ECCE ITALIA

Sicilia. Furor persecutionis e Piano regionale dell’aria scopiazzato

Sicilia. Furor persecutionis e Piano regionale dell’aria scopiazzato

 

 

Il sistema consente di arrivare al potere col disprezzo;

ma è l'iniquità, l'esercizio dell'iniquità, che lo legittima

(Leonardo Sciascia)

 

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Riportiamo stralcio dall’interpellanza di alcuni cittadini siciliani sul “Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria”, che "continua inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento ufficiale della Regione Siciliana (a 5 anni dalla sua approvazione) e ad essere inserito nel sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente". Qui l'elenco delle fonti copiate dall'analogo Piano del Veneto.

 

Intorno a questa vicenda si colloca il furor persecutionis nei confronti dei dirigenti Gioacchino Genchi e Alessandro Pellerito, “colpevoli” di aver fatto il proprio dovere, di cui riportiamo il dossier dell’ottobre 2010 di "Funzione pubblica Cgil" (leggi in fondo documento e sommario) e l'articolo del marzo 2011 di “S – Il mondo capovolto dei dirigenti regionali”.


È dello scorso marzo la notizia che “Il gup Marina Petruzzella ha rinviato a giudizio l'ex presidente della Regione siciliana e il suo predecessore per omissione d'atti d'ufficio. Stessa sorte anche per quattro ex assessori regionali all'Ambiente"; leggila sul Giornale di Sicilia e su Live Sicilia.

 

Redazione Ecce Terra

Trento, 19 maggio 2013

 

 

Interpellenza di alcuni cittadini siciliani (stralcio)

15 aprile 2013

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… più di 5 anni fa, il 21 novembre 2007, Legambiente Sicilia denunciava in una conferenza stampa, che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Rossana Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni;

 

gli autori, coordinati dal dirigente responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del Dipartimento Ambiente, Salvatore Anzà, non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima, l’incremento delle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani al fine del miglioramento del traffico urbano, la persistenza delle Comunità montane, ecc.;


la vicenda suscitava, a causa dei suoi risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a livello mediatico e nell’opinione pubblica regionale e nazionale, attirando persino l’attenzione della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi dedicava un esilarante servizio, nel corso del quale il dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, per giustificare l’abnormità dei fatti, arrivava a definirli frutto di “pochi refusi”, tuttavia lasciandosi scappare che “nel copiare può succedere”;

 

l’Assessore Interlandi nominava una commissione d’inchiesta per gli accertamenti del caso e delle responsabilità, ma la commissione, di fronte all’imbarazzante situazione, si trincerava dietro un’enigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione

 

a distanza di circa 4 mesi l’Assessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, riteneva di sanare le abnormità con la semplice eliminazione dal testo del Piano dei riferimenti più spiccatamente “padani”, ma lasciando inalterate le altre parti interamente copiate.


Considerato che

 

il c.d. Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliana, vale a dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con il metodo del copia ed incolla, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati (basti considerare che il Piano della Regione Veneto risaliva all’anno 2000 ed era stato bocciato dalla Comunità Europea), tutto può definirsi fuorché un documento di programmazione e pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria;

 

nessun provvedimento risulta essere stato intrapreso nei confronti dei responsabili della redazione del Piano copiato;

 

detto Piano continua inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento ufficiale della Regione Siciliana e ad essere inserito nel sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, senza che i vertici politici dell’Assessorato, quelli burocratici del Dipartimento Ambiente ed i responsabili dell’ufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di intervenire al fine della sua revoca;

 

a fine gennaio di quest’anno il Tribunale di Palermo ha depositato le motivazioni della sentenza n. 5455/2012, con la quale si sancisce che il c.d. Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria contiene “vistose copiature di un piano di un’altra regione” e si condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione l'allora responsabile del Servizio 3 del Dipartimento Ambiente e coordinatore del Piano copiato dott. Salvatore Anzà, poiché nell'esercizio delle sue funzioni aveva redatto e inviato a diversi Enti pubblici, regionali e ministeriali, una serie di note su carta intestata dell'Assessorato al Territorio e Ambiente dai contenuti opinabili in danno di Legambiente e del suo Presidente arch. Domenico Fontana per aver essi smascherato la copiatura del Piano;

lo scorso 13 marzo il GUP del Tribunale di Palermo ha rinviato a giudizio, proprio per non avere mai adottato un vero Piano di risanamento della qualità dell’aria, nonostante fossero a conoscenza dei dati allarmanti sulla qualità dell’aria, gli ex Presidenti della Regione, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, assieme agli assessori pro tempore dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro, ed il processo si aprirà il prossimo 3 giugno.

