ECCE

Dedicato a chi è in cammino, sulla Via de La Plata e ovunque

Diario

 

Salamanca, 21 febbraio 2011

Ciao a tutti da Salamanca.
Dopo 17 giorni di cammino abbiamo preso un autobus ed eccoci nella bellissima cittadina universitaria.
In questi giorni abbiamo incontrato circa 6 pellegrini e condiviso l'andare con uno solo di questi, un signore dall'aria introversa, ma che si è rivelato poi molto gentile e di grande cultura: Tonel, dall'Estonia.
Sabato abbiamo affrontato il guado (letteralmente) di alcuni torrenti formatisi per la troppa pioggia. Eravamo nel tratto tra Carcaboso e Baños de Montemayor, nel mezzo di una magnifica "dehesa" formata da prati e querce. Le opzioni erano due: mettersi a piangere o "fare gli eroi" e andare avanti.
Dopo aver "ingegnosamente" sfruttato la presenza di rametti e sassi per costruire piccoli ponti, ci si è presentata davanti una visione scoraggiante: un rio di circa 10 metri di ampiezza e 1 metro di profondità, impossibile da attraversare saltando. Cos¡ abbiamo definitivamente rinunciato a preservare asciutte le scarpe e ci siamo immersi nell'acqua fino alla vita. La prima volta in vita mia e un po' troppo "Indiana Jones" per i miei gusti... Terminata l'operazione Lorenzo è scoppiato in una risata isterica da far venire le lacrime agli occhi, o forse ero io, non mi ricordo più. Questa è stata l'ultima vera avventura del cammino per quest'anno.
Ora siamo qui. Mi sembra strano non camminare più, è tutto così semplice in città, ma non ci sono i profumi delle piante selvatiche, non vedo agnellini e vitelli, non ci sono i colori di "là fuori", non c'è più quel senso del ritmo, del trascorrere cadenzato del tempo.
Ma è bello anche così, capire la differenza, avere consapevolezza delle possibilità alternative.
Mi piacerebbe portare quel senso di naturalezza e "musica della natura" anche nella mia vita quotidiana, il piacere vigoroso dell'essenziale, sapere che si può contare su se stessi, che quello che serve ci viene donato senza che ci affanniamo, che le cose cambiano continuamente e che non ha senso affezionarsi troppo a nessuna dimora, a nessun paesaggio, a nessuna percezione, perché tutto si avvicenda incessantemente e noi non possiamo fermare questo fluire.
Però si può essere felici: le cose finiscono ma ne arrivano altre, sempre.
C'è una grande Presenza che abbraccia teneramente i "camminanti", che non si scompone davanti agli scoraggiamenti, alle nostre irritazioni e che saluta i nostri momenti di entusiasmo ed energia con pari entusiasmo e io L'ho sentita più vicina "into the wild".
Grazie a tutti della lettura e a presto per racconti più dettagliati!
Un abbraccio a tutti di cuore.
Anna

 

Villafranca de Los Barros, 10 febbraio 2011

Ciao a tutti,
è passata da tempo l'ora della buonanotte per i pellegrini. Dopo le nove siamo già stanchissimi, ma vi devo aggiornare perché sembra che nei prossimi giorni Internet sarà poco accessibile.
Oggi abbiamo attraversato campi di ulivi. La terra era arata di fresco, i solchi ben visibili. Alcuni ulivi sembravano antichi, secolari: i tronchi nodosi, scavati, le chiome maestose e cadenti.
Gli ulivi, anche se bellissimi, producono olive nere amarissime. Presi dalla magìa del luogo, pensavamo ci avrebbero nutrito di gustosissime olive succose, invece il succo, viola scuro, era immangiabile.
Prima dell'uliveto un tratto appestato dai fumi di un impianto industriale, inquietanti rivoli neri ai lati della strada. Petrolio?
Il paesaggio cambia continuamente e gradualmente. Ci pensereste: oggi abbiamo percorso 22 chilometri circa, in macchina non ci vorrebbe nemmeno mezzora. Dal finestrino diresti: cos'era quel... troppo tardi.
Camminando si apprezzano le variazioni lente del paesaggio, molto diversificato anche in aree di pochi chilometri. Ogni tratto ha la sua personalità, i suoi odori, i suoi prodotti della terra, la sua consistenza di terreno.

Le querce non sono tutte uguali, ci sono campagne brulle e inospitali, altre molto antropizzate. Ma rispetto all'Italia, gli spazi aperti, senza traccia di figure umane, sono molto più vasti.
Ora siamo in un albergo-casa del pellegrino dall'atmosfera casalinga. Per la prima volta da una settimana abbiamo potuto cucinare: un buonissimo riso alle verdure e ceci.

Buonanotte a tutti e grazie in particolare a quelli che mi hanno risposto.

Buon Viaggio!

Anna

 

Monesterio, 7 febbraio

Buenas tardes a tutti!

Vi scrivo dalla cittadina di Monesterio, primo abitato dell'Extremadura, che, a dispetto del nome, è accogliente e morbida. Il clima ci aiuta: sole da 5 giorni e temperature sopportabili sia nel caldo che nel freddo.

Camminiamo da giovedì mattina in paesaggi a tratti bellissimi. Superata la degradata periferia di Sevilla, abbiamo attraversato campi di grano, poi i primi querceti, immensi, abitati da pecore, capre, maiali neri, mucche, tori. Nell'ultima tappa abbiamo contato il passaggio di circa dieci enormi stormi di oche, in viaggio come noi verso Nord. E in ogni paese in cui ci fermiamo a dormire troviamo le cicogne a salutarci dal campanile o dalla torre più alti.

La cultura del cibo qui ruota intorno al maiale. Ci sono insegne di prosciutti e insaccati dappertutto. Sabato era la "festa" della matanza, l'uccisione del maiale, a cui siamo sfuggiti per un pelo.

È un'alternanza continua di paradiso e inferno, paesaggi sospesi, il cinguettìo degli uccelli, gli animali che brucano, il sole, i campi di camomilla a perdita d'occhio, e poi il degrado ambientale e, per certi aspetti, culturale, di certi luoghi, un po' come nel nostro Sud.

La gente comunque è abbastanza aperta e disponibile verso di noi. Lorenzo se la cava veramente bene con lo spagnolo.

Io ho portato il mio "japa" (rosario con le perline di legno) e trascorro un po' di tempo tutti i giorni a meditare camminando, mentre Lorenzo tiene il passo, assorto nelle curiosità della natura e nella fatica delle gambe che lavorano e lavorano o in chissà cos'altro.

Spero che questa mia vi trovi altrettanto in viaggio, anche se per alcuni da fermi.

Perché questo diventa sempre più chiaro: non sono i chilometri che misurano l'andare, ma la trasformazione del viaggiatore!

Un grande abbraccio amici miei!

Anna

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La Via de la Plata è una delle più antiche strade romane presenti in terra spagnola. 1000 km che da Siviglia, attraverso l’Andalusia, l’Estremadura, la Castiglia-Leon e Gijón conducono sino a Santiago de Compostela.

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Merida - Ponte romano

La presenza di cicogne è frequentissima lungo il cammino. I nidi sono prevalentemente sulla sommità di campanili e tralicci. Spesso si vedono cicogne al pascolo.

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Salamanca - Ponte romano

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