ECCE ITALIA

La ministra tecnica Paola Severino ed ENI

L'ENI e le mazzette in Nigeria

Blog di Maria Rita D'Orsogna, 16 novembre 2011


La donna che difende l'ENI in questa causa si chiama Paola Severino ed è il nuovo ministro di giustizia italiano.

L'ENI è stata poi multata di circa 365 milioni di dollari per tangenti.

 

The largest combined disgorgement amount ever in an FCPA violation

FCPA: Foreign Corrupt Practices Act

 


Nel 1994 l'ENI entrò in un consorzio detto TSKJ con sede a Madeira, in Portogallo, noto paradiso fiscale. Di questo consorzio fa tuttora parte KBR - le cui iniziali stanno per Kellogg, Brown and Root (USA), Technip (Francia), Snamprogetti (Italia, controllata al 100% dall'ENI) e la Japan Gasoline corporation.

Ciascun partner aveva il 25% delle azioni ed una lettera nella sigla TSKJ. La KBR era una subsidiaria della Halliburton. Assieme i quattro volevano costruire un impianto per la lavorazione del gas estratto in Nigeria, in una zona detta Bonny Island.


Nel Settembre 1994 la banda dei quattro bassotti offre 2 milioni di dollari al governo Nigeriano per approvare il progetto. È troppo poco. Iniziano allora una serie di operazioni, come dire, non proprio limpide, di smussamenti e di massaggini vari, incluse promesse e maxi pagamenti a personaggi del governo di Abuja.

I principali intermediari sono due avvocati inglesi, Jeffrey Tessler e Wojciech Chodan, amici di politici nigeriani e del ministro del petrolio dello stesso paese, Dan Etete.

 

Finalmente nel 1995, il governo della Nigeria accetta la proposta e concede i permessi al gruppo TSKJ. Si parla di almeno 60 milioni di dollari di mazzette, promesse o pagate.
I regalini continuano, e nel 1999, dopo altre tangenti, il governo concede pure a TSKJ di ampliare i lavori. Si tratta di 1 miliardo e 200 milioni di dollari di lavori commissionati, per un totale di circa 6 miliardi di dollari in totale.


Nel 2003 però iniziano i guai per TSKJ. Dalla Francia si accorgono che l'avvocato Jeffrey Tesler, colui che fungeva da intermediario fra i petrolieri e il governo Nigeriano, ha depositato un totale di 132 milioni di dollari nel suo conto. Le indagini francesi sollevano il sospetto che si tratti di mazzette illegali da parte della TSKJ.

 

Il vice presidente americano, Dick Cheney che al tempo dei misfatti era l'amministratore delegato della Halliburton (si dovette dimettere dopo le elezioni del 2000), inizia ad avere paura delle ramificazioni. La Halliburton, per proteggerlo, licenzia due personaggi scomodi, fra cui Albert Stanley, l'amministratore delegato della KBR.

Entrambi questi tizi avevano ricevuto soldi da Jeffrey Tessler, circa un milione di dollari, forse anche di più. Si sospetta che nel giro di comunicazioni riguardanti questo denaro ci fosse anche l'avvocato di famiglia dei Bush, James Baker. 

 

Nell'Agosto del 2004 finalmente il governo Nigeriano all'unanimità decide di interrogare il nuovo presidente di Halliburton, David Lesar, e di vietare ad Halliburton e a tutte le sue subsidiarie di partecipare in altri progetti petrolfieri in Nigeria. In Settembre 2004 il divieto diventa ufficiale, grazie anche al fatto che la Halliburton era stata protagonista della misteriosa scomparsa di scorie radioattive e pericolose mai denunciate al governo nigeriano. 

 

Nel 2005 il dipartimento di giustizia americano afferma che questa vicenda è la più grave storia di corruzione della storia degli USA. 60 milioni nel 1995, 37 nel 1999, 51 nel 2001 e 23 nel 2002.
Oltre 180 milioni di dollari.

 

Il ministro del petrolio Nigeriano, che aveva ricevuto 15 milioni di dollari, ci si era comprato un castello in Francia. È stato condannato al pagamento di 8 milioni di euro. Altri mangiatori di mazzette sono stati il generale Nigeriano Sani Abacha, morto nel 1998, 45 milioni di dollari, il presidente della Nigeria Olusegun Obasanjo, 23 milioni di dollari, il generale Abdulsalami Abubakar, presidente del paese per un solo anno, 2.2 milioni di dollari.

