NIMBY TRENTINO

Vino e Paesaggio - La Valsana ai tempi della glera

Corso di Laurea Magistrale

in Antropologia Culturale, Etnologia, Etnolinguistica

 

Università Ca' Foscari Venezia

Anno Accademico 2011/2012

 

Vino e Paesaggio - La Valsana ai tempi della glera


Relatore – Ch. Prof. Francesco Vallerani

Corelatore - Ch. Prof. Antonio Paolillo

Laureanda – Sol Carolina Buffoni

 

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Introduzione

 

L’obiettivo di questa tesi è quello di descrivere il paesaggio della Valsana, le trasformazioni, i discorsi e le pratiche che dal passato si proiettano nel presente. Questo lavoro si propone soprattutto di far emergere le criticità interne al processo di territorializzazione coevo, difatti il titolo rimanda alla rappresentazione contemporanea della Valsana, un’immagine fondamentalmente vitivinicola che è motivo di conflitti interni alla comunità. Interpretare il paesaggio come un “sistema complesso” è un’azione intuitiva; riconoscere che questa è una caratteristica costitutiva dello stesso implica la necessità di un approccio olistico capace di sottolineare le interconnessioni che lo compongono. L’argomento della tesi è emerso nel contesto della ricerca. Una previa consultazione delle fonti locali disponibili, un primo approccio con il campo e la conseguente definizione di alcune ipotesi, come da manuale, sono lontane anni luce dalla fenomenologia del paesaggio della Valsana contemporaneo che mi ha stimolata ad approfondire le questioni locali connettendole a quelle globali, cercando di dare ordine discorsivo ai tanti stimoli incontrati.

 

Il paesaggio della Valsana, inserito all’interno del distretto produttivo del prosecco Conegliano-Vadobbiadene, è caratterizzato dalla presenza “pervasiva” della viticoltura, esteriorizzata nelle forme assunte dalle colline vitate. La necessità di promuovere il mercato del prosecco e di incentivare forme di turismo rurale ed enogastronomico s’incontrano nella rappresentazione che le istituzioni pubbliche e private fanno del territorio: una terra dove un forte legame fra uomo e ambiente ha dato vita al paesaggio culturale vitivinicolo, pratica che caratterizza l’identità locale.

 

Da qualche anno la mia famiglia abita a Follina, comune della Vallata, ed io quindi visito spesso quelle zone; mi sono trovata in una posizione “felice” dato che conoscevo abbastanza i luoghi in modo da riconoscere un gap tra le mie percezioni e le rappresentazioni proposte dagli enti pubblico-privati attraverso i media, ma allo stesso tempo non abbastanza da capire quelle degli abitanti. Critica alla monocoltura e riconoscendo nella Valsana una ricchezza ecologico-culturale che è irriducibile al prosecco, la mia volontà era quella di indagare altre realtà che ritenevo più interessanti da un punto di vista antropologico; l’ambito boschivo e montano e le pratiche ad esso correlate, la ri-costruzione delle tradizioni locali attraverso manifestazioni e sagre, la riscoperta di piccole produzioni locali e delle malghe, insomma tutto ciò che non è legato al mercato vitivinicolo.

 

Nel 2010 “le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” hanno ufficializzato la candidatura a sito del Patrimonio Mondiale dell’Unesco in quanto paesaggio culturale intensificando i processi di pianificazione territoriale ed invitando la comunità a partecipare agli stessi. Odiernamente quindi, l’attenzione per l’oggetto/strumento paesaggio è al centro delle discussioni tra amministrazioni locali, attori economici, abitanti e le implicazioni di questa candidatura hanno a che vedere con questioni care all’antropologia e alla geografia umana: la costruzione della memoria, le nominazioni, le rappresentazioni e le percezioni.


Nel primo capitolo ho descritto la Valsana da un punto di vista storico-geografico, con una particolare attenzione alle evoluzioni economiche che, determinate dalle condizioni ambientali, a loro volta hanno impresso segni sul paesaggio e sulla società. Gli ultimi paragrafi del capitolo sono una riflessione sulle nominazioni ed i toponimi che si sedimentano in loco, sull’importanza che rivestono nella definizione dei confini territoriali e sulle questioni identitarie che sollevano.

