NIMBY TRENTINO

Caro inceneritore, già ci manchi

Aggiornamento

Ischia Podetti, Pacher indica le tappe

«Per l’impianto bando in primavera»

Corriere del Trentino - Ma. Gio., 25 novembre 2012

 

Inceneritore: bandiera bianca

Questotrentino - Ettore Paris, novembre 2012

 

«Chiudere qui il ciclo dei rifiuti senza esportarli e bruciarli»

l'Adige - Franco Gottardi, 28 ottobre 2012

 

Caro inceneritore, già ci manchi

Speriamo però di non rivederti più, né qui né mascherato da cementifici e simili

Comunicato stampa – 26 ottobre 2012

 

Leggi qui la lettera di Gianluigi Salvador

Leggi qui la nota “Quale tipologia di rifiuto è esportabile?

 

Quest’altra decisiva tappa verso miglioramento gestionale[1], su cui lo stesso vicepresidente della provincia, Alberto Pacher, insiste da parecchi mesi, è l’inevitabile cambio di passo che mancava.

Si è ritenuto opportuno, 22 mesi dopo il primo bando di gara deserto, non condizionare l’intero sistema - non bancabile - alla rigidità di una tecnologia complessa e molto rigida, anche se si è letto molte volte di “impianto flessibile-elastico” ecc.[2]

Ora un mezzo capitolo si sta chiudendo e si può impegnarsi alla riapertura di quello più meritevole e ambizioso, stavolta ritrovandoci tutti più liberi nel merito di come vogliamo continuare per evolvere e migliorare, senza il peggiore “ricatto” tecnologico (inteso qui ed ovunque).

Riaffermare che comunque una parte della frazione residua va bruciata qui o altrove, stride con le sbandierate prerogative da parte del sindaco Andreatta e del presidente Dellai sull’autosufficienza del Trentino. Al di là di cosa prevede il decreto Clini, e alla luce di cosa prevede lo strumento legislativo in vigore oggi (leggi nota).

Non si capisce, però, perché se fino a ieri ci si sarebbe dovuti “accontentare” di gestire lo smaltimento di almeno 24.500 tonn (di cui 4.500 tossiche) prodotte da un inceneritore da 103.000 tonn, per quale ragione non ci si dovrebbe porre l’obiettivo (su 5-10 anni) di produrre un quantitativo di analogo tonnellaggio, ma non immutabile, di rifiuto non pericoloso e men che meno tossico.

Se vogliamo andare verso miglioramento, come appare da tutte le recenti dichiarazioni pubbliche, nulla ci vieta di immaginare e ri-pianificare una gestione che investa sulla progressiva riduzione e riciclaggio della frazione residua; in particolare sulle sue sottofrazioni della carta, della plastica e dei pannolini, che sommano intorno al 60-70% della frazione secca.

Si può continuare, insistere su organizzazione e metodo e dotarsi di adeguati strumenti, nel nome della vera sostenibilità; ed è proprio in questa direzione che dovrà investire il Quarto aggiornamento provinciale del Piano rifiuti, su cui torneremo con la conferenza stampa di novembre.[3]

 

Direttivo Nimby trentino Onlus

Trento, 26 ottobre 2012


[1] (Pare) senza inceneritore provinciale. Cercheremo di capire, tra l’altro, cosa significhi ipotizzare “uno o più mini impianti per il residuo con ciminiere basse e poco minacciose” (TG regionale del 23 ottobre).

[2] Lo stesso sindaco di Rovereto, Andrea Miorandi, due anni fa si esprimeva così:

Io sono convinto che un impianto a valle della differenziata serve. Va fatto piccolo, un inceneritore di servizio e non per il business… Serve un sistema di pretrattamento meccanico-biologico… è quello che può garantire all’impianto una flessibilità a seconda della stagione.

Oggi dice, riferendosi a 9 anni fa: … Dicevamo semplicemente che in Trentino non ci sono abbastanza rifiuti per un inceneritore. Visionari?

A onor del vero, all’indomani del referendum sull’inceneritore del 30 novembre 2003, Legambiente si esprimeva diversamente se valutò positivamente “la proposta di realizzare bioessiccatori in varie zone del Trentino”. «È un’idea sensata, che permette di ridurre i trasporti e di responsabilizzare le comunità vicine al capoluogo. Ma onestamente non so quanto margine di trattativa ci sarà, su questo punto. La mia impressione è che sorgerà un unico impianto di bioessiccazione. E sarà vicino all’inceneritore».” (dichiarazione di Andrea Pugliese – Legambiente, Corriere del Trentino, 2 dicembre 2003).

Nove mesi dopo, l’ex direttore di Trentino Servizi, Sergio Marini, così valutava la bioessiccazione:

«… L’aggiunta di una fase di essiccazione mi risulta incomprensibile, poiché si tratta di un pre-trattamento che agisce sulla frazione organica putrescibile e non sulle plastiche: non ha influenza sulle diossine, ma solo sul rendimento termico. Discutere di uno, due, tre essiccatori mi sembra un modo per non scegliere e per accontentare tutti i partiti politici e le opinioni personali, o forse gli interessi economici di chi progetta e realizza tali impianti…».

[3] Su questo siamo certi che concorda anche Laura Puppato, candidata alle primarie del PD. Riportiamo quanto da lei dichiarato al Trentino del 25 ottobre: “… A Trento… da una decina d’anni si discute di realizzare un inceneritore: scelta che Laura Puppato giudica assurda: «In Trentino avete tutte le caratteristiche sociali, culturali e demografiche per attuare una politica spinta di raccolta differenziata e di costruire un impianto di compostaggio come quello da anni in uso a Treviso. A Montebelluna abbiamo superato l’80% della differenziata. I vostri amministratori sono sordi da quest’orecchio. Senza offendere nessuno, spesso i cittadini sono più avanti dei loro governanti».”

