NIMBY TRENTINO

Dalle primavere del Prosecco alle geografie del rischio

Corso di Laurea Triennale in Lettere - Tesi di Laurea
Università Ca' Foscari - Venezia

Anno Accademico 2011/2012


Le primavere silenziose del Prosecco,
da arcadia collinare alle geografie del rischio

 

Relatore - Ch. Prof. Francesco Vallerani

Laureanda - Milvana Citter

 

 

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Pubblicata anche su Ruralpini di Michele Corti

 

 

Introduzione


Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini responsabili possa cambiare il mondo.
È invece l'unico modo in cui ciò è sempre accaduto.
Margaret Mead


Inizio questo elaborato con una citazione dell'antropologa statunitense Margaret Mead, perche ritengo esprima perfettamente lo spirito che anima l'azione di un gruppo di cittadini, residenti in quello che è riconosciuto come uno dei più bei territori del nostro Paese, immerso nelle colline del Trevigiano con le caratteristiche geometrie di vigneti arroccati su ripide pendici. Persone che da sempre, o da poco tempo, hanno la propria casa, lavorano, crescono i propri figli nel territorio in cui si produce la Docg Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene. E che per questo sono costretti a una battaglia quotidiana per veder riconosciuto il proprio diritto alla salute.
Il prosecco Docg non e infatti solo bollicine e fatturato, ma il prodotto di un'agricoltura altamente “industrializzata”, che consente di arrivare ai risultati qualitativi e quantitativi che lo pongono oggi sul mercato con 65 milioni di bottiglie e un volume d'affari di oltre 400 milioni di euro annui. E grossa parte dell'industrializzazione della produzione del vino sta nell'impiego di fitofarmaci ossia pesticidi, irrorati con atomizzatori e addirittura per via aerea con l'uso di elicotteri, sulla distesa di filari che attraversa 15 comuni tra Conegliano e Valdobbiadene. Prodotti chimici, immessi sul mercato dalle case farmaceutiche per combattere ogni tipo di parassita o organismo infestante che possa nuocere alla vite e all'uva. Sostanze pericolose che finiscono nell'aria, nell'acqua e, naturalmente nel vino.


Sulla pericolosità per la salute umana di questi prodotti, da anni ferve un acceso dibattito, che vede contrapposti da un lato aziende farmaceutiche e agricoltori e dall'altro i cittadini che vivono vicini a campi e vigneti. I dati sull'incidenza e sulla mortalità per cancro nel territorio, del resto, confermano un aumento sia dell'una che dell'altra. Sul fatto che si tratti di sostanze pericolose, concordano anche i sindaci della zona che, sollecitati da cittadini e associazioni ambientaliste, nel 2011 hanno varato un Regolamento di Polizia Rurale adottato da tutti i 15 comuni della Docg per disciplinare modalità di spargimento, tempi e prodotti utilizzabili.
Un regolamento che non basta ai cittadini, costretti a fare i conti con irrorazioni di pesticidi a pochi metri dalle proprie case o addirittura sparsi con l'elicottero sopra le loro teste. Per questo, tra i filari e iniziata una vera e propria battaglia civile, con la mobilitazione di piccoli gruppi di residenti e associazioni che reclamano a gran voce un'inversione di rotta.
In questo lavoro intendo proprio affrontare questo nuovo scenario che fa da sfondo al successo del Prosecco, alla sua storia, alla sua capacità di creare nei trevigiani e non solo, un senso del luogo, trasformando anche a livello iconografico le colline punteggiate di filari, in un'arcadia ideale dove ritrovare il contatto con una natura incontaminata e benigna. Un'arcadia patinata e immaginari bucolici proposti dalla depliantistica promozionale di pro loco e enti turistici, che si scontra con le azioni giudiziarie avviate da alcuni cittadini e dalle associazioni ambientaliste. Una lotta quella di queste persone, che è mirata anche a cambiare la percezione dei luoghi e a individuare le geografie del rischio che pervadono purtroppo queste colline.

Dopo un excursus nella storia del Prosecco e nel suo presente di vino di successo, affronterò due aspetti che sono altrettanto importati per capire le ragioni che spingono i cittadini a combattere per i loro diritti: da una parte, in un dettagliato capitolo, le modalità di utilizzo dei prodotti fitosanitari tossico nocivi, previste dalla Regione Veneto che impone agli agricoltori un corso di formazione ed un esame per l'acquisizione di un “patentino” per l'autorizzazione al loro impiego. Il capitolo è molto dettagliato, e forse troppo poco sintetico, ma credo sia necessario per far comprendere anche ai non addetti ai lavori, i rischi e le conseguenti precauzioni per gli agricoltori che li utilizzano. Il secondo aspetto è quello dei danni alla salute provocati da tali prodotti con i dati di mortalità per cancro e quantità di prodotti venduti in provincia di Treviso, censiti con grande fatica dalle associazioni ambientaliste. Un breve passaggio sarà dedicato anche al Regolamento intercomunale di Polizia Rurale.
Entrerò poi nel merito della “battaglia civile” con le azioni giudiziarie avviate da alcuni cittadini e dalle associazioni ambientaliste. Denunce, dossier, esposti presentati direttamente nelle mani del capo della Procura di Treviso con un unico scopo, costringere le aziende sanitarie e i sindaci che concedono le autorizzazioni, e l'Arpav che gestisce i controlli e monitora qualità di aria ed acqua delle zone trattate, a rivedere le modalità di impiego di questi prodotti per invertire il trend di crescita delle incidenze tumorali maligne e di altre malattie gravi correlate al loro utilizzo, come dimostrato da numerosi studi scientifici.

La battaglia del movimento non è contro il Prosecco, tradizionale volano economico del territorio, ma contro la “deregulation” nell'uso della chimica a servizio di un'agricoltura votata a quello che il grande poeta Andrea Zanzotto definiva un: “Progresso scorsoio in cui non so se vengo ingoiato o se ingoio”.
Nell'omonimo libro, il poeta solighese parla con tristezza all'amico giornalista del “Corriere della Sera” Marzio Breda, del cambiamento che, a causa di quel progresso, ha subito il territorio, il “suo” territorio: “Le colline “piccole come noci” che intravede dalle sue finestre erano posti di favole e fate... e sono ora plasmate dalle innaturali geometrie dei vigneti industriali o punteggiate di bed and breakfast per escursionisti in cerca di selvatichezza addomesticata”.

 

 


     Refrontolo. Mulinetto della croda (luglio 2007)

 

 

     Follina. Abbazia di Santa Maria (luglio 2007)

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