A Merano un via vai di rifiuti pericolosi, di cui è meglio non sapere

A Merano un via vai di rifiuti pericolosi, di cui è meglio non sapere


Nella Merano dei giardini di Castel Trauttmansdorff e del paradiso termale altoatesino, si aggira un altro tipo di investimento milionario che stavolta, però, ha poco a che fare con le passeggiate e la cura del corpo o dello spirito.
A poche settimane dell'avvio dei lavori, si apprende dai giornali che la società Rem Tec, di Ladurner ed Erdbau, ha predisposto l’iter amministrativo per trattare 250.000 tonnellate all’anno di terre contaminate da idrocarburi (è un quantitativo enorme, il doppio del tonnellaggio previsto per il nuovo inceneritore di Bolzano). Ma non solo queste. Sembra, infatti, che gli obiettivi dell’azienda non escludano il trattamento di altre tipologie di rifiuti pericolosi se, a proposito della lavorazione delle terre sopraccitate, si è scritto “prevalentemente”. Non è inoltre chiara la provenienza di questi rifiuti, se giungerebbero solo da siti nazionali o anche da oltreconfine.


Non è inoltre da sottovalutare l’incremento dei disagi e dei danni alla salute che l'aumento del traffico e quindi delle polveri, sottili e non, potrebbe portare se come immaginabile questo nuovo insediamento industriale richiamerebbe centinaia di autotreni al giorno. Se valgono per Bolzano, dove una rilevazione dell'Appa ha collegato la presenza di picchi di polveri sottili al traffico autostradale costituito essenzialmente di mezzi pesanti commerciali, le aggiunte criticità dovrebbero valere, similmente, per Merano.


L’aspetto più inquietante di questa vicenda è il metodo “fai da te” con cui si sta imponendo  questo progetto alla comunità meranese e altoatesina, se si osserva  come sia il sindaco sia il consiglio comunale, fino a metà gennaio di quest’anno, non avevano sentito la necessità di informare preventivamente la comunità che li ha eletti. Si ha l’impressione che tutto sia gestito secondo un modus operandi che presenta preoccupanti aspetti di opacità democratica.

 
In questi giorni alcuni cittadini stanno chiedendo di poter disporre della copia delle relative autorizzazioni (la Valutazione di impatto ambientale, innanzitutto) per essere aggiornati sulla reale portata di questo investimento che alcuni cittadini denunciano come speculativo. Ma pare che, nella provincia modello del vecchio come del nuovo inceneritore (che vede tra i costruttori lo stesso Ladurner), 13 anni dopo la convenzione di Aarhus, tutto ciò debba continuare ad essere regolato da veti e censure. Ricordiamo che lo scopo della convenzione è quello di “permettere ai cittadini di sapere cosa si sta decidendo sulla qualità della loro vita presente e futura” (vedi nota).

 

Tutto questo, se Ladurner Spa è tra le candidate di spicco alla costruzione dell’inceneritore progettato a Ischia Podetti, potrebbe spiegare come si cerca di far digerire anche ai trentini un analogo modus operandi. Non sarà, infatti, frutto del caso se tra i soci di Greenvision Ambiente, società di cui Ladurner detiene il 51%, figurano dal giugno 2010 anche i trentini di La Finanziaria Trentina (leggi qui).


Si allegano alcuni articoli sulla vicenda (leggili, cliccando sui titoli), tratti dal quotidiano Alto Adige:
A Sinigo riciclaggio di rifiuti pericolosi – 14 gennaio 2011;
Minach assicura: «L’Appa veglierà su Sinigo» – 15 gennaio;
Januth: Sinigo, impianto in regola – 19 gennaio;

Sinigo, i soldi non si mangiano l'aria sì - 19 gennaio 2011.


Redazione Ecce Terra
Trento, 29 gennaio 2011

 

 

Nota

Aarhus, 25 giugno 1998. Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, leggi qui.

La commenta Paolo Cortesi - Nexus edizioni, leggi qui, che scrive: «Essa, in parole semplici e veritiere e non con la retorica litania dei suoi artefici, ha un solo scopo: permettere ai cittadini di sapere cosa si sta decidendo sulla qualità della loro vita presente e futura. Quello che ad ogni persona ragionevole appare (ed è) il più ovvio e naturale dei diritti, viene sbandierato dai governanti come una clamorosa prova di democrazia.

L'obiettivo della Convenzione è sensibilizzare i cittadini sui problemi ambientali favorendo l'accesso all'informazione e la loro partecipazione al processo decisionale. Ma cosa c'è in tutto questo che non dovrebbe già essere normalmente previsto?»

 


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