L’acciaieria è stata un errore, è fallimentare, va chiusa

L’acciaieria è stata un errore, è fallimentare, va chiusa

 

 

Caro de Battaglia,


se «è giugno il mese del Lagorai», come ebbe a scrivere vent’anni fa nel suo libro omonimo, ottobre è il mese dove la Valsugana trentina, come in certe opere di Prati, si riappropria dei suoi colori e della sua naturale bellezza. Ripiegate plastiche e tendoni, il grembo valsuganotto ancora una volta non smentisce la sua fama di valle trentina ricca di biodiversità, tra boschi campi e orti.


Mesi fa, un saggio contadino sudtirolese mi raccontava d’aver appreso da un vecchio libro di storia austriaca che gli Asburgo avevano eletto Levico e Roncegno a cittadine termali non solo per l’alta qualità delle loro acque minerali, ma anche per quella caleidoscopica presenza di prodotti agricoli di cui era ricca la nostra vallata.

Un ottobre quindi tutto da godere prima dell’arrivo delle nevi, anche per l’assenza inaspettata di certe «aurore boreali» notturne, di qualche esplosione «non proprio eroica», di rumori assordanti, di quella coltre perennemente grigio-rossastra che avvolgeva da tre decenni case, scuole, campi e orti.


A ricordarcelo, oggettivamente, rimane ora il «mostro», come comunemente viene identificata dai locali la Fonderia Valsugana: una sagoma triste, ma ancora inquietante per il ventilato passaggio di proprietà ed i recenti risvolti che vedono la Provincia, in procinto di devolvere un congruo contributo già deliberato a favore di Acciaieria Valsugana, a fronte dell’intervento di miglioramento degli impianti. Scelta questa tutta da verificare, se legittima o sindacabile.

Sindacabile quanto la declamata riconversione per produzioni di acciai speciali, tutt’altro che «green economy», che richiederebbero quantità considerevole di nichel, cromo e molibdeno, ingentissime quantità di energia elettrica e acqua e la produzione di rumori assordanti.

 

Eppure questa è la seconda grande occasione per scelte di politica alta per una vera riconversione economica della Valsugana da parte dell’amministrazione provinciale: acquistando l’area di proprietà Leali, nessun operaio perderebbe lo stipendio, perché impiegato per qualche anno alle bonifiche.

Riqualificando successivamente, come si è fatto per Levico e Roncegno, prendendo esempio da Sirmione Terme Tutto l’Anno: lo stabilimento storico con la sua corolla di alberghi di soggiorno nella piccola penisola di Catullo e il nuovo stabilimento a Colombare, su cui pochi avevano scommesso a suo tempo, e che invece ha portato lavoro e benessere a impatto ambientale zero.

 

Laura Zanetti - Telve Valsugana


Leggi tutto

 

 

     Wikimedia. Roncegno. Torre tonda di Marter