NIMBY TRENTINO

Trentino primatista per consumo di pesticidi

Trentino primatista per consumo di pesticidi, in Italia cala

Ma l’Assessorato provinciale rassicura, diffondendo dati sbagliati  

 

Pesticidi: «L'assessore non rassicura»

l'Adige - Do.S., 28 febbraio 2015 

 

Dopo la trasmissione di “Presa diretta” - RAI sui pesticidi della monocoltura trentina, ripresa sulle pagine de l’Adige (leggi qui), sono giunte le affermazioni rassicuranti dell’Assessore provinciale trentino Michele Dallapiccola (leggi qui): peccato, però, che tali affermazioni siano fondate su dati sbagliati. In data 22 febbraio è giunta infatti l’intervista, ancora su l’Adige, al chimico Michele Lorenzin (leggi qui), ex funzionario provinciale, che riporta dati diversi rispetto a quelli dell’assessore. Tra questi, riportiamo dall'intervista a Lorenzin, quello sul consumo di “sostanze attive di fitofarmaci” per ettaro: «Il Trentino – Alto Adige detiene il primato in Italia per il consumo di sostanze attive di fitofarmaci per ettaro di superficie trattabile (fonte ISTAT- anno 2013), con un valore (42,9 kg per ettaro) molto superiore alla media italiana (5,9 kg/ha)”. Dato 7 volte maggiore di quello nazionale. Le parole dell’assessore appaiono quindi tutt'altro che rassicuranti e al cittadino restano parecchi dubbi e preoccupazioni.

In particolare alcune affermazioni dell’assessore Dallapiccola meritano di essere ulteriormente precisate:

- sostiene che i dati utilizzati da “Presa Diretta” sono vecchi, da “preistoria”; ma dovrebbe sapere che sono dati riferiti al 2012, tratti dal rapporto ISTAT 2013, l’ultimo pubblicato, e non da quello del 2008 come egli afferma nell’intervista;

- non fornisce alcuna riflessione né riferimento ad un sistema agricolo che comporta ricadute ambientali, sociali e sanitarie negative e sui cui costi non si trovano né numeri né statistiche;

- afferma che il 70 per cento dei prodotti è ricompreso anche nei disciplinari della produzione biologica, ma evidentemente non sa che, sempre secondo l’ISTAT, nel 2012 in Trentino sono stati venduti 6.153 kg di principi attivi bio su un totale di 1.406.163 kg venduti pari allo 0,44%. Altro che 70%;

- lamenta la faziosità del raffronto con altre regioni italiane con meno consumo di pesticidi dove si coltivano cereali o barbabietola. Ma non tiene conto che la nuova superficie coltivata, considerata per la province di Trento e Bolzano, sembra ricomprendere anche quella coltivata a pascolo. Ciò comporta un suo evidente aumento rispetto al dato precedente (del 2008) con il conseguente abbassamento del consumo di pesticidi a ettaro. Dalle tabelle ISTAT con le quantità dei principi attivi distribuiti in Italia, dal 2001 al 2012 e nel 2013, risulta che il Trentino è al primo posto con 9,65 kg/ettaro.

- sostiene che il Captano “non è contemplato dal nostro disciplinare di lotta integrata”. Eppure nel 2014 i tecnici della Fondazione Mach, ente provinciale, hanno consigliato trattamenti a base di Captano con i bollettini: n 23 del 23 maggio, nn 42 e 46 del 9 e 30 luglio, nn 48 e 49 del 20 e 25 agosto (6 consigli di trattamento nel 2013). Non va poi dimenticata la tossicità di altri pesticidi ampiamente utilizzati in Trentino, tra cui clorpirifos, glifosate, dithianon, boscalid, fenpyroximate, etofenprox, imidacloprid, fenbutatinoxide.

Non sappiamo se vi è stato un seguito al lacunoso studio epidemiologico sugli impatti sulla salute dei pesticidi in Val di Non dell’Azienda sanitaria del giugno 2012. La parzialità di tale indagine è stata sottolineata anche dalla sentenza del Consiglio di Stato del marzo 2013[1], emessa in seguito al ricorso di Coldiretti contro il Comune di Malosco. Riportiamo in calce alcune considerazioni sugli aspetti sanitari, riprese anche da memorie citate in Sentenza (tra cui le osservazioni della dott.sa Patrizia Gentilini[2] predisposte per conto del Comune di Malosco).

Seguendo l’esempio di Malosco e, più recentemente, di Malles e di Vallarsa sempre più persone scelgono di attivarsi a difesa della salute, della bellezza e dell’integrità di questa terra, senza condizionamenti e pressioni.

Numerose esperienze dimostrano che è possibile produrre cibo di qualità con alte rese economiche e produttive senza pesticidi di sintesi, ma con buone pratiche agronomiche quali la scelta di varietà resistenti, l’aumento della biodiversità in campagna, l’agricoltura biologica. L’attuazione di tali pratiche, oltre che ad una grossa riduzione dei costi di produzione, ambientali e sanitari avrebbe un’importante ricaduta sull’immagine e sul turismo del Trentino e, a fronte della produzione melicola del Trentino Alto Adige pari al 70% di quella nazionale, dell’agricoltura italiana.

