ECCE ITALIA

Dalla SLOI alla Tricom, quando chimica e profitto uccidono quanto l’ignoranza

Dalla SLOI alla Tricom, quando chimica e profitto uccidono quanto l’ignoranza

 

 

34 anni dopo, Luigi Sardi ripercorre la fine della sciagurata attività industriale della SLOI, la fabbrica della morte.

8 anni dopo, la neolaureata dott.ssa Elena Baù racconta nella sua tesi (leggi in fondo) le vicende altrettanto sciagurate della Tricom di Stroppari, paese a pochi chilometri da Trento, a metà strada tra Bassano del Grappa e Cittadella.

 

 

Dal racconto di Luigi Sardi


Valentino Graiff aveva 25 anni, era il più giovane pompiere della squadra di prima partenza composta da 7 uomini. «Era impressionante. Noi andavano in su verso la Sloi e la gente scappava in giù, verso il centro della città sotto un temporale che faceva paura... C’era il rischio che l’incendio si estendesse ai depositi di piombo tetraetile e tutto era pronto per l’evacuazione della parte Nord della città. Gli operai non volevano che i giornalisti entrassero nello stabilimento perché temevano che le loro cronache inducessero le autorità a chiudere la Sloi».

[…]

La nube di fumo era diventata gigantesca, sovrastava Campotrentino, aveva investito le case di via Soprassasso, di Gardolo, di Roncafort spostandosi, portata dal vento, ora verso il rione di Cristo Re, ora verso Martignano; una nuvola di soda caustica spinta in alto da un rogo che aveva raggiunto temperature di 1200 gradi e che i vigili del fuoco e gli operai dello stabilimento non sembravano in grado di circoscrivere.

Era stato a questo punto che la città aveva vissuto un momento altamente drammatico.

[…]

Sul giornale «L’Adige», Antonino Vischi aveva scritto: «La decisione del sindaco, confortata dal parere di tecnici, uomini della politica, segreterie dei partiti, non fa una grinza. Semmai c’è da dire che si sarebbe potuta prendere prima, che la pericolosità della Sloi non è novità di questi giorni. Anche in passato sono accaduti fatti noti, o tenuti nascosti, che avrebbero meritato provvedimenti più severi di una sospensione della lavorazione, poi rientrata. La legge del profitto ha ancora una volta prevalso. Il dramma, la tragedia, era nascosta nei depositi di materiale estremamente pericoloso. È un rischio che non si può più correre: Trento non può e non vuole diventare una seconda Seveso».

 

 

Dalla tesi di Elena Baù, stralcio della parte conclusiva

“Tasi e tira, mona, e non farghe saver niente a nessun!”


Quando la realtà impone una presa di coscienza


Vorrei concludere con una breve riflessione su qual è il fine ultimo di questo lavoro. La logica che mi ha guidato nel percorso narrativo dei vari capitoli è quella della chiarezza: e questo è anche il punto cardine che ha determinato lo scoppio del caso Tricom, ossia la volontà di capire perché l’integrità del territorio sia stata compromessa e perché delle persone siano morte.

[…]

Già ho detto di questo nel capitolo precedente, ma oltre al fatto che un evento che si manifesta dovrebbe innanzitutto suscitare interesse, e non sempre ciò accade a causa di un insieme di motivi diversi e in un certo senso anche comprensibili (il mantenimento dell’equilibrio e della pace sociale è forse il più apprezzabile), vi è qualcosa di più. Perché se l’interesse equivale a curiosità il discorso muore lì, una volta arrivati a stabilire una conclusione del racconto la storia, anche se ci riguarda a livello di comunità, torna ad essere un qualsiasi caso tra i casi.

È necessario invece uno scatto che sposti il piano della narrazione verso un livello superiore: verso cioè una presa di coscienza collettiva.

E credo che questo possa avvenire prima di tutto mettendo in chiaro gli eventi, stabilendo tra essi rapporti logici di causa ed effetto, in modo da renderli il più possibile comprensibili ed immediati.