[...]

 


L’anormale normalità delle delibere di giunta

contro i dirigenti Gioacchino Genchi e Alessandro Pellerito:

la trasparenza calpestata ed il furor persecutionis

Dossier della CGIL FP su di un caso di malaburocrazia dai tanti ed inquietanti falsi, abusi ed omissioni

Ottobre 2010

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Sommario


Gioacchino Genchi ed Alessandro Pellerito, dirigenti chimici dell’Assessorato Territorio a Ambiente, da circa 3 anni e 10 mesi hanno avuto revocati gli incarichi dirigenziali con un atto di abuso, ormai accertato, del DG Pietro Tolomeo e da allora sono tenuti dall’Amministrazione Regionale in una condizione allucinante di annientamento lavorativo a non occuparsi più di nulla.

Non malleabili e non condizionabili nel lavoro d’ufficio, come testimoniato in varie vicende, ad esempio quelle riguardanti le emissioni da combustione del pet coke, la Distilleria Bertolino e, soprattutto, i 4 inceneritori dei RSU, nei loro confronti l’Amministrazione ha avviato deferimenti, sospensioni ed un crescendo di accuse rivelatesi tanto pretestuose quanto false.

 

Il 3 aprile 2009, alzando il tiro, l’Assessore al Territorio e Ambiente del Lombardo primo, Giuseppe Sorbello, andava in Giunta a riferire di valutazioni negative riportate da Genchi e Pellerito nell’attività d’ufficio e la Giunta, senza controllarne la veridicità e negando persino l’evidenza “aritmetica” che i punteggi delle schede valutative, 58 e 67, erano maggiori della soglia minima di 50, inibiva i dirigenti dal ricoprire incarichi per 4 e per 2 anni. Nel furore punitivo la Giunta travalicava finanche di 1 anno il limite dei 3 previsti dalle norme contrattuali. 

 

Alcuni mesi dopo, Sorbello e la Giunta venivano smentiti da una Commissione d’indagine del Dipartimento Ambiente, la quale accertava che la valutazione non si poteva definire “negativa” per la semplice ragione che il procedimento non si era neppure concluso (non c’era stato il previsto contraddittorio, i punteggi delle schede erano fasulli e le schede mancavano delle firme dei presunti valutati).

Ma, accertati i fatti, la stessa Amministrazione ometteva inspiegabilmente ogni azione consequenziale.

 

A luglio 2009, Genchi e Pellerito vincevano i ricorsi contro le revoche degli incarichi e Lombardo, con propri decreti, annullava i provvedimenti di abuso del DG Tolomeo.

Ancora una volta l’Amministrazione ometteva di eseguire gli atti consequenziali, cioè di dare corso al giudicato del Presidente e di reintegrare i due dirigenti. L’operato abusivo del DG Tolomeo restava impunito.


A marzo 2010, Genchi e Pellerito chiedevano alla Giunta di annullare in autotutela, anche a seguito degli accertamenti della stessa Amministrazione, le proprie delibere.

A fine giugno, contro ogni evidenza, la Giunta del Lombardo ter riconfermava, invece, le delibere precedenti, vale a dire che riconfermava le valutazioni e le schede ormai accertate come fasulle, le revoche degli incarichi ormai inesistenti perché annullate con decreti presidenziali e persino i 4 anni di inibizione non previsti dalle norme contrattuali, quando l’eventuale limite dei 3 anni era già trascorso da 14 giorni. Per ragioni ignote, la Delibera veniva conservata in qualche cassetto e notificata dopo 95 giorni, ma senza che a tuttora sia stato redatto ed approvato il verbale della seduta di Giunta.


Intanto, su esposto di Genchi e Pellerito, anche il neo costituito Ispettorato della Funzione Pubblica presso l’Assessorato alla Funzione Pubblica diretto dall’Assessore Chinnici accertava le irregolarità evidenziate mesi prima dalla Commissione d’indagine del Dipartimento Ambiente e chiedeva al DG del Dipartimento Ambiente di provvedere a chiudere il procedimento nel rispetto dei tempi e delle norme vigenti in materia di trasparenza amministrativa. Nulla di tutto ciò è ancora avvenuto.


Storia di malaburocrazia, infarcita da falsi, omissioni ed abusi, per di più male orchestrati, sotto una regia trasversale tesa a riaffermare in termini di delegittimazione, isolamento ed annientamento possibili sul posto di lavoro il monito a quanti restii e non facilmente allineabili agli ordini di scuderia.