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Arsenico e scellerati progetti

Arsenico e scellerati progetti

Cronaca di abusi e omissioni a danno delle fonti d’acqua potabile

 

Associazione Culturale Strade Bianche

Direzione Editoriale: Marcello Baraghini

Impaginazione e grafica: Ilic Barocci

 

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Le versioni digitali di questa opera e delle precedenti sono disponibili in forma gratuita sul sito dell’autore: http://roberto.barocci.info

 

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 Associazione Culturale Strade Bianche

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58017 Pitigliano (GR)

Tel. e fax 0564 633359

 

Prima edizione - Maggio 2012

 

Stampa Iacobelli

Pavona (Roma)

 

Stralcio pagg. 19 - 20

Per stabilire il da farsi il 9 luglio 2001 presso la sala consiliare della Provincia di Grosseto si svolse una Conferenza di Servizi sul caso Merse, presenti gli Enti tecnici e amministrativi coinvolti, dai Comuni alla Regione Toscana, dall’Arpat ai responsabili delle società Eni. Quando toccò a me parlare ricordai ciò che tutti sapevano, ma non era stato rammentato, che l’inquinamento non era dovuto a fenomeni naturali, ma allo smaltimento di rifiuti tossici non conforme alle leggi.

Il dott. Vazzana amministratore delegato della Campiano Mineraria Spa (Eni), in qualità di Liquidatore della stessa società, rispose con tono perentorio e infastidito per essere stato convocato in quella sede, che:

- l’inquinamento era il risultato di un fenomeno naturale;

- la Società aveva compiuto tutti i lavori di messa in sicurezza della miniera e si riteneva libera da ogni obbligo di ulteriore bonifica;

- la Campiano Mineraria Spa, ualora fosse stata chiamata dalla Regione Toscana a compiere le opere di bonifica, le avrebbe chiesto i danni perché era stata autorizzata dalla Giunta Regionale ad usare le ceneri ematitiche per riempire le cavità prodotte dall’escavazione. Se fosse stato accertato che si trattava di rifiuti pericolosi non si sarebbe ritenuta responsabile, ma danneggiata;

- se fosse stata chiamata a sostenere i costi della bonifica, sarebbe andata in giudizio e l’avremmo rivista “tra dieci anni, dopo il terzo grado di giudizio”.

Rimasi sorpreso per affermazioni tanto categoriche quanto prive di supporti documentali. Non avendo mai sentito parlare un dirigente Eni o un amministratore di una grande società industriale mi resi conto cosa significasse “razza padrona”. Terminato l’intervento mi rivolsi agli Assessori all’Ambiente delle Province di Siena, Grosseto e della Regione Toscana che sedevano dall’altra parte della sala aspettando che qualcuno di loro rispondesse a tono, ristabilendo la verità e richiamandoli alle loro responsabilità. Silenzio di tomba.

 

 

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Testo integrale del libro: file pdf da 1.3 Mb

 

 

 

 

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