Le istituzioni provinciali e regionali non intendono evidentemente percorrere strade innovative se è vero che al Consiglio delle Autonomie è stato presentato il regolamento sui pesticidi che ripropone distanze risibili rispetto al problema delle derive (30 metri nei luoghi sensibili, 10 negli altri casi). Leggi qui il comunicato del Comitato per il Diritto alla Salute in val di Non.

Riteniamo sia del tutto inaccettabile calpestare in tal modo gli sforzi di tutti coloro che da anni si impegnano per tutelare la salute dei propri figli dai rischi derivanti dall’esposizione ai pesticidi. Spiace constatare che l’Assessorato e la Giunta provinciale non paiono rendersi conto della portata e della gravità della situazione.

Trento-Val di Non-Valsugana-Feltre-Treviso-Malles-Forlì

25 febbraio 2015

Deromedis Sergio - Val di Non

Fantinel Tiziano - Feltre

Fragner-Unterpertinger Johannes – Malles

Manini Mario – Cles (TN)

Rizzoli Adriano - Trento

Rossi Virgilio - Val di Non

Salvador Gianluigi - Refrontolo (TV)

Varisco Emanuela - Trento

Zanetti Laura - Telve Valsugana (TN)

  

Aspetti sanitari da diffusione di pesticidi

Si vedano gli atti delle

8E Giornate Italiane Mediche dell’Ambiente

Agricoltura e Salute: il Caso Pesticidi [3]

Sui suoli italiani vengono distribuite ogni anno circa 140.000 tonnellate di pesticidi, con una media di circa 5 kg per ettaro ed un massimo di oltre 10 kg in Veneto e in provincia di Trento. Queste sostanze, nate dall’esperienza bellica e utilizzate per difendere le colture da altre forme di vita ritenute dannose, comportano effetti negativi non solo sulle proprietà fisico/chimiche dei suoli, sulla qualità delle acque, ma anche sugli organismi viventi, sugli ecosistemi e sulla stessa salute umana.

L’ultimo rapporto ISPRA, ad esempio, ha riscontrato una “ampia diffusione della contaminazione” delle acque italiane trovando residui nel 56,9% delle acque superficiali e nel 31% delle acque sotterranee; complessivamente sono state ritrovate 175 sostanze, in aumento rispetto agli anni precedenti e ben 36 diversi pesticidi in un unico campione.

Va anche ricordato che 15 pesticidi, unitamente a diossine e PCB, sono stati inclusi nella Convenzione di Stoccolma stilata per difendere la salute umana dai composti organici persistenti POP’s (Persistent Organic Pollutants), ma purtroppo l’Italia, pur avendola sottoscritta, è l’unico paese in Europa a non averla ancora ratificata.

L’esposizione a pesticidi che più interessa per le conseguenze sulla salute umana è quella cronica, ovvero quella che avviene a dosi “piccole” e prolungate nel tempo e che può realizzarsi non solo per motivi occupazionali, ma anche per la popolazione generale, stante la presenza di queste molecole non solo nelle matrici ambientali, ma nei nostri stessi corpi, nel cordone ombelicale e nel latte materno.

Va anche ricordato che sono centinaia i principi attivi presenti sul mercato e che sempre nuove molecole vengono immesse; purtroppo i test tossicologici vengono generalmente eseguiti sui singoli composti e non sulle formulazioni commerciali, spesso molto più pericolose, e nulla o quasi si sa degli effetti dei cocktail di molecole cui siamo esposti. 

Tutto ciò rende indubbiamente complessa la conoscenza dettagliata delle conseguenze dei pesticidi sulla salute umana, è comunque ormai assodato che queste sostanze possono indurre modificazioni genetiche ed epigenetiche, agire come “interferenti endocrini”, indurre perturbazioni della conduzione neuronale, alterazione dell’attività enzimatica specie per interferenza con l’acetilcolinesterasi, disfunzioni mitocondriali, stress ossidativo. Tali effetti si traducono in alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali quello nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio.

È infatti ormai ampiamente documento che l’esposizione a pesticidi comporta un incremento di cancro (in particolare tumori del sangue, leucemie, linfomi e mieloma multiplo, ma anche di tutti i tumori nel loro complesso: cancro al polmone, pancreas, colon-retto, vescica, prostata, cervello, melanoma), diabete, patologie respiratorie(asma,bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva), patologie cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva (infertilità, malformazioni), disfunzioni metaboliche ed ormonali (specie della tiroide), malattie neurodegenerative (Parkinson, Sclerosi Laterale Amiotrofica, Alzheimer) e soprattutto danni al cervello in via di sviluppo (disturbi dello spettro autistico, deficit di attenzione ed iperattività, dislessia e deficit cognitivi fino alla riduzione del Quoziente Intellettivo (QI).

