questo caso ovviamente il riferimento è all’emissione di gas, vapori o fumi nocivi), concorso in emissioni non autorizzate, violazione di norme della sicurezza sul lavoro e scarico industriale non autorizzato. I tecnici e i chimici del laboratorio di Brescia devono rispondere di falso e concorso nell’articolo 674.

In particolare i reati contestati ai vertici della Acciaieria e ai chimici dell’ufficio bresciano si riferiscono a reati continuati e in concorso contro norme in materia ambientale, in quanto avrebbero cagionato o comunque non impedito - si sostiene - emissioni moleste e inquinanti sopra i valori consentiti dalla legge. Ciò sia per le diossine, sia per le polveri e il monossido di carbonio. Superamenti a volte molto più alti da addebitare, per l’accusa, alla condotta degli amministratori di Acciaieria e del direttore (Spandre) che «pur a conoscenza delle carenze e dell’inadeguatezza rispetto alle migliori tecniche disponibili, non adottavano provvedimenti per abbattere e ridurre le emissioni e riconvertire l’impianto».

Non solo: l’accusa parla di impianti inadeguati per l’abbattimento degli inquinanti e di una presunta sostituzione, «su precisa indicazione di Spandre», del rottame di scarsa qualità con materiale migliore e meno inquinante in occasione dei controlli «per falsare i risultati e quindi impedendo l’intervento degli organi preposti al controllo». In sostanza, secondo l’accusa, l’Acciaieria, comunicando per più anni all’Appa dati falsi delle analisi di autocontrollo periodico sulle emissioni che escono dai camini E1 ed E2, avrebbe evitato i controlli e l’adeguamento degli impianti, così protraendo consapevolmente le emissioni fuori limite. In questo avrebbe concorso anche il laboratorio Chemiricerche: i chimici avrebbero infatti dato indicazioni ai tecnici dell’Acciaieria su come alterare e falsificare i dati delle analisi sulle emissioni dei camini.

La Procura parla anche di violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro in quanto gli operai per anni sarebbero stati esposti «a notevoli emissioni di fumi, gas e polveri che si diffondevano nel capannone». Polveri che contenevano sostanze nocive per la salute come la diossina, gli idrocarburi, gli ossidi di azoto. «Tutte contestazioni che riguardano il passato, ora non c’è nessun pericolo» ha sempre ribadito la difesa delle Acciaierie, sostenuta dall’avvocato Marina Zalin di Verona. Ora la parola passa al giudice.

 

 

I medici per l’ambiente presentano un dossier

Rigo: bene la giustizia

Corriere del Trentino - M.R., 10 luglio 2010


TRENTO - «Un processo fondamentale che ha aperto la strada a conoscere la verità sugli effetti e la gestione dell’acciaieria». Così i membri dell’associazione Medici per l’ambiente descrivono il procedimento giudiziario che ha visto il rinvio a giudizio di nove persone, indagate per le emissioni delle acciaierie Valsugana. I medici guardano però oltre alle udienze preliminari: hanno infatti già consegnato alla Procura, relativamente all’indagine in corso per disastro ambientale, una documentazione che a loro dire dimostrerebbe «i danni prodotti dalle emissioni della fabbrica».

«Il processo ora in attesa di udienza preliminare ha fatto da apri-strada, ma verte solo su reati contravvenzionali», interviene sulla vicenda Marco Rigo, di Medici per l’ambiente. «Noi siamo già impegnati a fondo a verificare l’ipotesi di disastro ambientale - prosegue -. Supporteremo la Procura alla quale abbiamo già consegnato una documentazione contenente i risultati di diversi mesi di lavoro e delle analisi condotte». Il paper di 36 pagine redatto dai membri dell’associazione che si batte per dimostrare la nocività delle emissioni sarà presentato la prossima settimana alla conferenza dei sindaci. In esso i medici supportano la tesi di danno ambientale riconducibile all’operato delle acciaierie riferendosi «alla distribuzione e qualità delle deposizioni polverulente, dei sedimenti e della fauna ittica della Rosta fredda». In particolare scrivono: «Il legame fra scarichi e Rosta e qualità dei sedimenti e delle trote è indubbio. Le polveri della copertura Oval come di altri siti presentano contenuti di Pops e metalli pesanti tali da farle rientrare nei rifiuti destinati a recupero. Le caratteristiche chimiche e morfologiche dimostrate al microscopio elettronico a scansione provano l’inequivocabilità della fonte (acciaieria)».

«Proprio i dati Appa - conclude Rigo - forniscono importanti evidenze di danno ambientale. Ciò è importante perché non solo emerge la presenza di un danno, ma anche perché ciò rivela un problema dell’approccio burocratico-amministrativo. Non è infatti possibile in questi casi fermarsi all’interpretazione letterale di un dato, questo va incrociato con altre analisi».