Non concorderà, invece, il consigliere provinciale del PATT, Mauro Ottobre, il quale ritiene che la soluzione dei “mali” della discarica della Maza (e/o delle altre) sia la realizzazione di un inceneritore. Dovrebbe chiarire in base a quale tipo di valutazioni, approfondimenti, dati e numeri. Gli suggeriamo di cominciare a leggersi questi. 

 

Cos’hanno detto i media

Leggi cliccando sui titoli

 

Inceneritore addio? 

Tg Trentino Alto Adige – Edizione delle 19.30, 23 ottobre 2012

 

Testo

In studio Gianfranco Benincasa

Il bando per l’inceneritore di Trento è di fatto congelato e forse non si realizzerà.

Il vicepresidente Pacher, nel rispondere a due interrogazioni di Ottobre del PATT e di Zeni del PD, ha aperto alla possibilità che il residuo venga bruciato fuori dal Trentino.

 

Servizio di Gabriele Carletti

Tenetevi forte, ci sono buone probabilità che a Trento l’inceneritore non si costruisca più.

Maggiori certezze le avremo a metà novembre, ma nel muro contro muro tra chi lo considera indispensabile e chi è pronto a marciare per protesta per non vederlo realizzare, si è aperta una breccia.

La breccia è un decreto del ministro dell’ambiente Clini che da la possibilità di bruciare il residuo anche nelle centrali termoelettriche. Questo progetto di liberalizzazione, diciamo così, sarà esaminato a metà novembre dall’Unione europea.

Se Bruxelles desse il via libera la Provincia di Trento, fa sapere il vicepresidente Pacher, sarebbe pronta a rivedere i propri piani, anziché costruire un inceneritore a Ischia Podetti potrebbe decidere di far bruciare l’indifferenziato trentino nelle centrali termoelettriche che già esistono, non in Trentino ma in Veneto.

Come a Salionze nel comune di Valeggio sul Mincio; lì, la vedete nelle immagini, una centrale già c’è e oltretutto è partecipata da Dolomiti Energia. Altra possibilità, spiega Pacher, qualora passi il decreto Clini, è che in Trentino vengano realizzati uno o più mini impianti per il residuo con ciminiere basse e poco minacciose, dove bruciare meno delle 103.000 tonnellate di rifiuti l’anno che si pensava di trattare a Ischia Podetti. Anche perché, ha sottolineato Pacher, la percentuale di raccolta differenziata è in costante crescita e il residuo prodotto, di conseguenza, è minore.

E così, dopo anni in cui la Provincia ha predicato la necessità di un’autosufficienza nella gestione dei rifiuti, forse si finirà a bruciare il residuo fuori dal Trentino.

 

No all’inceneritore, le reazioni

Tg Trentino Alto Adige – Edizione delle 14.00, 24 ottobre 2012

 

24 ottobre 2012

Corriere del Trentino

Probabile destinazione il Veneto. Il testo ministeriale al vaglio dell’Unione europea.

Differenziata, atteso un ulteriore miglioramento

Inceneritore, Provincia pronta a rinunciare

Pacher: il decreto Clini consentirebbe di trattare il residuo in centrali termoelettriche

 

l’Adige

Stop inceneritore, rifiuti nelle centrali

Lo prevede il nuovo decreto del ministro Clini

Ora la Provincia rallenta sul bando di gara

 

Trentino

Sorpresa: l’inceneritore non serve più

Raccolta differenziata, in arrivo dati positivi.

Pacher: per adesso niente bando, stiamo ancora studiando altre ipotesi

 

25 ottobre 2012

Corriere del Trentino

Soddisfatto Adriano Rizzoli (Nimby): «Si chiude un capitolo».

E sul conferimento fuori dal Trentino resta cauto

«Il ponte resta, con o senza inceneritore»

Redolfi: «Niente impianto? Meglio. Ma per la Destra Adige servono le opere»

Il sindaco: «Nessun dietrofront, è presto»

Andreatta attende il decreto

«Ci adegueremo come tutti»

 

l’Adige

Miorandi: «L’immondizia? Datela a noi»

L’idea: in Vallagarina l’impianto alternativo

I Comuni ribelli, Mezzocorona e Lavis, avevano annusato aria di svolta.

«Si doveva capire che qui la terra è sacra»

 

Rotaliana in festa: grande vittoria

Nimby e Trentino Pulito dicono no all’export del residuo

«Passo importante, ma non basta»

 

Trentino

«Inceneritore, una fine annunciata»

Rizzoli di Nimby: «Bolzano ha molto da imparare dal Trentino».

Andreatta: «Aspettiamo di leggere il decreto»

 

Il mostro mangiarifiuti dai piedi d’argilla

Da 330 mila tonnellate al rischio di cancellazione: la storia di un incubo durato più di dieci anni

 

26 ottobre 2012 

Corriere del Trentino

Pacher rassicura Redolfi

«Il ponte? L’idea rimane»

Proposta di Miorandi, vicepresidente scettico

 

l’Adige

Raccolta differenziata in provincia al 70% e a Trento il residuo cala del 9%

Andreatta: «No all’export dei rifiuti»

E replica a Miorandi: l’impianto qui da noi 

   Discarica di Ischia Podetti. Parte centrale del sito scelto per l'inceneritore (vista da nord)

 

     Vista da est

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