ECCE ITALIA

Agnese Borsellino è morta

Agnese Borsellino è morta

Stralcio da Giornalettismo, 5 maggio 2013

 


È morta Agnese Borsellino

Il fratello del magistrato, Salvatore, scrive sulla sua pagina Facebook:

"È morta Agnese. È andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte".

I funerali avranno luogo domani mattina alle ore 9.30.


Agnese Borsellino e i segreti del marito - E proprio la battaglia per conoscere la verità sull’eccidio di via D’Amelio, che ha ancora tanti lati oscuri, ha impegnato la vedova del giudice nei suoi ultimi anni di vita. Citata a deporre nell’ultimo processo per la strage, in corso a Caltanissetta, avrebbe dovuto ripetere in aula le confidenze ricevute dal marito poco tempo prima di morire. "Paolo mi accennò che c’era una trattativa tra la mafia e lo Stato. – ha raccontato ai pm la vedova – Dopo la strage di Capaci mi disse che c’era un colloquio tra mafia e pezzi infedeli dello Stato". La donna parlò di un Borsellino convolto" mentre le rivelava di avere saputo che l’ex capo del Ros, Antonio Subranni, era "punciutu" (uomo d’onore, ndr). "Paolo mi disse – ha raccontato la donna – "mi ucciderà la mafia ma solo quando altri glielo consentiranno"". I verbali dei suoi interrogatori sono stati acquisiti anche al processo al generale dei carabinieri Mario Mori.

La malattia le impedì di essere presente in aula a ripetere quelle parole.


Lo striscione per Agnese Borsellino censurato – Pochi giorni fa uno striscione a favore di Agnese Borsellino del gruppo Fraterno sostegno ad Agnese Borsellino era stato fatto togliere a San Pietro.

La censura aveva dato vita ad una lettera aperta di protesta diffusa su Facebook come racconta Repubblica:

“Dentro la piazza c’era una massiccia presenza di striscioni, bandierine e slogan di ogni tipo, incluso qualche cartello che ricordava la celebrazione della giornata dell’amianto”. “La testardaggine e soprattutto l’amore per la conoscenza della verità ci hanno portato a chiedere ai vicini "manifestanti" se fossero stati autorizzati a esibire i loro striscioni, ma a quanto pare solo noi abbiamo avuto questo problema. "Si sono limitati a vedere se c’erano scritte strane", questa la risposta. Ci siamo sentiti un po’ frustrati: per noi era necessaria l’autorizzazione della questura indipendentemente dal contenuto, per gli altri l’autorizzazione è secondaria al contenuto. Non è che per caso ci hanno discriminato, magari per qualche logica politica perversa che non immaginiamo?”.

“Intanto a Palermo – prosegue la lettera – Agnese era attaccata allo schermo e aspettava con ansia di vedere la sua presenza virtuale a piazza San Pietro. Diceva alle sue assistenti: "Ma dov’è lo striscione? Non lo vedo, tu lo vedi?". E loro: "Ma vedrai che adesso lo vedremo, lo inquadreranno, figurati il tuo striscione è 10 metri". Vi lasciamo immaginare la profonda amarezza di Agnese nell’apprendere che rappresentanti dello Stato, di quello stesso Stato in cui aveva creduto Paolo, lo stesso Stato per il quale Paolo, facendo il proprio lavoro, era stato ucciso... beh, quello Stato aveva vietato alla signora Agnese, seppur presente con il nome, di entrare a San Pietro. Una scoramento profondo che tra l’altro ha comportato sin dalla sera di domenica un dolore fisico, e non solo psichico come se quelli che già aveva non bastassero”.