Tali rischi inoltre sono ancora più elevati se l’esposizione avviene nelle fasi più precoci della vita, a cominciare dal periodo embrio-fetale: una revisione di 13 studi caso-controllo pubblicati fra il 1987 e 2009 per indagare il rischio di leucemia infantile ed esposizione residenziale a pesticidi ha evidenziato che il rischio più elevato, oltre il doppio dell’atteso, si aveva per esposizione durante la gravidanza anche a pesticidi per uso domestico. Un’altra revisione del 2013 ha preso in esame gli effetti dei pesticidi sul neurosviluppo ed in particolare sulla sfera sensoriale, motoria, cognitiva, su QI e sulla morfologia cerebrale con risonanza magnetica. Dallo studio è emerso che 26 su 27 studi evidenziano effetti neurocomportamentali, con una relazione dose-risposta in 11 su 12 studi; inoltre 10 studi longitudinali, che hanno valutato l’esposizione prenatale, hanno riscontrato effetti comportamentali all’età di 7 anni ed alterazioni motorie specie nei neonati; addirittura in 2 gruppi di 20 bambini ciascuno, con livelli medio/alti e medio/bassi di clorpirifos valutato alla nascita sul cordone ombelicale, una risonanza magnetica nucleare eseguita in età scolare ha evidenziato alterazioni cerebrali anche per i bambini esposti ai più bassi livelli di clorpirifos.

La mole più ampia di conoscenze sulla relazione fra esposizione a pesticidi e patologie croniche proviene dai dati dell’Agricoltural Health Study (AHS), grande studio prospettico di coorte che ha arruolato fra il 1993 ed il 1997 tutti gli agricoltori e le loro famiglie residenti in North Carolina e Iowa (N=89655), e dalle indagini sui veterani americani esposti all’Agente Arancio, defoliante ampiamente usato durante la guerra del Vietnam. Successivamente una mole crescente di evidenze scientifiche condotte in moltissimi paesi ha confermato tali risultati ed anche indagini condotte in Italia hanno confermato un maggior rischio di tumori del sangue nei lavoratori esposti.

Da questa situazione si deve e si può certamente uscire e confortanti risultati vengono ad esempio da recenti ampie indagini che hanno evidenziato come un’alimentazione di tipo biologico in gravidanza riduca il rischio di eclampsia e ipospadia.

In conclusione, vogliamo riportare quanto affermato da un Autore di una recente metanalisi dell'Università di Berkeley (http://rspb.royalsocietypublishing.org/), che ha esaminato 115 ricerche scientifiche per confrontare agricoltura biologica e convenzionale:  È importante ricordare che il nostro attuale sistema agricolo produce molto più cibo di quanto sia necessario per sfamare il pianeta. Per sradicare la fame nel mondo è necessario aumentare l’accesso al cibo, non solo la produzione. Inoltre, aumentare la percentuale di agricoltura che utilizza metodi biologici e sostenibili non è una scelta, è una necessità. Non possiamo semplicemente continuare a produrre cibo senza prenderci cura del nostro suolo, dell’acqua e della biodiversità”. 

Trento-Forlì

25 febbraio 2015

Cappelletti Roberto – Medico Ortopedico e Chirurgia Generale - Valsugana (TN)

Gentilini Patrizia – Medico Oncologo e Ematologo - Forlì

Ridolfi Ruggero – Medico Oncologo e Endocrinologo - Forlì


[1] - Dalla sentenza del Consiglio di Stato del 4 marzo 2013, pag. 6 e seguenti: “Gli elementi indicati dall’appellante, incentrati sullo studio epidemiologico dell’APSS succitato, non appaiono decisivi al fine di escludere i rischi paventati, se solo si considera che sono stati prodotti dal Comune autorevoli pareri che, direttamente o indirettamente, tendono a ridimensionare la portata di detto studio, e soprattutto che lo studio stesso appare accorto nell’individuare i limiti intrinseci delle conclusioni a cui perviene; mentre l’ipotesi dell’esistenza di un rischio possibile/non improbabile, e perciò solo non trascurabile, legato ad una dispersione delle particelle di fitofarmaco nell’ambiente ben più ampia di quella indicata nello studio epidemiologico e ad una penetrazione nel corpo umano più persistente, sembra trovare conforto in rilevamenti depositati dal Comune (cfr. nn. 14-16, 18, 20-21, della produzione documentale del Comune)”. Leggi qui.

[2] - Memoria sintetica di osservazioni e note circa lo "Studio di sorveglianza epidemiologica sugli effetti della salute connessi all'esposizione a fitofarmaci in Val di Non - anni 2000-2009".  Leggi qui.

[3] - Pagine 22-53 di “Il Cesalpino – Rivista medico-scientifica dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Arezzo”. Leggi qui.

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