 

Il secondo capitolo è volto a descrivere il paesaggio della Valsana: il paradigma di partenza è quello del Veneto “agropolitano”, città diffusa dove capannoni e agricoltura convivono. Ho preso spunto da recenti studi paesistici effettuati nell’area che suddividono il paesaggio in diversi ambiti disciplinari per poi ricomporlo con fini pianificatori. Ho descritto la Valsana attraverso i suoi molteplici biotopi ed attraverso le percezioni sociali dominanti. L’ultimo paragrafo è una riflessione sulla necessità di superare l’approccio visivo al paesaggio dato che lo sguardo non coglie le condizioni ambientali del territorio.


Il terzo capitolo tratta l’evoluzione della viticoltura locale: sin dagli albori la collocazione geografica dei vitigni è stata considerata determinate per la qualità del prodotto ed il vino quindi è una merce di scambio inserita nel contesto globale. La storia della vite nella Valsana inizia all’interno di un sistema policolturale ed è solo nella seconda metà dell’800 che sorgono le condizioni sociali e tecniche per lo sviluppo di un’agricoltura specializzata. Una di queste è la ricerca del biotipo ideale, che si configura nel prosecco “Balbi”, a scapito della gran varietà di vitigni autoctoni.


Il quarto capitolo ed i due a seguire, inseriscono la Valsana nel contesto più ampio delle colline di Conegliano-Valdobbiadene in quanto gli sviluppi attuali sono da leggere alla luce della realtà estesa del distretto produttivo. La viticoltura locale è in continua espansione: dal 2009 questa terra di prosecco doc (denominazione di origine controllata) è divenuta docg (denominazione di origine controllata garantita) sancendo l’allargamento della prima e intensificando l’importanza del terroir di provenienza del prosecco. L’espansione monoculturale determina l’occupazione degli spazi agricoli, dallo sfruttamento delle “tradizionali” colline ai nuovi impianti sorti in pianura. Il capitolo è suffragato dalle parole degli informatori incontrati nel mio percorso, che raccontano i cambiamenti del paesaggio.


Il quinto capitolo dapprima mette in luce il contesto teorico e applicativo nel quale il concetto di paesaggio è inserito. Particolarmente la Convenzione Europea sul Paesaggio che ha sancito l’abbandono dell’approccio estetico-visivo. Ho cercato di mettere in luce da un lato, il recepimento a livello locale di quanto deciso a livello transnazionale e dall’altro la difficoltà di abbandonare del tutto questo tipo di visione, dato che è immediato ed utile ai fini del marketing territoriale. Ho analizzato quindi le narrazioni ed i discorsi degli attori economici e delle amministrazioni che sono interessate a promuovere il paesaggio della docg, mettendo in luce la rappresentazione fornita dai primi ai fini della Candidatura a Patrimonio Mondiale Unesco e la visione pluralista dei secondi formatasi in seguito alla Convenzione.


Il sesto capitolo affronta la questione dell’inquinamento ambientale e del rischio ad esso correlato. L’intenso utilizzo di pesticidi nella monocoltura della vite genera il malcontento popolare e delle associazioni ambientaliste. Ho messo in evidenza il gap tra il “rischio normato” delle amministrazioni locali e quello percepito dalla popolazione attraverso la lente delle teorie socio-culturali sul rischio. Ho inserito le testimonianze e le narrazioni raccolte tra i gruppi di persone sensibili alla “diatriba” sull’uso dei fitofarmaci.


Il settimo ed ultimo capitolo è volto a descrivere la realtà esterna alla monocoltura del prosecco in Valsana, l’ambito montano-boschivo che in superficie occupa metà della dimensione dei comuni. Per uno sguardo sul paesaggio “sospeso” ho sintetizzato le posizioni di Mattana in merito alla perdita dei segni e della memoria sociale e quelle di Breda sull’abbandono dell’atteggiamento etnocentrico nella gestione del paesaggio. Ho descritto quindi gli attori incontrati nella mia ricerca, che operano in questo contesto residuale.

 

 


      Magico VenetoRevine Lago, Colmaggiore di Tarzo - Valsana (Treviso)

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