Nel 2008 Albert Stanley, il capo della KBR, dichiara la propria colpevolezza per mazzette date e ricevute nell'arco di 10 anni. Si è beccato sette anni di galera e la condanna al risarcimento di 11 milioni di dollari.

 

Jeffrey Tessler e Wojceich Chodan saranno presto estadati negli USA per metterli sotto processo. Rischiano fino a 55 anni di galera e il risarcimento di almeno 130 milioni di dollari.

A Febbraio del 2009, la Halliburton è stata condannata a pagare quasi 580 milioni di dollari al dipartimento di giustizia americano ed alla Security and Exchange Commission, l'equivalente della Consob Milanese.

 

Qualche giorno fa è uscita la notizia che anche il governo inglese vuole mettere a processo la Halliburton per mazzette.

E da chi sono venuti tutti quei soldi per le tangenti? 

L'ENI di certo non è rimasta a guardare, visto che la proprietà di TSKJ era ugualmente ripartita fra le quattro società. Infatti sono sotto indagine anche due manager ENI per questa vicenda e c'è stata la richiesta da parte dei giudici di Milano di vietare all'ENI di fare affari in Nigeria per i prossimi anni, come fatto per la Halliburton dai colleghi americani.

 

Tutto questo dopo le maxi tangenti ENI degli anni Novanta, dopo le quali l'ENI aveva promesso che mai più avrebbero fatto i cattivi, e che anzi adesso si sarebbero dotati di un severissimo codice etico.

Secondo i Pubblici Ministeri Milanesi Fabio de Pasquale e Sergio Spadaro invece in questa vicenda ci sono stati 

comportamenti improntati a deliberata elusione del codice etico che Eni aveva adottato dopo le vicende emerse all' inizio degli anni '90, consistite nella creazione di fondi neri da parte delle società Snamprogetti e Saipem, utilizzati allo scopo di pagare provvigioni a intermediari all'estero.

 

E cioè hanno fatto di tutto per far finta di fare gli etici ma senza nessuna intenzione davvero di farlo. I due dirigenti ENI accusati (di cui non si sa neanche il nome!) sarebbero stati responsabili di smistare le tangenti. Cioè facevano la parte più terra terra degli affari, consegnavano le valigette coi soldi.

Verranno mai fuori i nomi dei due? Come può essere che solo i lavoratori di bassa manovalanza vengono beccati? E le più alte cariche dell'ENI o della Snamprogetti dove erano mentre tutto ciò accadeva? Qualcuno di loro si beccherà 7 anni di galera? Qualcuno di loro dovrà restituire 1, 10, 100 milioni di dollari? Il processo inizierà mai?

 

Intanto già iniziano le prescrizioni e secondo il Corriere della Sera, almeno, si possono soltanto processare le tangenti per l'anno 2004. Prima no. Il tempo sta per scadere anche qui: dopo cinque anni infatti si va in prescrizione (grazie Berlusconi!). Probabilmente non succederà niente e cercheranno mille scusanti per non arrivare mai a processo.

Già adesso l'ENI dice che loro non sapevano niente di queste mazzette, anche se invece i giudici americani hanno accertato con documenti alla mano che questo tipo di decisioni veniva preso dall'intera amministrazione della TSKJ - americani, francesi, giapponesi e italiani inclusi.

 

Il 21 ottobre 2009, il nuovo ennesimo rinvio. L'avvocato ENI, Paola Severino, dice, poverina, che ci vuole più tempo perché i documenti devono essere tradotti in Italiano.

Aspettiamo ancora che tutto si perda. Al massimo l'ENI ci prometterà un nuovo codice etico e così siamo tutti pronti per ripartire.

Nuovo giro, nuova corsa, nuove mazzette, stessi condannati: nessuno.

 

Intanto, in Nigeria (vedi immagine dal blog di Maria Rita D'Orsogna) la gente continua a morire, di fame, di inquinamento, di violenza.

La storia continua qui.

 

 

     Lettera43