Cronaca

Il direttore de l’Adige li incenerirebbe a Bolzano

Il direttore de l’Adige li incenerirebbe a Bolzano

Quello del Trentino, invece, li avrebbe inceneriti a Trento

 

L'editoriale del direttore de l'Adige, Pierangelo Giovanetti

Le repliche:

Ambiente & Salute (leggi in fondo)

Marco Ianes

 

Nove anni fa il giornalista Pierangelo Giovanetti moderava la serata informativa di Nimby trentino a Sardagna. Era presente un nutrito gruppo di relatori veneti che portò ad esempio i passi compiuti sui più moderni sistemi di raccolta dei rifiuti; già da allora il Primiero, e poi la Val di Fiemme ed altri, li stavano apprendendo e copiando. Il Consorzio Priula è giunto ad una produzione di rifiuto secco pro capite/anno di 66 kg (al 2011, leggi qui a pag. 7), pari a poco più della metà di quella trentina, oggi intorno ai 121 kg/ab/anno - 56 kg in Val di Fiemme, 193 kg in Alto Garda -, leggi qui.

Se oggi Giovanetti, dimentico di quegli esempi e delle buone pratiche in continua evoluzione, volesse scrivere di altri numeri, oltre a quelli della capacità annua di smaltimento e della fame di rifiuti dell’inceneritore di Bolzano, saprebbe che sia il Trentino sia l’Alto Adige possono raggiungere obiettivi importanti nella produzione di rifiuti, della complessiva come di quella del rifiuto secco residuo.

Il Trentino Alto Adige, con una popolazione di 1.200.000 abitanti (incluse le presenze turistiche), può produrre, e non per sempre, la medesima sessantina di kg/anno di secco residuo dei veneti (oggi il Consorzio citato in apertura è già sceso sotto i 50 kg/ab/anno). Sommerebbero circa 70.000 tonn/anno di rifiuto secco prodotto, di cui metà circa in Trentino, l’altra metà in Alto Adige.

E già da oggi l’assessore comunale Michelangelo Marchesi non esclude la possibilità di riciclare in provincia l’importante frazione residua di pannolini e pannoloni (circa il 10% sul totale del residuo) e nessuno può escludere si possa meglio gestire e riciclare anche la frazione plastica, un altro 40% circa.

Invece Giovanetti, buon Nimby-scettico sull’inceneritore trentino, sostiene con scarno pragmatismo la fattibilità dell’incenerimento delle 70.000 tonn/anno di rifiuto residuo dei Trentini (quelle riferite al 2011) nel nuovo inceneritore di Bolzano, la cui costruzione è stata il risultato di un patto assai forte tra imprenditoria e partito di maggioranza. Quell’imprenditoria che avrebbe voluto migliori alleanze per costruire anche quello di Ischia Podetti ma che non ha trovato in Trentino le indispensabili disponibilità e soldi per farlo (con Lorenzo Dellai che già guardava a Roma).  

Buona politica autonomista vorrebbe che questa regione mirasse senza ulteriori indugi a traguardi alla sua portata, ad esempio ad una produzione annua di 50 kg/anno pro capite, raggiungibile con una sapiente organizzazione e programmazione sui 5-10 anni a venire.

In questo modo si punta davvero alla riduzione della produzione di rifiuti, primo punto in agenda di qualsiasi serio e coerente programma di prevenzione.

Non c’è, invece, né soluzione né visione in chi non guarda e dimentica, oltre all’enorme quantitativo di gas inquinanti, la produzione delle circa 40.000 tonnellate di ceneri pericolose e/o tossiche, pesanti e leggere, che l’attuale inceneritore di Bolzano potrebbe continuare a produrre per almeno un ventennio.

Cosicché i fautori della cosiddetta soluzione inceneritorista dovrebbero chiedersi, se le discariche trentine, come scrive Giovanetti, saranno esaurite nel 2018, dove verrebbero smaltite le ceneri post combustione delle decine di migliaia di rifiuti/anno dei trentini che il direttore de l’Adige prevederebbe di consegnare ai bolzanini. Per almeno un ventennio?

Redazione Ecce Terra

Trento, 16 dicembre 2013

 

La lettera di Argante Brancalion

Ambiente & Salute - Bolzano

 

Gentile direttore

Da quanto scrive penso non sappia che la legge provinciale attualmente in vigore vieta di importare rifiuti da altre provincie. Il nuovo inceneritore di Bolzano è stato sovrastimato e continuerà a bruciare il solo residuo che c'è, nient'altro. I costi di costruzione e di gestione saranno a carico degli altoatesini che non hanno fatto nulla per impedirne la costruzione (Trento docet). La responsabilità del disastro invece è politica e faremo in modo che chi ha deciso sia chiamato a risponderne. Ambiente & Salute da nove anni si batte per impedirne la costruzione e ora si batte per impedirne il funzionamento, sostanzialmente per evitare che tonnellate di fumi inquinanti ricoprano la città e chi vi abita. La nostra battaglia è anche finalizzata a impedire con ogni mezzo democratico che l'inceneritore venga fatto funzionare con rifiuti da fuori provincia. I nostri politici lo sanno e infatti non ne fanno parola e da quanto sappiamo non ne hanno nessuna intenzione.

In quel che lei scrive c'è un cinismo che fa rabbrividire ed è lo stesso di quanti politici e tecnici bolzanini hanno voluto e difeso l'inceneritore, non un solo accenno al fatto che le 70.000 tonnellate di residuo trentino lasceranno alla città di Bolzano e soprattutto ai suoi abitanti ben 45.000 tonnellate di polveri sottili e gas da respirare. Ma è questa l'ecosostenibilità di cui tanto si parla sui media e probabilmente anche sul suo? O devo pensare che si usano parole pompose a sproposito tanto perché fanno moda? Lo sa che il pianeta non ne può più di essere sfruttato e inquinato?

I trentini sono stati sinora bravissimi, hanno raggiunto tassi di riciclaggio impensabili solo alcuni anni fa. Ora devono fare un passo avanti ancora, prendere quelle 70.000 tonnellate e guardarle bene, perché con un po' di lavoro quelle sono tutte assolutamente riciclabili, non esistono rifiuti non riciclabili esistono solo rifiuti che non si vuole riciclare. È un problema di volontà, politica innanzitutto e in questo i media potrebbero essere di grande aiuto, ma solo se sono sufficientemente illuminati e interessati al bene pubblico. Auguro a tutti i trentini tanta luce.

Distinti Saluti

Bolzano, 16 dicembre 2013

 

 

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