L’Italia non adempie alla direttiva 2008/99/CE, agevolando gli illeciti anche in Valsugana

L’Italia non adempie alla direttiva 2008/99/CE, agevolando gli illeciti anche in Valsugana

La conseguente denuncia alla Commissione europea dell’avvocato Mario Giuliano

 

 

Riportiamo il comunicato dell’avv. Mario Giuliano inviato ai media il 23 gennaio 2013 nel merito della denuncia alla Commissione europea sull’inadempimento dell’Italia della direttiva 2008/99/CE, alla quale gli Stati membri avrebbero dovuto dar seguito entro il dicembre 2010.

Questa direttiva prevede che si adottino sanzioni efficaci a tutela dell’ambiente, mentre in Italia per questo tipo di reati non si prevedono pene rapportate alle loro entità e gravità.

 

Come accaduto in Valsugana, i procedimenti penali vengono chiusi con una oblazione, cioè il pagamento volontario di una pena pecuniaria; e questa non viene iscritta nel certificato penale, con la conseguenza che chi viola sistematicamente le norme risulta sempre incensurato.

Si precisa che i tre documenti a cui si riferisce l'avv. Giuliano nel suo comunicato stampa (parte in grigio) sono riportati, invece, con link e scaricabili.

 

Redazione Ecce Terra

Trento, 24 gennaio 2013

 

 

Oggetto: Denuncia violazione Direttiva 2008/99/CE da parte dell'Italia


Il sottoscritto avv. Mario Giuliano del Foro di Trento (Italia), nato a Bolzano il 25 febbraio 1965, con la presente denuncia la violazione della direttiva in oggetto da parte dell'Italia, acconsentendo esplicitamente alla comunicazione dei propri dati allo Stato Membro in questione ai sensi del regolamento CE 45/2001.

Onde evitare di appesantire eccessivamente la mail, i documenti a supporto della denuncia vengono forniti a mezzo link, per accedere ai quali è necessario preventivamente aprire il proprio account di gmail, essendo i documenti caricati sul sito googledocs.

Qualora la Commissione abbisognasse della documentazione cartacea sono naturalmente disponibile ad inviarla, così come sono disponibile ad essere sentito per meglio illustrare la denuncia.


La direttiva 2008/99/CE, all'art. 5, prevede che gli Stati membri adottino a tutela dell'ambiente sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive.

Il termine per l'esecuzione della direttiva è scaduto il 26 dicembre 2010 senza che l'Italia abbia adempiuto, dal momento che le nostre sanzioni in materia, prevalentemente di natura contravvenzionale, non sono né efficaci, né proporzionate, né dissuasive.

Tipicamente vengono in considerazione gli articoli 29quattuordecies e 279 D. Lgs. 152/2006 e l'art. 674 codice penale, che prevedono fattispecie contravvenzionali punite con pena solo pecuniaria o alternativa.

 

La natura contravvenzionale dei reati e il tipo di pena previsto hanno due gravi conseguenze.

In primo luogo il termine di prescrizione è più breve di quello dei delitti e, a parte casi particolari come il Tribunale di Trento, che è molto rapido, contribuisce a far prescrivere la maggior parte dei fatti di reato in questione.

In secondo luogo le contravvenzioni punite con pena pecuniaria o alternativa, punite con pena solo pecuniaria o alternativa quali quelle in considerazione, sono oblabili ai sensi dell'art. 162bis codice penale. Le oblazioni non vengono iscritte nel certificato penale, con la conseguenza che anche chi pone in essere condotte di sistematica violazione delle norme ambientali risulta sempre incensurato.

 

L'oblazione viene quasi sempre concessa, anche in casi eclatanti come quello illustrato dalla sentenza 26 gennaio 2012 del GUP di Trento, in quanto l'abolizione della recidiva per le contravvenzioni è stata abolita dalla riforma del 2005 dell'art. 99 codice penale.

Anche reati gravi come la gestione non autorizzata di rifiuti e il traffico illecito di rifiuti, previsti dagli articoli 256 e 259 D. Lgs. 152/2006, sono configurati come contravvenzioni, talvolta persino puniti con pena alternativa e quindi oblabili.

 

La violazione degli obblighi di comunicazione e tenuta dei registri di cui all'articolo 258 D. Lgs. 152/2006, che è spesso strumentale alla commissione di reati, è addirittura punita come mero illecito amministrativo.

Anche laddove il fatto sia configurato come delitto, come nel caso delle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti di cui all'articolo 260 D. Lgs. 152/2006, la pena prevista è modesta, avuto riguardo soprattutto al minimo edittale, e consente esiti come quello emblematicamente illustrato dalla sentenza del GUP di Trento del 22 febbraio 2011.

Si noti che in questo caso l'imputato è stato condannato alla pena di un anno di reclusione con la sospensione condizionale, avendo tratto dal delitto un profitto di diversi milioni di Euro, come illustrato dalla nota informativa della Guardia di Finanza.

 

Credo che solo persone dotate di forte senso morale possano resistere alla tentazione di commettere reati che fruttano milioni di Euro rischiando solo una pena sospesa o una contravvenzione oblabile.

Le norme penali però, per definizione, non sono indirizzate a persone dotate di forte senso morale.

 

Con osservanza.

avv. Mario Giuliano

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avv. Mario Giuliano

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     Marescienza. La petroliera Haven brucia (aprile 1991)