[…]

In conclusione, questo lavoro non si propone di stabilire chi abbia ragione e chi torto (a questo penserà la magistratura), ma vuol essere almeno un tentativo di definire in modo chiaro situazioni e persone, di cui ognuno si possa costruire un parere sì personale, ma basato su elementi reali.

Ritengo, infatti, che prendere atto della realtà e confrontarsi con essa, per quanto sgradevole possa essere, sia un atto di responsabilità dovuto a noi stessi, alla collettività e al territorio: solo così la comunità potrà andare avanti e lasciarsi serenamente la Tricom alle spalle.

 

 

Redazione Ecce Terra

Trento, 14 luglio 2012

 


14 luglio 1978

Sloi, la nube invade la città

l’Adige – Luigi Sardi, 14 luglio 2012


Lo aveva detto con chiarezza Lorenzo Dellai, quando era sindaco di Trento: «Non possiamo consegnare ai nostri figli la bomba innescata della Sloi», che ancora, nonostante gli anni trascorsi, è profondamente ficcata nel terreno sul quale sorgono i rottami della fabbrica del micidiale piombo tetraetile. Chissà se ricordava il titolo della prima pagina del giornale «Alto Adige» di sabato 15 luglio 1978 a documentare un allarme che aveva spaventato la città e una tragedia solo sfiorata. «Nube tossica sulla città di Trento».

E ancora: «Per alcune ore si è prospettata la necessità di sgomberare alcuni rioni, di fronte all'incalzare della nube sprigionata dai barili di sodio della Sloi, esplosi a catena per infiltrazioni d'acqua durante il temporale - La paura che le fiamme facessero scoppiare anche i contenitori del velenosissimo piombo tetraetile - La mossa vincente...

Continua

 

 

Tricom: fabbrica dei veleni a nord-est

Tricom: poisons factory in north-east

 

Università degli Studi di Padova

Interfacoltà di Lettere e Filosofia e Scienze politiche

Corso di laurea triennale in Scienza della Comunicazione

 

Tesi di laurea

Prof. Raffaele Fiengo

Laureanda: Elena Baù (matricola: 521124)


 

1^ parte

Premessa

Tricom/Galvanica PM: una storia di paese - 3

PARTE PRIMA

Quadro della situazione

1.1. Il contesto - 9

1.2. Storia della ditta: società & soci - 12

1.3. Contaminazioni e indagini - 20

 

2^ parte

1.4. I processi - 31

1.5. Il processo galvanico - 40

1.6. Rischi derivanti dall’esposizione a cromo e nichel - 47

 

3^ parte

PARTE SECONDA

“L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”

…e di lavoro ancora oggi si può morire

Il caso di Domenico Bonan

2.1 Veleni dal cielo - 55

2.2 Il fumo: fattore confondente o agente causale? - 61

2.3 Intervista a Bruna Parolin - 69

2.4 Il ruolo dell’ex Sindaco Rocco Battistella - 75

2.5 Tezze sul Brenta: un paese che non c’è? - 87

Osservazioni aggiuntive

Quando la realtà impone una presa di coscienza - 95

Bibliografia - 97

Indice allegati - 104

 

 

Dicembre 2001. La famiglia Milani da poco trasferitasi a Stroppari di Tezze sul Brenta, causa l’uso inconsapevole dell’acqua inquinata del pozzo posto nel giardino di casa, inizia ad avvertire vari fastidi quali prurito, rossore, mal di testa e perdita di capelli.

Oltre a ciò, la famiglia si è accorta che in primavera il loro prato si ricopre di strane margherite, le classiche “pratoline” presentano infatti stravaganti ed inquietanti anomalie. Sono le margherite mutanti, fiori geneticamente modificati dal cromo VI.

 

 

Incubo nella città (quarta di copertina)

UCT – Casella postale 136, Trento

Ottobre 1978 – L 2.500